Un detenuto ha richiesto l'utilizzo del computer in carcere per ventiquattro ore al giorno, sostenendo che motivi di salute gli impedissero la scrittura manuale. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza poiché i medici della struttura carceraria hanno escluso la necessità clinica di sostituire la penna con la videoscrittura. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che i motivi presentati erano semplici contestazioni di fatto già correttamente valutate nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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