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Titolo Esecutivo

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Provvedimenti

Titolo esecutivo rilascio: quando manca e perché
Un uomo appella la reiezione della sua richiesta di sospendere un'esecuzione di rilascio dalla sua ex casa coniugale. L'immobile è di proprietà di una società di cui lui e la sua ex moglie sono soci. Il Tribunale accoglie il reclamo e sospende l'esecuzione, stabilendo che l'ex moglie, agendo in nome proprio, non possiede un valido titolo esecutivo per il rilascio. Il proprietario effettivo (la società) non era parte nel procedimento di divorzio e quindi non ha un titolo esecutivo contro l'occupante.
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Assegno in bianco: come difendersi dal riempimento
Una recente sentenza della Corte di Appello di Roma chiarisce le modalità di difesa in caso di riempimento abusivo di un assegno in bianco. Il caso riguarda una persona che si era opposta a un precetto basato su un assegno da lei firmato, ma compilato dal creditore in violazione degli accordi. La Corte ha stabilito che, in caso di riempimento 'contra pacta' (contro gli accordi), non è necessaria la complessa querela di falso, ma è sufficiente il disconoscimento della scrittura. Questa decisione ribalta la sentenza di primo grado e accoglie l'opposizione, annullando il precetto e spostando l'onere della prova sul creditore.
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Deposito cauzionale e mutuo: quando si ha erogazione?
La Corte d'Appello di Roma ha confermato che un mutuo si considera erogato anche quando la somma viene immediatamente vincolata in un deposito cauzionale a garanzia. Decisiva è l'acquisizione della disponibilità giuridica dei fondi da parte del mutuatario, che sceglie di utilizzarli per costituire tale garanzia. La sentenza ha respinto l'appello dei mutuatari, i quali sostenevano la mancata erogazione e l'usurarietà del contratto, chiarendo che la costituzione del deposito cauzionale è un atto dispositivo della somma già entrata nel patrimonio del debitore.
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Titolo esecutivo fallimento: quando è valido?
Una società si opponeva a un'esecuzione forzata, sostenendo che la sentenza di condanna a suo carico fosse stata annullata da una successiva decisione d'appello che aveva dichiarato l'improcedibilità a causa del suo fallimento. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, chiarendo che il titolo esecutivo fallimento rimane valido. La declaratoria di improcedibilità dell'appello, limitata alla fase concorsuale, non sostituisce né annulla la condanna di primo grado, che torna a essere pienamente efficace e azionabile una volta che il debitore è tornato 'in bonis'.
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Esecuzione immediata: autorizzata per debitore all’estero
Un creditore ha richiesto l'autorizzazione all'esecuzione immediata di un titolo esecutivo (contratto di mutuo) nei confronti di debitori trasferitisi nel Regno Unito. A causa delle notevoli difficoltà e dei lunghi tempi per la notifica degli atti all'estero, che mettevano a rischio il recupero del credito, il Tribunale ha accolto la richiesta. La decisione si fonda sul presupposto del 'pericolo nel ritardo' previsto dall'art. 482 c.p.c., ritenendo che l'attesa del termine ordinario avrebbe pregiudicato la fruttuosità dell'azione esecutiva.
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Opposizione all’esecuzione: motivi e limiti del debito
Una debitrice ha presentato opposizione all'esecuzione per un pignoramento dello stipendio derivante da un mutuo non pagato. Il Tribunale ha rigettato l'opposizione, confermando che il contratto di mutuo è un titolo esecutivo valido anche per il debito residuo dopo una prima esecuzione immobiliare. Inoltre, ha chiarito che l'onere di provare l'estinzione del debito spetta al debitore e ha definito le regole per il pignoramento dello stipendio in presenza di altre trattenute.
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Abuso strumento monitorio: quando è lite temeraria
Il Tribunale di Roma revoca un decreto ingiuntivo definendolo un'ipotesi di abuso strumento monitorio. Un creditore, già in possesso di un titolo esecutivo definitivo per il suo credito, aveva richiesto un nuovo decreto basandosi su titoli ormai revocati. Il giudice ha accolto l'opposizione, annullando il decreto e condannando il creditore per lite temeraria ai sensi dell'art. 96 c.p.c., sanzionando la superflua duplicazione processuale.
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Ipoteca su quota indivisa: no all’accantonamento
Un creditore, titolare di un'ipoteca su quota indivisa di un immobile, ha chiesto l'accantonamento della somma ricavata dalla vendita forzata e spettante all'erede del comproprietario non esecutato. Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta, chiarendo che la garanzia ipotecaria, sebbene valida, non è sufficiente. Per ottenere le somme, il creditore deve promuovere un'autonoma azione esecutiva contro il proprietario della quota ipotecata, non potendo avvalersi del semplice meccanismo dell'accantonamento previsto per i creditori intervenuti senza titolo contro il debitore esecutato.
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