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Art. 108 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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Altri anni per Art. 108 Codice di Procedura Penale

Concorso di persone nel reato: condannata la scorta dei ladri
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per furto aggravato ai danni di magazzini commerciali. I ricorrenti avevano scortato un autoarticolato carico di merce rubata dalla Puglia al Veneto. La difesa contestava la sussistenza del concorso di persone nel reato, sostenendo l'assenza di un ruolo attivo nei furti. La Suprema Corte ha invece confermato che scortare il mezzo costituisce un chiaro contributo agevolatore, sufficiente a configurare la responsabilità penale. Inoltre, i giudici hanno respinto la richiesta di rinvio per termine a difesa, qualificandola come una tattica dilatoria e un abuso del processo. Infine, è stata esclusa la violazione del divieto di peggioramento della pena, poiché la sanzione applicata rispettava i minimi edittali vigenti all'epoca dei fatti. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: l’avvocato accusa i clienti ma perde la causa
Un avvocato falsifica le firme dei clienti sui mandati professionali e, dopo la loro denuncia, li accusa a sua volta di calunnia. I giudici di merito condannano la professionista per il reato di calunnia continuata. L'imputata ricorre in Cassazione sollevando eccezioni sulla prescrizione, sulla notifica degli atti durante l'emergenza pandemica e sulla mancata concessione di un termine a difesa per il legale d'ufficio. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che i rinvii e la revoca del difensore costituivano un abuso del processo per ritardare il giudizio. La prescrizione non è maturata a causa delle legittime sospensioni processuali. L'imputata perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Affidamento in prova al servizio sociale: no a chi è irreperibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'ammissione all'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di Sorveglianza aveva rigettato la richiesta poiché l'uomo era senza fissa dimora e irreperibile. La difesa lamentava la mancata concessione di un termine a difesa per il nuovo avvocato e contestava l'accertamento dell'irreperibilità. La Suprema Corte ha chiarito che l'affidamento in prova al servizio sociale esige la costante reperibilità del soggetto, elemento indispensabile per verificare il rispetto delle prescrizioni e valutare il percorso di reinserimento. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato il rigetto e condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Traffico di stupefacenti: la Cassazione blinda le condanne
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre soggetti condannati per reati di droga. Due di essi erano accusati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti per aver organizzato un canale di approvvigionamento di hashish e cocaina tra la Campania e la Sicilia. Il terzo rispondeva di spaccio di lieve entità. I giudici di legittimità hanno confermato le condanne inflitte nei precedenti gradi di giudizio, ribadendo che la Cassazione non può rivalutare le prove o ricostruire i fatti in modo diverso da quanto già stabilito dai giudici di merito. La Corte ha ritenuto logiche e coerenti le motivazioni delle sentenze precedenti, basate su intercettazioni telefoniche, pedinamenti e sequestri di droga. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti e i condannati dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Truffa per erogazioni pubbliche: reato prescritto ma confisca
Un agricoltore otteneva indebitamente contributi europei presentando falsi contratti d'affitto di terreni demaniali o intestati a persone decedute. Accusato di truffa per erogazioni pubbliche, veniva condannato nei primi gradi di giudizio con contestuale confisca dell'intera somma ricevuta. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna poiché il reato si era estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello, a causa di un errato calcolo dei periodi di sospensione da parte dei giudici di merito. Tuttavia, la Suprema Corte ha confermato la confisca dell'intero profitto del reato, stabilendo che la frode iniziale invalida l'intera procedura di erogazione, rendendo illecito l'intero importo percepito.
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Omicidio preterintenzionale: tra pena ridotta e ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi del Procuratore Generale e dell'Imputata contro la sentenza d'appello che, in sede di rinvio, aveva rideterminato la pena per il reato di omicidio preterintenzionale a nove anni e quattro mesi di reclusione. L'Imputata contestava la misura della pena, ritenendola eccessiva, mentre il Procuratore lamentava un'errata applicazione dei limiti di pena. La Suprema Corte ha stabilito che la quantificazione della sanzione rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché sia supportata da una motivazione logica e coerente. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che la nomina tardiva di un nuovo difensore non dà diritto a un rinvio dell'udienza. Di conseguenza, la condanna inflitta all'Imputata è diventata definitiva.
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