La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25837/2024, ha confermato la condanna per calunnia nei confronti di un soggetto che aveva presentato una denuncia di falso smarrimento di un assegno. Il titolo era stato in realtà consegnato come pagamento a un professionista. Secondo la Corte, tale denuncia, pur mirando a impedire l'incasso, accusa implicitamente il possessore di reati procedibili d'ufficio come la ricettazione, integrando così il delitto di calunnia.
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