Definizione
Potere del giudice di determinare l'ammontare di un danno quando non può essere provato nel suo preciso ammontare.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 134 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 45% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 32%
- Rigettato 45%
- Inammissibile 18%
- Estinto 1%
- Altro 5%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 339%
- Civile Sez. Lavoro37%
- Civile Sez. 224%
Precedenti più richiamati
- Cass. 21986/2018in 3 provvedimenti
- Cass. 4100/1995in 3 provvedimenti
- Cass. 31537/2018in 4 provvedimenti
- Cass. 16749/2019in 3 provvedimenti
- Cass. 23897/2008in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione l'indennità erogata da un'Azienda Sanitaria a un Dirigente Medico a seguito di un accordo transattivo. Il datore di lavoro pubblico non aveva attivato il meccanismo degli obiettivi incentivanti, impedendo al dipendente di ottenere la retribuzione di risultato e di maturare progressi professionali. Il Fisco riteneva la somma un reddito da lavoro dipendente da tassare integralmente, mentre i giudici di merito ne avevano tassato la metà. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la tassazione perdita di chance non opera in questo caso. L'indennizzo ristora infatti un danno emergente, consistente nella lesione dell'occasione attuale di sviluppo lavorativo. Di conseguenza, l'intero importo percepito dal professionista non costituisce reddito e resta del tutto esente da imposte.
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Il proprietario di un appartamento ha citato in giudizio i precedenti inquilini chiedendo il risarcimento danni locazione per i guasti arrecati all'immobile e agli arredi durante la loro permanenza. Gli inquilini hanno eccepito l'incompetenza del Tribunale a favore del Giudice di Pace e negato ogni responsabilità, sostenendo l'assenza di prove dirette sul loro operato. Il Tribunale ha respinto l'eccezione preliminare, confermando la propria competenza esclusiva in materia locatizia. Nel merito, il giudice ha accertato la presenza di morsi di cane sui battiscopa, graffi sul parquet e squarci nel divano, segnalati tempestivamente dal nuovo conduttore subentrato poche settimane dopo il rilascio. Accertata la responsabilità degli ex conduttori, il Tribunale li ha condannati a risarcire tremiladuecento euro in via equitativa, oltre alle spese legali e di mediazione.
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Una donna ha ottenuto un finanziamento bancario a proprio nome per aiutare la sorella in difficoltà economica, versando l'importo direttamente ai creditori di quest'ultima. Con apposita scrittura privata, la sorella beneficiaria ha riconosciuto il debito e si è impegnata a rimborsare mensilmente le rate del prestito. Dopo aver versato regolarmente trentotto rate, la debitrice ha interrotto ogni versamento, costringendo la garante a pagare di tasca propria per evitare azioni esecutive. Il Tribunale ha accertato l'inadempimento e ha dichiarato la decadenza dal beneficio del termine a carico della debitrice. La convenuta è stata condannata alla restituzione immediata dell'intero debito residuo e al rimborso delle rate anticipate, mentre è stata rigettata la domanda di risarcimento del danno per la segnalazione creditizia, rimasta priva di prova concreta.
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Quattro imputati affrontano accuse per gestione illecita di rifiuti e associazione a delinquere. I giudici di merito dichiarano parzialmente la prescrizione per i reati ambientali, ma confermano la confisca dei veicoli e condannano tutti gli imputati a risarcire cinquantamila euro alle associazioni ambientaliste e al Comune in solido. La Corte di Cassazione accerta l'estinzione della residua accusa associativa e dichiara la definitiva prescrizione del reato per il promotore. La Suprema Corte conferma la legittimità della confisca dei mezzi, poiché la responsabilità originaria era accertata. I giudici di legittimità bocciano però la condanna risarcitoria: la Corte d'Appello ha applicato la responsabilità solidale senza distinguere le diverse condotte individuali, ignorando la differenza tra chi ha conferito centinaia di veicoli e chi solo due automobili. La sentenza viene annullata limitatamente ai danni civili, con rinvio al giudice civile.
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Un uomo ha subito la condanna definitiva per atti persecutori e violenza privata verso due persone offese. L'imputato ha impugnato la decisione sostenendo che la reciproca conflittualità escludesse la sua responsabilità penale e contestando la veridicità delle dichiarazioni rese dalle vittime. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente l'impostazione difensiva. La Corte ha chiarito che la reciprocità delle condotte non elimina la sussistenza del reato quando la vittima subisce un effettivo stato di timore o un cambiamento delle abitudini quotidiane. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Una donna versa diecimila euro a una titolare di farmacia in vista del subentro del proprio figlio nell'attività commerciale. L'accordo finale non si conclude e il subentro sfuma. La madre richiede quindi la restituzione dell'indebito, pretendendo il rimborso della somma pagata senza causa. La farmacista rifiuta il rimborso ed eccepisce in compensazione un presunto danno di venticinquemila euro, causato a suo dire dall'ingiustificata rottura delle trattative. I giudici di merito accertano l'assenza di accordi vincolanti e condannano la titolare alla restituzione del denaro versato, respingendo ogni pretesa risarcitoria per mancata prova dell'illecito. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso della titolare inammissibile, confermando l'obbligo di restituire per intero la somma percepita oltre alle spese legali.
