Definizione
Una società che esiste nei fatti per il comportamento concludente dei soci, anche in assenza di un atto costitutivo formale.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 166 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 45% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 45%
- Rigettato 35%
- Inammissibile 13%
- Estinto 1%
- Altro 6%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 571%
- Civile Sez. 122%
- Civile Sez. Lavoro6%
Precedenti più richiamati
- Cass. 14387/2014in 33 provvedimenti
- Cass. 23261/2018in 30 provvedimenti
- Cass. 24025/2018in 33 provvedimenti
- Cass. 4580/2018in 23 provvedimenti
- Cass. 22251/2024in 7 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un proprietario confinante ha richiesto il riscatto agrario di un terreno agricolo venduto a terzi, sostenendo la mancata notifica della vendita per la prelazione. Gli acquirenti hanno contestato l'assenza della coltivazione diretta continuativa da parte del richiedente. I giudici hanno accertato che il fondo confinante non era lavorato direttamente dalla persona fisica, bensì gestito da una società agricola autonoma costituita tra eredi. Inoltre, l'attività agricola dell'attore risultava soltanto sporadica e priva dei requisiti minimi di abitualità. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di riscatto agrario, ribadendo che la prelazione non spetta a chi non coltiva direttamente il terreno nel biennio precedente e ha condannato il ricorrente a pagare le spese processuali.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'ammissione di un credito al passivo di un fallimento. Un investitore aveva perso denaro a causa di operazioni finanziarie abusive condotte da una società di fatto e dai suoi soci. Il Tribunale aveva riconosciuto il risarcimento basandosi sul principio di non contestazione: i fatti allegati dall'investitore non erano stati specificamente negati dalla curatela fallimentare. La Cassazione ha ribadito che il principio di non contestazione si applica anche nei giudizi di opposizione allo stato passivo fallimentare. La curatela, pur essendo terza rispetto ai fatti, ha l'onere di contestare in modo specifico le allegazioni del creditore. La sentenza ha quindi respinto il ricorso dei fallimenti, confermando il diritto dell'investitore al risarcimento.
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La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Curatore, confermando la revoca del fallimento supersocietà di fatto. La Corte d'Appello aveva escluso l'esistenza di tale entità tra un individuo e diverse società, poiché mancava la prova di un comune intento sociale. Le operazioni finanziarie tra le parti erano considerate bilaterali e disorganiche, non espressione di un'impresa comune. La Suprema Corte ha ribadito la necessità di una rigorosa dimostrazione di un patrimonio e attività comuni, non riscontrati nel caso, prevalendo l'interesse individuale.
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Due fratelli gestivano di fatto un'azienda agricola utilizzando un conto corrente bancario cointestato. Alla morte di uno di essi, i suoi eredi hanno citato in giudizio il fratello superstite, chiedendo la ricostruzione contabile dei rapporti e la restituzione delle somme prelevate oltre la propria quota spettante. Il convenuto si è opposto, eccependo un precedente giudicato e sostenendo l'inapplicabilità del rendiconto tra soci co-amministratori. I giudici di merito hanno respinto le eccezioni difensive. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente le pronunce precedenti, stabilendo che sussiste l'obbligo di rendiconto agli eredi da parte dell'amministratore superstite. Questo adempimento contabile è indispensabile per redigere la situazione patrimoniale aggiornata e determinare il valore economico della quota societaria da liquidare agli eredi.
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Un soggetto ha chiesto il riconoscimento di una società di fatto con altri due per la gestione di un'azienda, reclamando il 50% degli utili. I giudici di merito hanno respinto la domanda, interpretando i documenti come un prestito e non come prova di una società. Il ricorrente ha impugnato la decisione in Cassazione. La Corte Suprema ha confermato che l'interpretazione dei documenti è una questione di fatto, correttamente valutata dai giudici precedenti, e ha rigettato il ricorso. Non è stata riconosciuta l'esistenza della società di fatto.
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Due socie hanno gestito un'attività economica comune dal 1997 al 2005. Una delle due ha agito in giudizio per ottenere il pagamento degli utili maturati e mai incassati, unitamente alla propria quota di liquidazione. I giudici di merito hanno accertato l'esistenza di una società di fatto e condannato la seconda socia al pagamento di oltre 220.000 euro complessivi. La socia condannata ha proposto ricorso per Cassazione contestando la quantificazione delle somme e la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni precedenti e stabilendo l'impossibilità di riesaminare le prove e i fatti già valutati uniformemente nei primi due gradi di giudizio. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese di lite.
