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Art. 107 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

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Revoca del mandato difensivo: l’avvocato resta fino al subentro
Due imputati condannati per ricettazione hanno impugnato la sentenza di secondo grado lamentando una presunta lesione del diritto di difesa. Il ricorso contestava il mancato accoglimento di un'eccezione preliminare legata alla sostituzione dell'avvocato. La Corte di Cassazione ha confermato che la revoca del mandato difensivo non produce effetti immediati: il professionista revocato o rinunciante deve garantire l'assistenza fino alla nomina del nuovo difensore e alla scadenza dell'eventuale termine a difesa. I giudici hanno dichiarato inammissibili le impugnazioni, condannando entrambi i ricorrenti al pagamento delle spese e a una sanzione di tremila euro ciascuno.
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No alla particolare tenuità del fatto per chi spaccia in strada
Il Ricorrente è stato condannato per spaccio di droga di lieve entità, sorpreso con venti dosi e colto nell'atto di cedere una dose. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere applicata a causa delle concrete modalità della condotta e del quantitativo non minimale di droga detenuto. Inoltre, la rinuncia al mandato da parte del difensore, avvenuta dopo la fissazione dell'udienza, non interrompe la difesa d'ufficio fino alla nomina di un sostituto. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Bancarotta fraudolenta: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato in primo grado per bancarotta fraudolenta, la cui pena era stata successivamente annullata in appello per intervenuta prescrizione. Il ricorrente mirava a ottenere una retrodatazione del termine prescrizionale. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che tale richiesta era priva di un interesse concreto e attuale, poiché l'esito del giudizio (l'estinzione del reato) non sarebbe cambiato e non vi erano parti civili costituite che potessero subire pregiudizi. Il ricorso è stato dunque rigettato con condanna alle spese.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché l'imputato si era limitato a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata. Il caso riguardava una condanna per furto aggravato e i motivi del ricorso vertevano su presunte violazioni procedurali, come la nomina di un difensore d'ufficio e l'uso di una testimonianza 'de relato'. La Corte ha ribadito che l'impugnazione deve consistere in una critica argomentata e specifica del provvedimento contestato, non in una semplice reiterazione di doglianze.
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