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Provvedimenti

Carta Docenti: Sì anche ai precari. La sentenza
Il Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, ha accolto il ricorso di una docente precaria, riconoscendole il diritto a ricevere la 'Carta Docenti' da 500 euro per gli anni scolastici in cui ha lavorato con contratti a tempo determinato. La sentenza stabilisce che escludere i docenti precari da questo beneficio viola il principio di non discriminazione sancito dal diritto dell'Unione Europea e dalla Costituzione italiana, poiché la necessità di formazione continua è identica a quella dei docenti di ruolo. Di conseguenza, l'amministrazione scolastica è stata condannata al pagamento delle somme non corrisposte per gli anni di servizio precario.
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Responsabilità solidale ente delegato: la Cassazione
Una cooperativa di costruzioni, delegata da un comune per la realizzazione di un'opera, è stata ritenuta corresponsabile per i danni derivanti da un'occupazione illegittima di un terreno privato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della cooperativa, confermando il principio della responsabilità solidale dell'ente delegato. Secondo la Corte, il delegato ha il dovere di verificare la legittimità della procedura e non può essere esonerato dalla responsabilità solo perché gli atti amministrativi erano validi al momento dell'esecuzione dei lavori, se poi annullati.
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Licenziamento illegittimo: decadenza eccezione e danni
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ribadendo che l'eccezione di decadenza per l'impugnativa del recesso datoriale deve essere sollevata dalla parte convenuta, trattandosi di un diritto disponibile. Ha inoltre confermato la corretta determinazione del risarcimento danni, ritenendola logica e coerente. Il ricorso è stato rigettato, con condanna al pagamento delle spese legali.
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Superiore inquadramento: cosa decide il giudice?
Un lavoratore, assunto prima da una società appaltatrice e poi direttamente dall'azienda committente, ha richiesto il riconoscimento di un superiore inquadramento. Il Tribunale ha respinto le doglianze sull'illegittimità dei contratti a termine, considerandoli due rapporti di lavoro distinti. Tuttavia, ha accolto la domanda di superiore inquadramento, riconoscendo al lavoratore il 5° livello del CCNL per il secondo periodo lavorativo, sulla base delle mansioni effettivamente svolte che includevano l'uso di mezzi meccanici.
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Contratto preliminare e art. 2932: i requisiti
Un promissario acquirente ha richiesto il trasferimento di un immobile tramite un'azione ex art. 2932 c.c., basata su un contratto preliminare. Il Tribunale ha dichiarato la domanda improcedibile. La causa è la mancanza delle dichiarazioni di conformità urbanistica e catastale, considerate condizioni essenziali dell'azione. Senza questi requisiti, il giudice non può emettere una sentenza che trasferisca la proprietà.
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Vizio occulto auto: risarcimento per uso specifico
Una scuola guida ha acquistato un'auto con un difetto al cambio che, sebbene non la rendesse del tutto inutilizzabile, la rendeva inadatta all'insegnamento. Il Tribunale di Milano ha riconosciuto la presenza di un vizio occulto auto, condannando la concessionaria a risarcire l'acquirente per la diminuzione di valore del veicolo, oltre al rimborso delle spese legali e di perizia. La decisione si è basata sulla valutazione di un consulente tecnico che ha stimato la perdita di valore al 20%.
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Calcolo interessi crediti di lavoro: si fa sul lordo
Una società si opponeva al pagamento di interessi e rivalutazione calcolati sull'importo lordo delle retribuzioni dovute a un ex dipendente, sostenendo che il calcolo dovesse basarsi sul netto già corrisposto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il calcolo interessi crediti di lavoro deve avvenire sull'importo lordo, poiché anche le ritenute fiscali sono di pertinenza del lavoratore.
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Ricorso inammissibile: i requisiti dell’appello
Una società sanitaria ha presentato ricorso contro una sentenza che la condannava a pagare arretrati a due dipendenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su vizi formali: il ricorso non specificava chiaramente le norme violate né le regole interpretative disattese e, violando il principio di autosufficienza, non includeva documenti essenziali per la valutazione del caso.
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Contratto a termine scritto: quando è valido?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8588/2019, ha ribadito un principio fondamentale: un contratto a termine scritto deve essere stipulato prima o contestualmente all'inizio della prestazione lavorativa. Nel caso esaminato, una fondazione teatrale aveva fatto firmare i contratti ai lavoratori solo dopo che questi avevano già iniziato a lavorare. I giudici hanno dichiarato l'illegittimità di tali contratti, convertendo il rapporto di lavoro in uno a tempo indeterminato. La Corte ha sottolineato che la forma scritta e la sua tempestività sono requisiti essenziali per la validità della clausola che appone un termine al rapporto.
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Conversione contratto a termine: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito sulla conversione contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato. Il caso riguardava un lavoratore di una fondazione lirico-sinfonica il cui contratto era stato stipulato dopo l'effettivo inizio della prestazione lavorativa. La Corte ha rigettato il ricorso della fondazione, stabilendo che la valutazione dei fatti (come la data di inizio del lavoro) non può essere riesaminata in sede di legittimità e che una legge successiva, che impone una selezione pubblica per le assunzioni, non può essere applicata retroattivamente a un contratto del 1998.
