Definizione
Un peso imposto su un fondo (detto servente) per l'utilità di un altro fondo (detto dominante) appartenente a un diverso proprietario.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 37 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 47% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 42%
- Rigettato 47%
- Inammissibile 6%
- Altro 6%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2026
Sezioni
- Civile Sez. 286%
- Civile Sez. 58%
- Civile Sez. 66%
Precedenti più richiamati
- Cass. 16698/2017in 3 provvedimenti
- Cass. 16495/2003in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 3925/2024in 4 provvedimenti
- Cass. S.U. 8434/2020in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 27195/2023in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
I proprietari di unità immobiliari hanno citato in giudizio il vicino per ottenere l'accertamento di una servitù di passaggio su una terrazza-ballatoio comune. Gli attori sostenevano che un vecchio atto di divisione del 1966 avesse costituito tale diritto o, in subordine, che la servitù fosse sorta per usucapione cinquantennale. La Suprema Corte ha confermato il rigetto della domanda. I giudici hanno chiarito che le clausole contrattuali generiche non bastano a creare un peso reale tra fondi. Inoltre, la presenza di semplici porte o cancellini a molla non integra quelle opere visibili e permanenti necessarie all'acquisto per usucapione di una servitù non apparente. Per aver insistito nel giudizio accelerato infondato, i ricorrenti hanno subito anche la condanna per lite temeraria.
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Una società immobiliare proprietaria di un terreno agisce in giudizio per ottenere l'esercizio di una servitù di passaggio e la costruzione della relativa strada a spese dei proprietari dei fondi confinanti. I proprietari convenuti chiedono di spostare il transito su un percorso alternativo. La Corte d'Appello conferma il tracciato originario e divide a metà le spese di costruzione. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso dei proprietari confinanti. La Suprema Corte chiarisce che la riduzione della richiesta economica non integra una domanda nuova. Inoltre, lo spostamento del passaggio su un fondo differente richiede una valutazione discrezionale del giudice e presuppone che il nuovo percorso sia ugualmente agevole. La Corte condanna infine i ricorrenti per responsabilità aggravata.
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La Corte d'Appello di Venezia ha confermato l'esistenza di una servitù di passaggio costituita per contratto tra comproprietari. La decisione chiarisce che il diritto reale non si estingue per prescrizione decennale e che la presenza di ostacoli fissi nelle aree comuni legittima l'azione legale per il ripristino del passaggio.
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Una condomina ha citato in giudizio i comproprietari di un appartamento dello stabile, i quali avevano installato sul muro perimetrale comune contatori di acqua e luce a servizio di un altro immobile adiacente ed estraneo al condominio. L'attrice ha chiesto la rimozione degli impianti per illegittima imposizione di una servitù. I convenuti hanno eccepito la titolarità delle forniture e chiesto la rimozione di un climatizzatore altrui. La Corte di Cassazione ha confermato che l'uso del muro comune per favorire un immobile estraneo al condominio crea una servitù abusiva se manca l'accordo unanime di tutti i partecipanti. I giudici hanno tuttavia cassato la decisione con rinvio poiché la Corte d'Appello ha del tutto omesso di pronunciarsi sulla domanda riconvenzionale relativa all'impianto di climatizzazione.
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Un Proprietario ha citato in giudizio un Utilizzatore per aver installato impianti idrici, elettrici e una canna fumaria senza consenso sul suo immobile. L'Utilizzatore ha invocato un accordo privato del 1974, firmato da un presunto Rappresentante del Proprietario, per la costituzione di una Servitù prediale apparente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Utilizzatore, confermando che per la costituzione di una servitù è necessaria la forma scritta e che il principio dell'apparenza non si applica se la procura del Rappresentante non è stata rilasciata per iscritto. Inoltre, non è stata provata la visibilità delle opere per l'usucapione della servitù. L'Utilizzatore deve rimuovere gli impianti e pagare le spese legali.
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Un Proprietario Ricorrente ha citato in giudizio una Cooperativa Confinante per accertare i confini e ottenere il risarcimento per l'usurpazione di una porzione di terreno. Il giudice di primo grado ha stabilito i confini e ordinato la restituzione dell'area. La Corte d'Appello ha parzialmente riformato la decisione, respingendo la restituzione e ordinando al Proprietario Ricorrente di rimuovere uno scivolo e chiudere aperture. La Cassazione ha rigettato il ricorso sul regolamento di confini, ma ha accolto i motivi relativi alle servitù prediali, annullando l'ordine di rimozione dello scivolo e l'affermazione di servitù non contrattualmente stabilite. La sentenza ha chiarito che l'eccessiva onerosità non estingue le servitù volontarie e che le servitù devono essere chiaramente previste da un titolo.
