LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Variante in corso d'opera

Definizione

Una modifica al progetto edilizio approvato che interviene quando i lavori sono già iniziati. Richiede un'apposita autorizzazione che 'varia' il permesso di costruire originario.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Risoluzione del contratto di appalto e vincoli urbanistici
Un committente e un appaltatore entrano in lite per l'esecuzione di lavori edili in zona con vincolo paesaggistico. Il committente richiede la risoluzione del contratto di appalto addebitando all'appaltatore il ritardo e l'abbandono del cantiere. L'appaltatore contesta la mancata consegna dei titoli abilitanti per le varianti progettuali richieste dal committente. I giudici di merito accertano le inadempienze di entrambe le parti, pronunciando lo scioglimento del contratto e riconoscendo all'appaltatore il compenso per le opere già eseguite. Nel giudizio di legittimità, la Corte di Cassazione rileva un vizio nella procura al nuovo difensore del committente, priva di autentica notarile. La Corte rinvia la causa a nuovo ruolo per integrare correttamente il contraddittorio.
Continua »
Responsabilità del professionista: paga lui l’abuso edilizio
Una committente ha chiesto il risarcimento dei danni a un architetto, incaricato come progettista e direttore dei lavori strutturali, a causa di gravi difformità rispetto al permesso di costruire comunale. L'architetto aveva di fatto modificato il progetto originario senza richiedere le necessarie varianti edilizie, causando un abuso edilizio sanzionato dal Comune. La Corte d'Appello ha condannato il professionista a risarcire alla cliente l'importo della sanzione amministrativa (€ 13.533,00) e a restituire parte dei compensi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'architetto. La sentenza ribadisce la responsabilità del professionista quando si sostituisce ad altri tecnici e realizza modifiche non autorizzate, subendo la perdita del compenso e l'obbligo di risarcire le sanzioni subite dal cliente.
Continua »
Penale per il ritardo nell’appalto: le varianti la cancellano
Un Committente affida a un Appaltatore la costruzione di un immobile, pattuendo una penale per il ritardo nell'appalto. Successivamente, il Committente richiede importanti varianti al progetto originario. A causa dei ritardi, il Committente chiede la risoluzione del contratto e il pagamento della penale. L'Appaltatore si oppone, chiedendo il saldo dei lavori eseguiti. La Corte di Cassazione conferma che la richiesta di rilevanti opere aggiuntive da parte del committente azzera il termine di consegna originario e la relativa penale, salvo diverso accordo scritto. Di conseguenza, il Committente perde la causa, non ha diritto alla penale e viene condannato a pagare il saldo dei lavori all'Appaltatore, oltre alle spese legali e a una sanzione per abuso del processo.
Continua »
Varianti in corso d’opera: lo stallo pubblico costa il risarcimento
Una Stazione Appaltante ha risolto un contratto di appalto per la ristrutturazione di un ospedale, rifiutando di approvare le varianti in corso d'opera necessarie a superare imprevisti geologici e archeologici. L'Appaltatore e gli eredi del Progettista hanno contestato la legittimità della risoluzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Stazione Appaltante, confermando che il committente ha un preciso dovere di cooperazione e buona fede oggettiva. Le varianti necessarie dovute a fattori imprevisti non sono soggette ai limiti degli errori progettuali. La Corte ha inoltre accolto il ricorso degli eredi del Progettista, riconoscendo la validità del suo incarico e rinviando la causa per la valutazione della domanda risarcitoria.
Continua »
Abuso edilizio: demolizione e ricostruzione senza permesso
Il caso riguarda un privato condannato per abuso edilizio per aver demolito un fabbricato e costruito un nuovo immobile con muri di contenimento in cemento in una zona sismica e vincolata a verde pubblico, senza permesso di costruire e autorizzazione sismica. L'imputata sosteneva si trattasse di una semplice ristrutturazione edilizia realizzabile tramite SCIA. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna penale. I giudici hanno chiarito che le varianti tramite SCIA si applicano solo a lavori in corso e non a opere già completate. Inoltre, la costruzione di muri di contenimento e lo sbancamento del terreno alterano permanentemente il territorio, configurando una nuova costruzione che richiede il permesso di costruire, soprattutto in presenza di vincoli paesaggistici e sismici.
Continua »
Appalto a corpo: compenso extra per lavori ulteriori
Una società di costruzioni ha eseguito lavori extra in un contratto di appalto a corpo. Il committente, una cooperativa, si è rifiutato di pagarli, trovando l'appoggio della Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che i lavori extracontrattuali, a differenza delle semplici varianti, devono essere sempre compensati, anche in un appalto a corpo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per ricalcolare il dovuto.
Continua »
Permesso di costruire: quando la variante non salva
La Corte di Cassazione conferma il sequestro preventivo di un immobile edificato sulla base di un permesso di costruire ritenuto decaduto. La sentenza stabilisce che le successive varianti non possono sanare o far rivivere un titolo abilitativo originario scaduto per mancato inizio dei lavori nei termini di legge. Viene inoltre sottolineata la gravità dell'aver ottenuto l'ultimo permesso dichiarando falsamente un cambio di destinazione d'uso mai autorizzato, rendendo così l'intero iter amministrativo illegittimo.
Continua »
Varianti appalti pubblici: l’ordine scritto è cruciale
La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in situazioni di emergenza come un post-terremoto, le varianti appalti pubblici che comportano un aumento dei costi richiedono una formale autorizzazione scritta da parte della stazione appaltante. Un ordine del solo Direttore dei Lavori è insufficiente a vincolare la Pubblica Amministrazione al pagamento di opere extra. Il caso riguardava una società di costruzioni che, dopo aver eseguito lavori di puntellamento per un Comune, si era vista negare il pagamento per opere aggiuntive e un aumento dei prezzi, proprio per la mancanza di un atto formale di approvazione.
Continua »
Varianti in corso d’opera: salta la penale per ritardo
Un'impresa costruttrice era stata penalizzata per ritardi nel restauro di un palazzo storico. Tuttavia, la committenza pubblica aveva approvato due importanti varianti in corso d'opera. La Corte di Cassazione ha stabilito che tali modifiche sostanziali alterano i termini del contratto, rendendo inapplicabile la penale per ritardo originaria. La Corte ha specificato che quando vengono introdotte variazioni significative, necessarie al completamento dei lavori, la cronologia e le relative penali vengono superate. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »