Un'azienda holding con sede in Francia ha venduto le proprie quote in una società italiana, realizzando un forte guadagno. L'amministrazione finanziaria italiana ha applicato una tassazione ordinaria su questo profitto. Al contrario, le società residenti in Italia beneficiano di una esenzione fiscale del 95 per cento. L'azienda straniera ha chiesto il rimborso delle maggiori imposte pagate, denunciando una discriminazione contraria al diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda straniera. I giudici hanno stabilito che la disparità di trattamento nella tassazione delle plusvalenze viola la libera circolazione dei capitali. Lo Stato italiano non può tassare maggiormente le società non residenti prive di una stabile organizzazione in Italia rispetto a quelle residenti, a meno che il paese estero non compensi interamente tale svantaggio con un credito d'imposta.
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