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La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di contestazione sulla sussistenza di una servitù di passo carrabile. Un'azienda rivendicava il diritto di transito veicolare su una rampa e un'area di distacco di proprietà di un'altra società, sostenendo che tale diritto fosse stato trasferito tramite atti di compravendita o si fosse costituito per destinazione del padre di famiglia. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che i titoli di acquisto non prevedevano il trasferimento della servitù e che mancavano le condizioni necessarie, come opere visibili e permanenti, per la costituzione della servitù di passo carrabile per destinazione del padre di famiglia. L'azienda ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Un Condominio ha citato in giudizio un'Azienda e un Proprietario per l'uso del cortile condominiale, contestando parcheggi, deposito di materiali (pallet) e fioriere, ritenendo violato il regolamento condominiale e i limiti di una servitù di passaggio e sosta. Dopo che i primi due gradi di giudizio avevano respinto le sue richieste, il Condominio ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che l'uso del cortile condominiale da parte del Proprietario, sia come condomino che come titolare di servitù, rientra nei limiti consentiti, non pregiudicando il godimento degli altri condomini.
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Un Proprietario ha avviato una causa per accertare la sua proprietà esclusiva su un viottolo, chiedendo la rimozione di opere realizzate da altri Soggetti in violazione delle distanze legali e il risarcimento dei danni. I Soggetti si sono difesi, sostenendo di aver acquisito per usucapione il diritto di mantenere le opere e chiedendo la rimozione di uno sporto del Proprietario. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda del Proprietario e accolto in parte quella dei Soggetti. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha ritenuto il ricorso del Proprietario inammissibile per carenze probatorie e per aver proposto una lettura alternativa dei fatti. La causa è stata rinviata per una trattazione in udienza pubblica.
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Una società proprietaria di un immobile esclusivo all'interno di un palazzo ha citato il condominio per far dichiarare cessato il vincolo di destinazione a portineria. Il condominio ha chiesto l'accertamento della natura reale di tale vincolo. La Corte d'Appello ha ritenuto necessaria la presenza in giudizio di tutti i singoli condomini, annullando la precedente sentenza. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa impostazione, accogliendo il ricorso della società proprietaria. I giudici hanno chiarito la piena sussistenza della legittimazione passiva dell'amministratore, escludendo il litisconsorzio necessario dei condomini quando la controversia riguarda l'esistenza di una servitù a vantaggio delle parti comuni e non l'estensione del diritto di proprietà.
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Un Proprietario ha realizzato un locale seminterrato troppo vicino al confine dei Vicini. Il Proprietario sosteneva che l'opera fosse totalmente interrata e che un precedente "nulla osta" lo autorizzasse. La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che, ai fini delle **distanze legali costruzioni**, un manufatto non completamente interrato, stabile e che alteri il piano di campagna, è considerato costruzione. Inoltre, un accordo che deroga le distanze, se non trascritto, non è opponibile ai nuovi proprietari. La sentenza conferma l'obbligo di rispettare le distanze legali.
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La proprietaria di un immobile ha citato in giudizio i vicini confinanti, lamentando il mancato rispetto della distanza minima tra edifici e chiedendo l'arretramento del fabbricato e il risarcimento del danno. I vicini hanno eccepito l'avvenuta usucapione del diritto a mantenere la costruzione nella posizione attuale, dimostrando che l'immobile si trovava lì da oltre vent'anni. Sia i giudici di merito sia la Corte di Cassazione hanno dato ragione ai proprietari del manufatto confinante. I Supremi Giudici hanno confermato che l'usucapione delle distanze legali è pienamente valida ed efficace anche di fronte a eventuali difformità urbanistiche o edilizie, respingendo definitivamente il ricorso e condannando la ricorrente per responsabilità aggravata.
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Una società commerciale ha citato in giudizio la società confinante per veder riconosciuta una servitù di passaggio pedonale e carrabile gravante sul terreno di quest'ultima. La convenuta aveva sbarrato l'accesso erigendo un muro e posando una rete metallica, sostenendo la facoltà di recintare il proprio fondo e contestando la validità degli accordi storici risalenti al 1956 e confermati nel 2009. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda dell'attrice, ordinando la demolizione del muretto e la rimozione della recinzione. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente le pronunce precedenti, rigettando il ricorso della proprietaria del fondo servente e condannandola alle spese. La servitù costituita per titolo e confermata per iscritto prevale sul diritto di recinzione se le opere impediscono concretamente il transito pattuito.
