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Art. 104 Costituzione — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 104 Costituzione

Risarcimento danni antitrust: la Cassazione decide
Una società acquirente di un autocarro ha citato in giudizio il produttore per ottenere il risarcimento danni antitrust derivante da un cartello sui prezzi. La società produttrice ha eccepito la prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha stabilito che il termine di prescrizione per i danni da illecito concorrenziale segreto (c.d. danno lungolatente) decorre non dal momento della cessazione della condotta illecita, ma da quando il danneggiato ha avuto, o avrebbe potuto avere con l'ordinaria diligenza, conoscenza dell'illecito, del danno e dell'identità del responsabile. Tale momento è stato individuato nella data della decisione della Commissione Europea che ha accertato il cartello. La Corte ha inoltre chiarito il valore probatorio degli atti del procedimento europeo nel giudizio civile.
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Abuso di posizione dominante: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una grande azienda farmaceutica per abuso di posizione dominante. La società aveva attuato una complessa strategia brevettuale per ritardare l'ingresso sul mercato di farmaci generici concorrenti, causando un danno economico al Servizio Sanitario Nazionale. La sentenza chiarisce che anche l'uso di strumenti legali legittimi, se finalizzato a escludere i concorrenti, integra un illecito antitrust. L'accertamento dell'Autorità Garante è stato ritenuto prova privilegiata della condotta, mentre il nesso causale e il danno sono stati provati tramite presunzioni.
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Liquidazione patrimonio ente privato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della procedura di liquidazione del patrimonio, ex L. 3/2012, per una cassa di previdenza di dipendenti comunali. L'ordinanza stabilisce che, nonostante gli stretti legami con l'ente comunale, la cassa va considerata un'associazione privata con gestione e patrimonio autonomi. La Corte ha inoltre escluso la presenza di atti in frode ai creditori, ritenendo che il dissesto fosse dovuto a cause economiche e gestionali oggettive e non a intenti fraudolenti, rigettando così il ricorso degli ex iscritti.
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