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Stralcio Dei Debiti

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Provvedimenti

Cessata materia contendere per debiti sotto i 1000€
Un contribuente impugna un'intimazione di pagamento, lamentando la mancata notifica della cartella esattoriale prodromica. Il contenzioso giunge fino alla Corte di Cassazione, la quale dichiara la cessata materia del contendere. La decisione si fonda sulla normativa sopravvenuta (D.L. 119/2018) che ha disposto l'annullamento automatico dei debiti fiscali di importo residuo fino a 1000 euro affidati agli agenti della riscossione tra il 2000 e il 2010, come quello oggetto della causa.
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Annullamento debiti fiscali: la Cassazione decide
Un contribuente impugnava un preavviso di fermo amministrativo basato su vecchie cartelle esattoriali. Durante il giudizio in Cassazione, è intervenuta una nuova legge che ha disposto l'annullamento debiti fiscali di importo residuo fino a 1.000 euro per il periodo 2000-2010. La Corte Suprema ha applicato direttamente la nuova normativa, annullando d'ufficio i debiti e, di conseguenza, il preavviso di fermo, accogliendo il ricorso del contribuente.
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Errore di Fatto: Quando non si può chiedere la revoca
Un contribuente ha richiesto la revoca di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto per la mancata valutazione di una memoria e per l'errata condanna alle spese. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo la distinzione tra errore di fatto, che è una svista percettiva, ed errore di diritto, che è un errore di giudizio. Poiché le questioni sollevate implicavano valutazioni giuridiche e non mere sviste, la richiesta di revocazione è stata dichiarata inammissibile.
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Cessazione materia del contendere per stralcio debiti
Una contribuente ha impugnato un preavviso di fermo amministrativo e le relative cartelle di pagamento. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. La decisione è stata motivata dal fatto che le cartelle di pagamento, di importo inferiore a 5.000 euro e relative a crediti affidati alla riscossione tra il 2000 e il 2015, sono state annullate automaticamente per effetto di una nuova legge (c.d. "stralcio dei debiti"), facendo venir meno l'oggetto della controversia.
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Ricorso inammissibile: motivi generici non bastano
Un contribuente ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro una decisione della Corte d'Appello che aveva confermato la legittimità di diverse cartelle di pagamento e di una comunicazione di iscrizione ipotecaria. I motivi del ricorso vertevano su presunte mancate notifiche, prescrizione dei crediti e errata applicazione di norme. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile, sottolineando come i motivi fossero generici, non specificamente critici verso la sentenza impugnata e formulati in modo non conforme ai requisiti di legge, ribadendo che la Cassazione non può riesaminare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio.
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