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Alcuni risparmiatori hanno agito in giudizio contro l'intermediario per ottenere il risarcimento del danno dovuto alla mancata riscossione dei propri risparmi. Gli utenti lamentavano l'omissione di informazioni essenziali sulle condizioni e sulle tempistiche di incasso. I titoli emessi risultavano infatti privi della serie di appartenenza. Il Tribunale ha riconosciuto l'inadempimento contrattuale dell'ente emittente e ha liquidato un risarcimento pari all'intero valore dei buoni fruttiferi postali prescritti. L'intermediario ha presentato ricorso per cassazione per contestare tale condanna. Durante il giudizio di legittimità, l'ente ha notificato un atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo e ha compensato interamente le spese legali tra le parti, richiamando l'evoluzione giurisprudenziale sul tema.
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Un agente della Polizia Municipale ha chiesto il risarcimento mancata fornitura divisa o un'indennità sostitutiva, lamentando che il Comune gli aveva consegnato l'uniforme in ritardo. Il lavoratore sosteneva di aver subito un danno economico e un pregiudizio all'immagine per aver svolto il servizio con abiti civili o con vecchie divise. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'agente, confermando che il ritardo del datore di lavoro costituisce un inadempimento, ma non genera automaticamente un risarcimento. Per ottenere il ristoro, il dipendente deve provare di aver speso soldi propri per acquistare i vestiti o di aver logorato abiti personali. Inoltre, il danno all'immagine non è automatico e richiede una prova specifica del pregiudizio subito. Il lavoratore è stato sconfitto e condannato al pagamento delle spese legali.
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Alcuni agenti di polizia locale hanno citato in giudizio l'ente comunale datore di lavoro a causa del ritardo e della mancata fornitura delle divise di servizio. I lavoratori hanno richiesto il riconoscimento del diritto all'indennità sostitutiva vestiario, oltre al risarcimento dei danni patrimoniali e d'immagine per aver dovuto indossare abiti vecchi o civili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli agenti. La Suprema Corte ha chiarito che il ritardo del datore costituisce un inadempimento contrattuale, ma non genera automaticamente un'indennità economica né un risarcimento in assenza di prove di effettivi esborsi o perdite patrimoniali sostenute dai dipendenti per l'acquisto di abiti alternativi.
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Una società immobiliare proprietaria di diverse aree all'interno di un complesso residenziale conveniva in giudizio il condominio. La proprietaria contestava l'occupazione senza titolo di tali spazi, destinati a parcheggi, chiedendone la restituzione e il risarcimento dei danni per l'impossibilità di venderli. La Corte d'Appello riconosceva la proprietà ma negava i danni per carenza probatoria. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto il contrasto giurisprudenziale sul punto. I giudici hanno chiarito che il danno da perdita della facoltà di godimento si presume e può essere liquidato in base al canone di locazione di mercato, mentre le ulteriori occasioni perse di vendita o affitto a canone maggiorato richiedono prova specifica. La Corte ha quindi accolto il ricorso della società, cassando la sentenza impugnata per una nuova valutazione del risarcimento.
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Un avvocato ha citato in giudizio un cittadino chiedendo il risarcimento danni per lesione della reputazione. Il convenuto aveva rivolto all'attore gravi insulti discriminatori e ingiuriosi, sia a voce sia tramite messaggi a terzi. Il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità dell'offensore, condannandolo a risarcire novemila euro. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, evidenziando come le espressioni offensive abbiano leso l'onore del professionista. Il soccombente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il ricorrente non ha impugnato specificamente il motivo principale della condanna. Di conseguenza, la condanna risarcitoria è diventata definitiva e l'offensore deve pagare le spese legali.
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Una lavoratrice, già dipendente di un ente locale, è transitata nei ruoli del personale ATA dell'amministrazione scolastica statale. La dipendente ha contestato la perdita di specifiche indennità accessorie e il calcolo dell'anzianità, chiedendo differenze stipendiali, risarcimento danni e ricalcolo pensionistico. I giudici di merito hanno riconosciuto soltanto una minima differenza mensile di 24,43 euro per salvaguardare la retribuzione fissa anteriore. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la sentenza di merito e ha respinto il ricorso della lavoratrice. Gli Ermellini hanno chiarito che la tutela retributiva garantita dalle direttive europee comprende solo le voci stipendiali fisse e continuative percepite in precedenza, escludendo compensi eventuali, indennità di rischio o voci accessorie non stabili.
