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Art. 112 Codice Civile — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 112 Codice Civile

Concordato preventivo e meritevolezza: debiti non bloccano il piano
Un'azienda in crisi ha richiesto l'accesso alla procedura di concordato preventivo per salvare l'attività. L'Agenzia fiscale si è opposta, contestando i passati debiti tributari e la mancanza di meritevolezza dell'imprenditore. I giudici di merito hanno omologato la proposta, evidenziando che i bilanci fotografavano fedelmente la situazione aziendale reale. L'ente fiscale ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nei temi di Concordato preventivo e meritevolezza, la legge non richiede una condotta passata impeccabile del debitore. L'omologazione dipende dalla trasparenza delle informazioni e dalla fattibilità del piano per i creditori. Gli atti in frode rilevano solo se ingannano concretamente il voto dei creditori. L'ente creditore deve rimborsare oltre diecimila euro di spese legali.
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Cram-down fiscale: stop della Cassazione alla continuità forzata
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato l'omologazione del concordato in continuità di un'azienda, approvato dal Tribunale nonostante il voto contrario del fisco. I giudici di merito avevano applicato il cosiddetto cram-down fiscale per superare il dissenso dell'erario, ritenendo la proposta conveniente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che, nella disciplina previgente alla riforma del 2024, il cram-down fiscale non era applicabile al concordato in continuità, ma solo a quello liquidatorio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d'appello.
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Compenso del commissario giudiziale: flussi reali contro beni
Tre debitori propongono un concordato minore in continuità, ma il Tribunale nega l'omologazione. Il Giudice delegato liquida il compenso del commissario giudiziale applicando le tariffe del concordato preventivo sull'attivo inventariato. I debitori impugnano il decreto. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il compenso del commissario giudiziale nel concordato minore deve essere calcolato in base al D.M. 202/2014 sull'attivo indicato nella proposta e non su quello inventariato. Inoltre, la liquidazione deve rispettare il principio di proporzionalità rispetto all'opera effettivamente prestata, specie se la procedura si arresta anticipatamente. La decisione viene cassata con rinvio.
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Compenso revocato: vince la gratuità degli incarichi negli enti
Una fondazione privata, beneficiaria di contributi pubblici, ha citato in giudizio il proprio ex presidente per ottenere la restituzione di oltre 50.000 euro percepiti indebitamente come indennità di carica. La richiesta si fonda sul principio della gratuità degli incarichi per gli enti finanziati con fondi pubblici, che determina la nullità delle delibere di attribuzione dei compensi. L'ex presidente si è opposto, sostenendo l'esistenza di un rapporto di lavoro dipendente e chiedendo l'applicazione di specifiche esenzioni normative. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna alla restituzione integrale. I giudici hanno chiarito che la gratuità degli incarichi rappresenta la regola generale per tali enti e le eccezioni non sono estensibili per analogia. Inoltre, le questioni relative alla presunta natura subordinata del rapporto sono state ritenute inammissibili poiché sollevate per la prima volta solo nel giudizio di legittimità.
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Omologazione forzata concordato: il Fisco perde in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'omologazione forzata concordato per una società di capitali, nonostante l'opposizione dell'Agenzia delle Entrate. Il caso riguardava l'interpretazione dell'art. 112 del Codice della Crisi, specificamente se il tribunale potesse approvare il piano in assenza della maggioranza delle classi. La Suprema Corte ha stabilito che l'omologazione è possibile anche con il voto favorevole di una sola classe di creditori, purché questa riceva un trattamento economico superiore a quello della liquidazione. La decisione chiarisce che il 'cram-down' non richiede la meritevolezza soggettiva del debitore, ma si basa sulla fattibilità del piano e sulla tutela degli interessi economici dei creditori, in linea con i principi della Direttiva UE sulla ristrutturazione e l'insolvenza.
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Cram-down fiscale: guida all’omologazione forzata
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'omologazione di un concordato preventivo nonostante il voto contrario dell'amministrazione finanziaria. Il fulcro della decisione riguarda l'applicazione del cram-down fiscale, che consente al giudice di superare il dissenso degli enti pubblici quando la proposta concordataria risulta più conveniente rispetto all'alternativa della liquidazione giudiziale. Nel caso di specie, l'apporto di finanza esterna e la solidità dei crediti d'imposta derivanti da bonus edilizi hanno reso la proposta superiore a qualsiasi scenario liquidatorio, rendendo irrilevanti le motivazioni soggettive del dissenso espresso dall'erario.
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Onere della prova: chi deve provare il debito bancario?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30553/2023, chiarisce un punto fondamentale nel contenzioso bancario: l'onere della prova. Nel caso di un'azione di accertamento negativo, in cui è il cliente a citare in giudizio la banca per far dichiarare l'inesistenza di un debito, spetta al cliente stesso fornire la prova dei fatti a fondamento della sua pretesa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di alcuni correntisti e fideiussori, confermando che la mancata produzione di tutti gli estratti conto da parte dell'istituto di credito non inverte automaticamente l'onere probatorio.
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Capitalizzazione interessi: no a ogni forma di anatocismo
Un istituto di credito ha contestato una decisione d'appello che eliminava ogni forma di capitalizzazione degli interessi su un conto corrente di una società fallita. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale comporta la sua totale disapplicazione, senza sostituzioni. La Corte ha inoltre chiarito che la riproposizione delle domande in appello, ai sensi dell'art. 346 c.p.c., consente al giudice di riesaminare pienamente le conseguenze della nullità, senza incorrere in vizi di ultrapetizione o violazione del giudicato.
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Onere della prova: Cassazione e riesame dei fatti
Una società di factoring ha visto respinta la sua richiesta di pagamento per crediti sanitari ceduti, a causa del mancato assolvimento dell'onere della prova. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti o le prove già valutate nei gradi di merito, ma solo di verificare la corretta applicazione della legge.
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Concordato preventivo: la fattibilità giuridica del piano
Una società alberghiera, dopo un'operazione di scissione, ha proposto un concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva omologato il piano, ritenendo l'omologazione illegittima senza il previo voto dei creditori. Inoltre, ha censurato la mancata valutazione della fattibilità giuridica del piano, in particolare riguardo la concreta capacità patrimoniale della società beneficiaria della scissione di soddisfare i creditori. La Cassazione ha sottolineato che il giudice deve effettuare una verifica sostanziale e non meramente formale del piano proposto.
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