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Un socio ha impugnato la nomina di un altro socio come amministratore unico di una società di fatto. Egli sosteneva che tale decisione rappresentava una modifica del contratto sociale e richiedeva l'unanimità dei consensi, non la semplice maggioranza. La Corte d'Appello ha accolto il suo ricorso, dichiarando nulla la nomina. La Corte di Cassazione ha confermato questa impostazione, dichiarando inammissibile il ricorso degli altri soci. La sentenza ribadisce che le modifiche al contratto sociale di una società di fatto, specialmente quelle che riguardano la nomina di un amministratore designato nell'atto costitutivo, necessitano del consenso di tutti i soci.
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Un Socio Attore ha chiesto il riconoscimento di una società di fatto occulta con altri soggetti, che appariva esternamente come ditta individuale, e la liquidazione della sua quota. Il Tribunale ha inizialmente rigettato la domanda. La Corte d'Appello ha invece accolto la richiesta, accertando l'esistenza della società e condannando gli altri soci al pagamento della quota. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha rigettato i ricorsi degli altri soci, che sostenevano la novità della domanda in appello e la falsa applicazione delle norme sulla confessione. La Suprema Corte ha ribadito che la richiesta di accertamento di una società di fatto, anche se dissimulata, non è una domanda nuova.
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La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di Fallimento società di fatto, confermando l'estensione del fallimento a un'imprenditrice individuale. L'Imprenditore A, già fallito, aveva una relazione commerciale con L'Imprenditrice B. Nonostante L'Imprenditrice B sostenesse l'esistenza di un contratto di associazione in partecipazione, i giudici hanno riconosciuto una società di fatto occulta tra i due. Questa decisione ha implicato l'estensione del fallimento anche a L'Imprenditrice B e alla società di fatto stessa, ribadendo che la forma giuridica apparente non prevale sulla realtà sostanziale del rapporto societario.
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La Cassazione ha affrontato il caso di una società di fatto e dei suoi soci, responsabili di danni a un investitore tramite operazioni finanziarie abusive. Il Tribunale aveva ammesso il credito dell'investitore nel fallimento, basandosi sul principio di non contestazione nel fallimento dei fatti da parte dei curatori. I curatori hanno proposto ricorso, ma la Suprema Corte lo ha rigettato. Ha ribadito che il curatore fallimentare, pur essendo terzo, deve contestare specificamente i fatti allegati dal creditore, altrimenti questi si considerano provati.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato maggiori imposte a una comunione ereditaria agricola, qualificata come società di fatto, a causa della vendita non fatturata di vino. Alcuni eredi hanno impugnato l'atto sostenendo che un singolo socio avesse agito autonomamente e sottratto i proventi. Nel ricorso iniziale non è stato tuttavia coinvolto il socio autore materiale della cessione. La Corte di Cassazione ha stabilito che in sede di accertamento fiscale su società di fatto sussiste un litisconsorzio necessario tra tutti i soci. La mancata citazione di uno di essi rende nullo l'intero processo, imponendo la ripartenza del giudizio dal primo grado.
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L'ente previdenziale ha richiesto contributi a un cittadino ritenuto socio lavoratore nell'attività di ristorazione della convivente. L'ente ha quindi disposto la sua iscrizione alla gestione commercianti. L'interessato ha impugnato gli addebiti sostenendo l'assenza del vincolo societario. Ha inoltre fatto valere una precedente sentenza favorevole emessa contro l'Ispettorato del lavoro. I giudici di merito hanno respinto l'opposizione accertando la prestazione continuativa nell'impresa. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudicato esterno invocato non produce effetti verso l'ente previdenziale perché riguardava soggetti e oggetti differenti. L'obbligo contributivo resta quindi pienamente valido.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente maggiori imposte per l'anno 2007. L'ente ha ipotizzato l'esistenza di una società di fatto a causa di una delega a operare sul conto corrente societario. I giudici di merito hanno annullato l'accertamento tributario per difetto di motivazione. L'amministrazione ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, il contribuente ha presentato istanza formale per accedere alla definizione agevolata della controversia ai sensi della legge di riforma della giustizia tributaria. I giudici supremi hanno accolto la domanda, sospendendo il procedimento giudiziario per consentire la chiusura agevolata della pendenza fiscale.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente maggiori imposte per l'anno 2007. Il Fisco riteneva che il contribuente facesse parte di una presunta società di fatto, basandosi sulla delega a operare su un conto corrente societario. Sia la Commissione Tributaria Provinciale sia la Commissione Tributaria Regionale hanno annullato l'atto impositivo per difetto di motivazione. I giudici hanno rilevato la mancata allegazione del processo verbale di constatazione e dei suoi allegati. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Il contribuente ha depositato un'istanza formale per usufruire della definizione agevolata della controversia prevista dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, ordinando la sospensione del processo e rinviando la causa.