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Un professionista, che per quattordici anni ha collaborato con un servizio televisivo pubblico realizzando numerosi servizi e montaggi, non è mai stato citato come autore. Ha chiesto il risarcimento del danno morale d'autore e per perdita di chances. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo la violazione del diritto morale d'autore, ha rigettato il suo ricorso. Ha stabilito che, per ottenere il risarcimento del danno patrimoniale, anche per perdita di chances, non bastano ipotesi astratte. È necessaria la prova di elementi concreti che dimostrino l'esistenza e l'entità del pregiudizio, anche se la valutazione può essere equitativa.
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Una Lavoratrice, promossa a una categoria superiore, ha continuato a svolgere mansioni inferiori. L'Azienda è stata condannata per **demansionamento** e al risarcimento del danno alla professionalità. La Corte di Cassazione ha confermato che il **demansionamento** si verifica se le mansioni svolte non sono coerenti con la qualifica superiore, anche nel pubblico impiego. Ha ribadito che il danno alla professionalità è presunto e può essere liquidato in via equitativa. Il ricorso dell'Azienda è stato rigettato, con condanna alle spese.
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Una società di logistica ha citato in giudizio l'ente gestore della rete stradale per ottenere il risarcimento danni da immissioni causate da un cantiere limitrofo. L'attrice lamentava danni agli automezzi e calo di clientela dovuti alla dispersione di polveri e fango. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda per mancata prova dell'effettivo pregiudizio e dell'intollerabilità dei disagi. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dichiarando il ricorso improcedibile per omesso deposito della relata di notifica e inammissibile nel merito, ribadendo che chi richiede i danni deve dimostrarne rigorosamente l'esistenza.
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Una donna dona un immobile di valore a un'associazione benefica, imponendo l'obbligo di ristrutturarlo per creare una casa-famiglia per anziani e bisognosi. L'ente ricevente non realizza l'opera concordata nei termini stabiliti. La donante subisce una profonda sofferenza morale per il mancato raggiungimento del fine altruistico. L'erede testamentario della donna cita in giudizio l'ente e il suo presidente. I giudici riconoscono il risarcimento del danno morale causato dall'inadempimento. La Suprema Corte conferma la decisione e respinge il ricorso dell'ente. L'inadempimento dell'onere in una donazione modale lede valori costituzionali di solidarietà sociale e genera un risarcimento economico.
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Un Lavoratore ha vinto un concorso pubblico per dirigente tecnico presso un'Amministrazione. L'Amministrazione ha ritardato la sua assunzione con un provvedimento poi annullato. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del Lavoratore al risarcimento danni per ritardata assunzione. Questo risarcimento include il mancato guadagno (differenza tra quanto avrebbe percepito e quanto effettivamente guadagnato altrove, il cosiddetto "aliunde perceptum") e la perdita di chance. La Corte ha ribadito che l'Amministrazione deve risarcire il danno causato da un provvedimento illegittimo che ha impedito l'immediata immissione in ruolo.
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Un Fornitore ha ricevuto l'incarico di preparare materiali tipografici per un catalogo turistico. L'Azienda committente ha poi contestato vizi nell'opera, sostenendo che le pellicole non erano stampabili. Inizialmente ingiunta di pagamento, l'Azienda ha opposto il decreto, chiedendo il Risarcimento danno contrattuale. La Corte d'Appello ha accolto la richiesta dell'Azienda, condannando il Fornitore al Risarcimento danno contrattuale per danno emergente e lucro cessante. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo la tempestività della denuncia dei vizi e la corretta liquidazione del danno.
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I proprietari di immobili danneggiati da lavori edili in un fondo vicino hanno agito in giudizio per ottenere il risarcimento danni appalto. Gli eredi dell'appaltatore e del direttore dei lavori hanno contestato le pretese, eccependo la prescrizione dei diritti e sostenendo l'esistenza di un giudicato sul concorso di colpa dei danneggiati. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. I giudici hanno chiarito che non si era formato alcun giudicato idoneo a far scattare la prescrizione anticipata. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diritto al risarcimento per il mancato utilizzo degli immobili rimasti inagibili fino alla demolizione. Il danno è stato correttamente dimostrato tramite presunzioni e quantificato in via equitativa dal giudice. Gli eredi dei responsabili sono stati condannati in solido al pagamento delle spese legali.
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Un professionista ha subito la misura degli arresti domiciliari per quasi un mese nell'ambito di un'indagine penale. I giudici lo hanno in seguito assolto con formula piena perché il fatto non sussiste. La Corte di Appello ha riconosciuto in suo favore una somma forfettaria a titolo di riparazione per ingiusta detenzione, calcolata sui giorni di arresto e incrementata solo per il clamore mediatico. Il cittadino ha contestato il mancato riconoscimento dei gravissimi danni economici, derivanti dalla perdita di commesse e dalla sospensione professionale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato. I giudici di legittimità hanno chiarito che la riparazione deve conteggiare anche i pregiudizi patrimoniali e la perdita di chance lavorative causati dalla privazione della libertà.
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