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Soccombenza

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Provvedimenti

Onere della prova: chi deve dimostrare il credito?
Una società cessionaria di crediti ha citato in giudizio un ente pubblico per il pagamento di fatture insolute. Il Tribunale ha respinto la domanda, applicando il principio dell'onere della prova. L'ente convenuto ha dimostrato di aver pagato o estinto la maggior parte dei debiti. Per la restante parte, la società attrice non ha fornito prove sufficienti a dimostrare né l'esistenza del credito né la colpa dell'ente nel ritardo dei pagamenti, vedendosi così rigettare anche le richieste per interessi.
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Disconoscimento firma: quando la CTU è decisiva
Un cliente si oppone a un decreto ingiuntivo per un debito derivante da due finanziamenti, eccependo la prescrizione e il disconoscimento della propria firma sui contratti. Il Tribunale di Roma ha respinto l'opposizione, confermando il debito. La decisione si fonda sulla corretta applicazione della prescrizione decennale, che decorre dalla scadenza dell'ultima rata, e sull'esito di una perizia grafologica (CTU) che ha confermato l'autenticità delle firme, rendendo il disconoscimento firma inefficace.
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Ripetizione di indebito: onere della prova del pagamento
Un ex inquilino ha richiesto la restituzione di somme per utenze elettriche successive alla fine della locazione. Il Tribunale ha respinto l'appello, confermando la decisione di primo grado. La motivazione centrale è che l'attore non ha adempiuto all'onere della prova richiesto per l'azione di ripetizione di indebito, non dimostrando l'effettivo pagamento delle somme richieste, ma solo la ricezione delle fatture.
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Compensazione spese processuali: quando è illegittima
Il Tribunale di Roma ha riformato una sentenza di primo grado che aveva disposto la compensazione spese processuali nonostante la totale vittoria di una parte. La Corte ha stabilito che la compensazione è un'eccezione che richiede motivazioni gravi ed eccezionali, assenti nel caso di specie, condannando la parte soccombente al pagamento di tutte le spese.
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Rendita per malattia professionale: accolta al 21%
Un operatore ecologico ha citato in giudizio un ente previdenziale per ottenere il riconoscimento di una rendita per malattia professionale superiore a quella inizialmente liquidata (18%). L'ente non contestava l'origine professionale delle patologie ma solo la percentuale di invalidità. Il Tribunale, avvalendosi di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), ha accertato un'invalidità permanente del 21%. Di conseguenza, ha condannato l'ente al pagamento della rendita per malattia professionale, poiché la percentuale supera la soglia legale del 16% per tale prestazione.
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Compensazione spese legali: il caso del lavoro irregolare
Una Corte d'Appello ha stabilito la totale compensazione delle spese legali in un caso di lavoro irregolare, nonostante la conferma della violazione. La decisione si fonda sulle particolari circostanze umanitarie del rapporto di lavoro, che vedeva un dipendente con permesso di soggiorno scaduto continuare a lavorare per mere esigenze di sussistenza. La Corte ha ritenuto che, sebbene le violazioni fossero state accertate, la specificità della vicenda giustificasse una deroga al principio della soccombenza, portando alla riforma della sentenza di primo grado che aveva previsto solo una compensazione parziale.
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