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Sodale

Definizione

Membro che partecipa attivamente e stabilmente alle attività di un'associazione a delinquere.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spaccio o associazione finalizzata al traffico di stupefacenti?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato a dodici anni di reclusione per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorrente contestava la sua partecipazione al sodalizio criminoso, sostenendo di aver compiuto solo pochi episodi occasionali per uso personale. Tuttavia, i giudici di merito hanno accertato che l'uomo svolgeva compiti stabili e continuativi, come fare da vedetta, consegnare la droga prelevata dai nascondigli e riscuotere il denaro, per un totale di ottantuno episodi di spaccio. La Cassazione ha confermato che la condotta di partecipazione si configura quando vi è un approvvigionamento costante e un vincolo durevole con il gruppo, respingendo le tesi difensive perché generiche. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena tra rapina e spaccio
Il ricorrente ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra una rapina con lesioni commessa nel 2017 e un reato di spaccio nel 2018 in concorso con la stessa vittima della rapina. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, escludendo il reato continuato per incompatibilità logica tra i due reati. Non è configurabile un unico disegno criminoso quando le circostanze indicano solo scelte contingenti e contrastanti, come aggredire un soggetto e poi collaborarvi per lo spaccio. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ospita i complici e vende i gioielli: condanna per truffa anziani
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per partecipazione a un'associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni di persone anziane. L'imputato forniva un contributo concreto al gruppo criminale, offrendo ospitalità ai complici e occupandosi della stima e vendita dei gioielli rubati. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché ritenuto troppo generico e ripetitivo di argomenti già respinti. La sentenza sottolinea che anche un ruolo di supporto, se consapevole e funzionale al piano criminale, costituisce piena partecipazione al reato associativo, rendendo definitiva la condanna e il pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Associazione mafiosa: quando i contatti sono reato
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia in carcere per un indagato accusato di associazione mafiosa. Nonostante la difesa sostenesse che i contatti con esponenti del clan fossero legati a rapporti di parentela o amicizia, i giudici hanno ritenuto che l'uso della propria attività commerciale come base logistica per riunioni criminali e l'imposizione di forniture commerciali sul territorio costituissero prove solide della partecipazione organica al sodalizio. Il ricorso è stato rigettato poiché le motivazioni del Tribunale del Riesame sono state giudicate logiche e coerenti.
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Narcotraffico associativo: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per un soggetto accusato di narcotraffico associativo. La difesa sosteneva che la semplice frequentazione del capo dell'organizzazione e la partecipazione a singoli episodi di spaccio non fossero sufficienti a dimostrare l'inserimento organico nel gruppo. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la pianificazione delle tempistiche di vendita, il recupero dei crediti e il coordinamento con i vertici configurano un contributo stabile e consapevole, integrando pienamente il reato associativo.
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Regime 41-bis: Cassazione su proroga e motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La Corte ha stabilito che la motivazione basata sul ruolo apicale del soggetto all'interno dell'associazione criminale, sulla sua pericolosità sociale e sul rischio concreto di ripristino dei contatti con i sodali è sufficiente e congrua. È stata inoltre respinta la questione di legittimità costituzionale relativa alla competenza del Ministro della giustizia nel disporre tale misura, ribadendo la natura amministrativa del provvedimento, seppur soggetto a pieno controllo giurisdizionale.
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