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Thema Decidendum

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Provvedimenti

Bancarotta fraudolenta avvocato: sequestro del profitto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un legale accusato di concorso in bancarotta fraudolenta avvocato. Il professionista aveva incassato somme per conto di una società cliente, poi fallita, trattenendone una parte. La Corte ha confermato la legittimità del sequestro preventivo su tali somme, ritenute profitto del reato, poiché vi erano sufficienti indizi di un accordo illecito con l'amministratore della società per sottrarre fondi ai creditori, rendendo la condotta del legale partecipe del reato.
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Mutuo fondiario: superamento limite e conseguenze
La Corte d'Appello di Roma ha stabilito che il superamento del limite di finanziabilità (80% del valore dell'immobile) non causa la nullità del contratto di mutuo fondiario. Invece, il contratto viene riqualificato come un mutuo ipotecario ordinario, perdendo i privilegi processuali tipici del credito fondiario ma rimanendo valido ed efficace. La sentenza ha inoltre rigettato le doglianze dei mutuatari relative a un presunto errore sulla propria qualità di debitori e all'usurarietà dei tassi d'interesse.
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TAEG errato: nullità del contratto e ricalcolo
Un consumatore ha contestato un contratto di finanziamento a causa di un TAEG errato, risultato superiore a quello dichiarato. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, dichiarando la nullità della clausola sugli interessi. È stato quindi confermato il ricalcolo del finanziamento al tasso sostitutivo previsto dalla legge (tasso BOT), in virtù delle norme sulla trasparenza bancaria, rigettando integralmente l'appello dell'istituto di credito.
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Assegno non trasferibile: diligenza della banca
Una società emetteva un assegno non trasferibile, successivamente intercettato e incassato da un truffatore. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, escludendo la responsabilità dell'istituto di credito. La sentenza chiarisce che la responsabilità della banca non è oggettiva, ma va valutata secondo il criterio della diligenza professionale. Poiché le specifiche contestazioni sulla visibilità della falsificazione sono state sollevate tardivamente in giudizio, e l'identificazione del presentatore era avvenuta con un documento valido, la banca è stata ritenuta non responsabile.
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Liquidazione quota socio: cosa succede se muore?
La sentenza analizza il caso degli eredi di un socio di una società di persone che chiedevano la liquidazione della quota del defunto. Il Tribunale ha respinto la domanda, stabilendo che se il socio superstite, entro sei mesi dal decesso, delibera lo scioglimento della società, gli eredi non hanno diritto al pagamento immediato del valore della quota, ma devono attendere la conclusione della procedura di liquidazione della società per ricevere la loro parte del patrimonio netto residuo.
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Caduta scale condominiali: no risarcimento se si inciampa
Una recente sentenza del Tribunale di Torino ha negato il risarcimento agli eredi di una donna deceduta a seguito di una caduta sulle scale condominiali. Nonostante la denunciata assenza del corrimano, il giudice ha respinto la domanda perché le prove testimoniali hanno dimostrato che la vera causa dell'incidente è stata un inciampo della vittima nel proprio carrello della spesa. La decisione sottolinea che, per ottenere un risarcimento, la pericolosità della cosa (le scale) deve essere la causa diretta del danno, e non la semplice occasione in cui esso si è verificato. In questo caso, la caduta scale condominiali non era legata alla struttura, interrompendo così il nesso di causalità richiesto dall'art. 2051 c.c.
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Opposizione all’esecuzione: motivi e limiti del debito
Una debitrice ha presentato opposizione all'esecuzione per un pignoramento dello stipendio derivante da un mutuo non pagato. Il Tribunale ha rigettato l'opposizione, confermando che il contratto di mutuo è un titolo esecutivo valido anche per il debito residuo dopo una prima esecuzione immobiliare. Inoltre, ha chiarito che l'onere di provare l'estinzione del debito spetta al debitore e ha definito le regole per il pignoramento dello stipendio in presenza di altre trattenute.
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IVA compravendita: chi paga l’imposta?
In una causa di opposizione a un decreto ingiuntivo, un acquirente di un immobile commerciale sosteneva che il prezzo pattuito fosse comprensivo di IVA. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, confermando che, in assenza di un patto contrario esplicito, l'onere dell'IVA compravendita immobiliare grava sull'acquirente, come previsto dalla legge e dal contratto stesso, che poneva a suo carico 'ogni imposta inerente l'acquisto'. La Corte ha inoltre ritenuto corretta l'applicazione dell'aliquota ordinaria, non avendo l'acquirente provato la sussistenza dei requisiti per un'aliquota agevolata.
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