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Incarichi dirigenziali: giurisdizione e criteri
Un candidato ha impugnato la procedura di selezione per un incarico dirigenziale nel settore pubblico, contestando la giurisdizione del giudice e diverse presunte irregolarità. La Corte d'Appello ha confermato la giurisdizione del giudice ordinario per gli incarichi dirigenziali nel pubblico impiego privatizzato, ribaltando la decisione di primo grado. Tuttavia, ha respinto nel merito tutte le censure del ricorrente, affermando la legittimità delle scelte discrezionali della commissione esaminatrice in assenza di una manifesta irragionevolezza.
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Servitù di passaggio gratuita: quando spetta?
Una società, il cui terreno è diventato intercluso a seguito di un'espropriazione da parte di un Comune, ha chiesto una servitù di passaggio gratuita su fondi vicini. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la servitù di passaggio gratuita, ai sensi dell'art. 1054 c.c., può essere costituita solo sulla porzione di fondo residua da cui è stata distaccata la parte espropriata, e non su fondi di terzi o su altri fondi dell'ente espropriante.
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Rinuncia al ricorso: effetti e conseguenze in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un appello a seguito della rinuncia al ricorso da parte delle agenzie fiscali ricorrenti. Sebbene non notificata formalmente, la rinuncia ha determinato una sopravvenuta carenza di interesse alla decisione, con conseguente condanna delle agenzie al pagamento delle spese processuali.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se imposto da Casse
La Corte d'Appello di Bologna ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata ai propri pensionati. La sentenza stabilisce che tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale, può essere introdotto solo da una legge dello Stato e non da un regolamento interno della Cassa. Di conseguenza, la Cassa è stata condannata a restituire le somme indebitamente trattenute, confermando un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato.
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Risoluzione contratto: costi a carico del venditore
La Corte d'Appello ha stabilito che, in caso di risoluzione del contratto di compravendita di un'auto per vizi occulti, il venditore è tenuto a rimborsare non solo il prezzo, ma anche le spese accessorie come quelle di deposito del veicolo. La sentenza chiarisce che la restituzione del bene da parte del compratore è un effetto automatico della risoluzione e non necessita di una domanda esplicita. Inoltre, ha riformato la decisione di primo grado, aumentando l'importo delle spese legali liquidate al di sotto dei minimi tariffari.
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Compensazione spese legali: no se per contumacia
La Corte di Cassazione ha stabilito che la compensazione delle spese legali non può essere disposta unicamente sulla base della contumacia della parte soccombente. Un contribuente aveva vinto la sua causa contro l'agente della riscossione, ma i giudici di merito avevano compensato le spese. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, affermando che la contumacia non costituisce una di quelle 'gravi ed eccezionali ragioni' richieste dalla legge per derogare al principio secondo cui il perdente paga le spese.
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Impossibilità giuridica demolizione: limiti all’opposizione
La Corte di Appello di Bologna ha rigettato un appello riguardante un'opposizione all'esecuzione forzata di una demolizione. Gli appellanti sostenevano l'impossibilità giuridica della demolizione a causa di normative urbanistiche sulle distanze tra edifici. La Corte ha stabilito che tale questione non può essere sollevata in sede di opposizione all'esecuzione, poiché attiene al merito della decisione già passata in giudicato. La competenza a valutare le modalità esecutive, inclusa l'eventuale esecuzione per equivalente, spetta al Giudice dell'Esecuzione. Di conseguenza, l'appello è stato respinto e gli appellanti sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Restituzione prestito: prova valida con WhatsApp
In una causa per la restituzione di un prestito, il Tribunale ha condannato due debitori al pagamento di 15.000 euro ciascuno. La decisione si è basata su prove documentali come bonifici, messaggi WhatsApp e una testimonianza chiave, nonostante i debitori fossero assenti al processo (contumaci). La sentenza sottolinea come la combinazione di queste prove sia sufficiente a dimostrare l'esistenza del credito, ponendo a carico dei debitori l'onere, non assolto, di provare l'avvenuto pagamento.
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Correzione errore materiale: spese legali dimenticate
La Corte di Cassazione, tramite una ordinanza per correzione errore materiale, ha integrato una precedente sentenza che aveva omesso di pronunciarsi sulla condanna alle spese processuali in favore di un controricorrente. Quest'ultimo, pur avendo resistito con successo al ricorso principale, non era stato menzionato nel dispositivo riguardo alle spese. La Corte ha chiarito che la compensazione delle spese disposta nella sentenza originaria riguardava unicamente il rapporto tra i ricorrenti principali e un altro ricorrente incidentale, e non il controricorrente vittorioso. Di conseguenza, ha corretto l'omissione condannando i ricorrenti principali a rifondere le spese al controricorrente, sanando così l'errore materiale.
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Compenso curatore eredità giacente: la decisione
Il curatore di un'eredità giacente ha contestato il compenso liquidatogli, ritenendolo inadeguato rispetto alla complessa attività svolta, comprensiva di uno 'stralcio divisionale'. Il Tribunale ha parzialmente accolto l'opposizione, aumentando il compenso curatore eredità giacente in virtù della particolare attività di gestione patrimoniale, pur rigettando la richiesta per l'intero importo poiché ritenuta eccessiva e non sufficientemente motivata.
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