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L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento IRPEF nei confronti di un contribuente, ritenendo che facesse parte di una società di fatto non dichiarata insieme ad altri soci. Il contribuente ha impugnato l'atto da solo. La Corte di Cassazione ha stabilito che, quando l'accertamento fiscale riguarda una società di persone o una società di fatto, si configura un caso di litisconsorzio necessario. Questo significa che tutti i soci e la società stessa devono partecipare obbligatoriamente allo stesso processo. Non essendo stati coinvolti gli altri soci, la Cassazione ha dichiarato nullo l'intero giudizio precedente e ha rinviato la causa al giudice di primo grado per integrare il contraddittorio.
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L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento IRPEF nei confronti di un contribuente, ritenuto socio di una società di fatto insieme ad altri soggetti. Il giudizio si è svolto solo tra il singolo contribuente e il fisco, escludendo gli altri soci e la società stessa. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accertamento dei redditi di una società di persone e l'imputazione ai soci richiede obbligatoriamente la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti. Trattandosi di un caso di litisconsorzio necessario, la mancata partecipazione di tutti i soci rende l'intero processo nullo. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa al giudice di primo grado affinché il processo venga celebrato nuovamente con la partecipazione di tutti i soggetti interessati.
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L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro una presunta società di fatto composta da tre soggetti. Uno solo dei presunti soci ha impugnato l'atto, arrivando fino alla Commissione Tributaria Centrale, che ha annullato le imposte. La Cassazione ha però accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che quando si discute dell'esistenza di una società e della ripartizione dei suoi redditi, tutti i presunti soci devono partecipare al processo. Questo principio, noto come litisconsorzio necessario tributario, comporta che la mancata partecipazione di anche uno solo dei soci renda l'intero giudizio nullo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente e ha rinviato la causa al giudice di merito affinché convochi tutti i soggetti coinvolti per un nuovo esame.
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L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contestando l'esterovestizione societaria di una società olandese, considerata fittizia e gestita in Italia da un Amministratore di fatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale dell'Amministratore, confermando la sua responsabilità personale quale dominus effettivo della società. Inoltre, la Suprema Corte ha accolto il ricorso incidentale del Fisco, statuendo che la cancellazione della società dal registro delle imprese prima della notifica dell'atto impositivo ne determina l'estinzione e la perdita di capacità processuale. Di conseguenza, l'ex liquidatore non poteva impugnare l'atto in rappresentanza della società ormai estinta. La decisione impugnata è stata cassata senza rinvio limitatamente al ricorso della società, confermando la legittimità delle pretese fiscali nei confronti del reale gestore.
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A seguito dello scioglimento società di fatto, i soci si scontravano sulla divisione di un immobile comune. I Soci Ricorrenti avevano utilizzato in via esclusiva l'immobile dopo lo scioglimento. I Soci Controricorrenti chiedevano l'attribuzione del bene e il pagamento dei frutti civili per il mancato godimento. Il Tribunale e la Corte d'Appello determinavano i rapporti di dare-avere, ponendo a carico dei Soci Ricorrenti il valore figurativo dell'affitto (frutti civili) oltre agli interessi legali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei Soci Ricorrenti, confermando che l'uso esclusivo dell'immobile comune genera l'obbligo di risarcire gli altri soci con i frutti civili (pari al valore di mercato dell'affitto), i quali costituiscono un debito di valuta e producono interessi legali anno per anno.
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L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento IRPEF nei confronti di un socio di una presunta società di fatto. Il contribuente ha impugnato l'atto, ma il giudizio si è svolto solo tra lui e il fisco, escludendo gli altri soci e la società stessa. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di rettifica dei redditi di una società di persone o di fatto, sussiste un'ipotesi di litisconsorzio necessario. L'accertamento è infatti unitario e coinvolge inscindibilmente tutti i soggetti. Di conseguenza, il processo celebrato senza la partecipazione di tutti i soci è nullo. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza e ha rinviato la causa al giudice di primo grado affinché il processo venga celebrato nuovamente con la partecipazione obbligatoria di tutti i soggetti interessati.
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