La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per guida in stato di ebbrezza a carico di un automobilista con tasso superiore a 1,5 g/l. Il ricorrente sosteneva che il test, eseguito circa dieci minuti dopo il fermo, non riflettesse il valore reale al momento della guida. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che un breve intervallo temporale tra il controllo e l'accertamento è fisiologico e non invalida il risultato, specialmente se supportato da evidenti indici sintomatici riscontrati dagli agenti.
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