Il Ricorrente è stato condannato per spaccio di droga di lieve entità, sorpreso con venti dosi e colto nell'atto di cedere una dose. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere applicata a causa delle concrete modalità della condotta e del quantitativo non minimale di droga detenuto. Inoltre, la rinuncia al mandato da parte del difensore, avvenuta dopo la fissazione dell'udienza, non interrompe la difesa d'ufficio fino alla nomina di un sostituto. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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