Un automobilista viene condannato per aver esibito una patente di guida senegalese contraffatta durante un controllo di polizia. L'imputato si difende sostenendo che, non essendo la patente comunque valida per guidare in Italia, il reato fosse 'impossibile'. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che il reato di uso di patente falsa esiste per il solo fatto di presentare un documento idoneo a ingannare la fiducia pubblica, a prescindere dalla sua concreta efficacia per abilitare alla guida. La capacità di trarre in inganno è sufficiente a integrare il crimine.
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