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Sussunzione

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Provvedimenti

Obblighi del locatore: chi ottiene i permessi?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce gli obblighi del locatore in merito ai permessi amministrativi di un immobile. Nel caso esaminato, una locatrice si era rifiutata di acconsentire alla sanatoria di un magazzino, che il conduttore utilizzava come laboratorio per la lavorazione di carni, un uso non previsto dal contratto di locazione. I giudici di merito avevano dato ragione al conduttore, risolvendo il contratto per inadempimento della proprietaria. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la responsabilità di verificare l'idoneità dell'immobile e di ottenere i relativi titoli abilitativi ricade, di norma, sul conduttore. Gli obblighi del locatore non si estendono fino a dover regolarizzare trasformazioni non concordate contrattualmente.
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Valore in dogana e royalties: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha stabilito che le royalties pagate a un terzo licenziante devono essere incluse nel valore in dogana, se quest'ultimo esercita un controllo, anche indiretto, sul produttore. La sentenza di merito è stata annullata perché non ha adeguatamente valutato le clausole del contratto di licenza che dimostravano un'ingerenza ben oltre il mero controllo qualità, rendendo di fatto il pagamento delle royalties una condizione essenziale per la vendita dei beni importati.
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Rapina o furto con strappo: la violenza sulla persona
La Corte di Cassazione conferma la condanna per rapina aggravata nei confronti di un'imputata che aveva strappato del denaro dalle mani di una persona anziana. Il caso chiarisce la distinzione tra rapina o furto con strappo: secondo i giudici, si configura la rapina perché la violenza è stata esercitata direttamente sulla vittima e non solo sull'oggetto sottratto. La successiva colluttazione per garantirsi la fuga è stata ritenuta irrilevante ai fini della qualificazione del reato, già perfezionatosi con la violenza iniziale.
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Cessione ramo d’azienda: l’autonomia è requisito chiave
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale in materia di cessione ramo d'azienda. Ha accolto il ricorso di un gruppo di lavoratori, affermando che un trasferimento è illegittimo se il ramo ceduto non possiede una propria autonomia funzionale, preesistente alla cessione stessa. Se la nuova entità, per operare, deve stipulare contratti di servizio con la società cedente, significa che tale autonomia manca, rendendo l'operazione un'artificiosa frammentazione aziendale e inefficace il trasferimento automatico dei contratti di lavoro.
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Affitto di ramo d’azienda: i criteri di distinzione
Una controversia sulla qualificazione di un contratto, se locazione o affitto di ramo d'azienda. La Cassazione annulla la sentenza d'appello che non ha seguito i principi di diritto da essa enunciati, sottolineando l'importanza della preesistenza di un complesso aziendale organizzato e la rilevanza di un giudicato esterno formatosi nel frattempo, che ha qualificato il rapporto come affitto di ramo d'azienda.
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Autonomia funzionale: Cassazione su cessione di ramo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17205/2025, ha annullato la decisione della Corte d'Appello in un caso di cessione di ramo d'azienda relativo al settore del recupero crediti. La Suprema Corte ha ribadito che il requisito dell'autonomia funzionale del ramo ceduto deve preesistere al trasferimento e non può essere creato successivamente tramite contratti di servizio con la società cedente. La mancanza di tale autonomia, dimostrata dalla dipendenza del ramo ceduto dalle strutture di supporto tecnico e amministrativo rimaste alla cedente, rende inapplicabile l'art. 2112 c.c. e invalida il trasferimento nei confronti dei lavoratori.
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Spese straordinarie figli: quando serve l’accordo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17017/2025, interviene sul tema delle spese straordinarie per i figli di genitori separati. La Corte ha stabilito che alcune spese, come i corsi di lingua inglese, pur essendo straordinarie, rispondono a esigenze educative ormai consolidate e non necessitano del preventivo consenso dell'altro genitore, in quanto preminente è l'interesse del minore. La sentenza del Tribunale, che aveva negato il rimborso di tali spese, è stata cassata con rinvio.
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Aiuti de minimis: se superi la soglia perdi tutto
Una società sanitaria ha superato la soglia degli aiuti de minimis usufruendo di una deduzione IRAP maggiorata. La Corte di Cassazione ha stabilito che il superamento del limite comporta la revoca totale del beneficio e non solo della parte eccedente. Inoltre, ha confermato le sanzioni, negando la sussistenza di un'oggettiva incertezza normativa, poiché le regole erano chiare e specificate anche da precedenti circolari dell'Agenzia delle Entrate.
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Inquadramento superiore: quando le mansioni contano
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di due lavoratrici a un inquadramento superiore, stabilendo che la valutazione deve basarsi sulle mansioni effettivamente svolte secondo le declaratorie del contratto collettivo, e non sulla denominazione o presunta semplicità della struttura organizzativa in cui operano. La Corte ha rigettato l'argomento della società datrice di lavoro, secondo cui una distinzione non formalizzata tra diverse tipologie di sale operative potesse giustificare un inquadramento inferiore. È stato inoltre confermato che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto.
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Cessione ramo d’azienda: l’autonomia è essenziale
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di una cessione ramo d'azienda nel settore del recupero crediti. La sentenza stabilisce che il trasferimento è inefficace se il ramo ceduto non possiede una preesistente e reale autonomia funzionale, ma si configura come un mero spostamento di personale dipendente dalle strutture della società cedente.
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Qualificazione rapporto di lavoro: La Cassazione decide
Una lavoratrice impiegata presso l'ufficio di un'ambasciata ha richiesto il riconoscimento del suo rapporto come lavoro subordinato. Dopo una decisione sfavorevole in appello, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza, stabilendo che gli elementi forniti dalla lavoratrice (luogo di lavoro, orario fisso, supervisione, retribuzione costante) erano sufficienti per la qualificazione rapporto di lavoro subordinato. La Corte ha ritenuto la contestazione del datore di lavoro troppo generica per invalidare le allegazioni della dipendente. È stata inoltre confermata la giurisdizione italiana, respingendo la tesi dell'immunità diplomatica per mansioni ausiliarie.
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