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Art. 1, comma 87, lett. a), nn. 1) e 2), della legge n. 205 del 2017

Imposta di registro: no alla riqualificazione fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 27407/2024, ha annullato un avviso di liquidazione dell'Agenzia delle Entrate che aveva riqualificato un'operazione di conferimento d'azienda e successiva cessione di partecipazioni in una cessione d'azienda diretta. La Corte ha ribadito che l'imposta di registro è un'"imposta d'atto", la cui applicazione deve basarsi esclusivamente sulla natura e sugli effetti giuridici dell'atto presentato per la registrazione, senza considerare elementi esterni o atti collegati.
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Cessione di quote: no alla riqualificazione fiscale
La Corte di Cassazione ha stabilito che una operazione di conferimento d'azienda seguita da una cessione di quote della società conferitaria non può essere riqualificata dall'Agenzia delle Entrate come una cessione d'azienda diretta ai fini dell'imposta di registro. La tassazione deve basarsi esclusivamente sull'atto presentato per la registrazione, senza considerare elementi esterni o atti collegati. La decisione annulla gli avvisi di liquidazione, accogliendo il ricorso dei contribuenti.
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Riqualificazione fiscale: no a cessione d’azienda
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di liquidazione dell'Agenzia delle Entrate che aveva operato una riqualificazione fiscale su una serie di operazioni. L'Agenzia aveva considerato un conferimento di ramo d'azienda seguito da una cessione di quote societarie come un'unica cessione d'azienda, applicando un'imposta di registro maggiore. La Corte ha ribadito che l'imposta di registro è un'"imposta d'atto" e va applicata solo all'atto presentato per la registrazione, senza considerare elementi esterni o atti collegati, confermando la legittimità delle operazioni strutturate dalle società.
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Cessione di quote: no alla riqualificazione in azienda
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessione di quote societarie, anche se totalitaria, non può essere riqualificata come cessione d'azienda ai fini dell'imposta di registro. La tassazione deve basarsi solo sugli effetti giuridici dell'atto presentato, accogliendo il ricorso del contribuente contro la pretesa del Fisco.
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Cessione di quote sociali: no riqualificazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 426/2025, ha stabilito che l'amministrazione finanziaria non può riqualificare una cessione di quote sociali totalitaria in una cessione d'azienda al fine di applicare un'imposta di registro più elevata. La decisione si fonda sul principio che la tassazione deve basarsi esclusivamente sulla natura giuridica dell'atto presentato per la registrazione, senza considerare elementi esterni o l'effetto economico complessivo. Di conseguenza, l'avviso di liquidazione è stato annullato.
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Cessione di quote: no riqualificazione in cessione d’azienda
Una società di costruzioni ha impugnato un avviso di liquidazione con cui l'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato una cessione di quote societarie in una cessione d'azienda, applicando un'imposta di registro proporzionale più elevata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che, ai fini dell'imposta di registro, si deve valutare solo l'atto presentato per la registrazione e i suoi effetti giuridici, senza considerare elementi esterni o atti collegati. Pertanto, la cessione di quote non può essere tassata come una cessione d'azienda.
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Riqualificazione fiscale: Cassazione stoppa l’Agenzia
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate che aveva operato una riqualificazione fiscale di una complessa operazione societaria in cessione d'azienda. La Corte ha ribadito che l'imposta di registro è un'imposta d'atto e la tassazione deve basarsi esclusivamente sulla natura giuridica e sugli effetti dell'atto presentato per la registrazione, non sull'operazione economica complessiva o su elementi esterni.
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Cessione quote societarie: no riqualificazione fiscale
La Corte di Cassazione ha stabilito che una cessione di quote societarie totalitaria non può essere riqualificata dall'Agenzia delle Entrate come una cessione d'azienda ai fini dell'applicazione dell'imposta di registro. La sentenza ribadisce il principio fondamentale secondo cui tale imposta è una "imposta d'atto", la cui applicazione deve basarsi esclusivamente sulla natura giuridica e sugli effetti dell'atto presentato per la registrazione, senza considerare elementi esterni o la finalità economica complessiva dell'operazione. Di conseguenza, il ricorso del contribuente è stato accolto, annullando la pretesa fiscale.
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