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Una società proprietaria richiede il rilascio di un locale concesso decenni prima a una società elettrica per installare una cabina di trasformazione. La proprietaria sostiene che il contratto costituisca un semplice diritto d'uso a tempo indeterminato, estinto automaticamente dopo trent'anni per legge. La società energetica eccepisce invece la sussistenza di una servitù di elettrodotto a tempo indeterminato, collegata all'attività di erogazione elettrica. La Corte di Cassazione respinge le richieste della proprietaria dell'immobile. I giudici confermano che l'installazione della cabina rientra a pieno titolo nella servitù di elettrodotto concordata tra le parti. L'impianto industriale di distribuzione funge da fondo dominante. Il vincolo reale rimane pienamente valido senza i limiti temporali trentennali previsti per il diritto d'uso.
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Un proprietario privato e un condominio si sono affrontati in giudizio a causa della presunta violazione di servitù commessa dal titolare del fondo servente. La controversia è giunta dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione, dove risultava già pendente un altro giudizio strettamente collegato tra le medesime parti. I giudici della Terza Sezione Civile hanno rilevato l'intima connessione tra i due ricorsi e la specifica natura reale della controversia. Di conseguenza, la Corte ha disposto la trasmissione degli atti alla Seconda Sezione Civile per assicurare la trattazione congiunta dei procedimenti, garantendo un pronunciamento coordinato e una gestione processuale unitaria ed efficiente.
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La proprietaria di un appartamento ha agito in giudizio contro la vicina per far rispettare una servitù di panorama e il divieto di attività commerciali, pattuiti nel contratto d'acquisto originario. La vicina aveva avviato un agriturismo e piantato alberi che coprivano la vista sul mare. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda, qualificando i patti come semplici obbligazioni personali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della proprietaria, stabilendo che la presenza di piccoli obblighi attivi accessori non cancella la natura di servitù prediale se l'atto esprime chiaramente l'intenzione delle parti di creare un vincolo reale e ne prevede la trascrizione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Una sorella ha fatto causa al fratello pretendendo il riconoscimento di una servitù di attingimento d'acqua dal pozzo situato nel terreno di quest'ultimo, basandosi su un vecchio atto di donazione della madre. Il fratello si è opposto, evidenziando che il terreno della sorella possedeva già un pozzo autonomo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della sorella, confermando che la servitù di attingimento d'acqua non può esistere se manca l'utilità concreta per il terreno che la richiede. Poiché la proprietà della donna era già dotata di acqua, il diritto era stato previsto dalla madre unicamente a favore di un terzo fratello, il cui terreno era privo di fonti idriche. La ricorrente perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali.
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Una proprietaria ha citato in giudizio i vicini confinanti per l'abusiva installazione di una scala a chiocciola sul proprio spiazzo esclusivo e per la costruzione di un capannone in lamiera a distanza inferiore a quella legale dalla propria finestra. La Corte d'Appello ha accertato la proprietà esclusiva dello spiazzo in capo alla donna e ha ordinato l'arretramento del capannone per violazione delle distanze dalle vedute. I vicini hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'apertura fosse solo una luce irregolare e contestando la proprietà dell'area. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'apertura è una veduta e che i giudici di merito hanno correttamente valutato le prove e i titoli di proprietà. I vicini perdono la causa e devono rimuovere la scala e arretrare il capannone.
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Un condomino ha impugnato la delibera assembleare che autorizzava un altro proprietario a riaprire una porta di collegamento tra il pianerottolo comune e un fienile privato, e a spostare i contatori dell'acqua situati in una cantina privata. La Corte d'Appello aveva respinto l'impugnazione, ritenendo irrilevante stabilire se il fienile facesse parte del condominio e considerando lo spostamento dei contatori una mera proposta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che esistono precisi limiti dei poteri dell'assemblea condominiale. L'assemblea non può deliberare su beni di proprietà esclusiva dei singoli condomini né imporre servitù su parti comuni a favore di proprietà estranee senza il consenso unanime. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Una società costruttrice ha contestato l'utilizzo di un tunnel e di una strada da parte di una società funiviaria, sostenendo che la modifica del tracciato della servitù di passaggio originaria fosse avvenuta senza atto scritto. La Corte d'Appello aveva ritenuto valido il nuovo percorso basandosi su accordi verbali e documenti collegati. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società costruttrice, stabilendo che qualsiasi modifica del tracciato di una servitù di passaggio richiede obbligatoriamente la forma scritta a pena di nullità. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza impugnata, rinviando la causa alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata sul rispetto rigoroso della forma scritta.
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