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Servitù Di Veduta

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Provvedimenti

Servitù apparente: finestre tamponate e usucapione
La Corte di Cassazione ha stabilito che delle finestre provvisoriamente tamponate con mattoni non costituiscono un'opera idonea a configurare una servitù apparente di veduta, requisito necessario per l'acquisto tramite usucapione. Il caso riguardava una disputa tra vicini, in cui uno sosteneva di aver usucapito il diritto di veduta nonostante le aperture fossero chiuse. La Corte ha chiarito che l'apparenza richiede opere visibili e inequivocabili nella loro funzione, cosa che non si verifica con finestre murate. Inoltre, ha ribadito che il contratto definitivo di compravendita supera il preliminare e le clausole generiche sulle servitù non hanno valore costitutivo.
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Servitù di veduta: quando la motivazione è apparente
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per motivazione apparente in un caso di servitù di veduta. La controversia riguardava il diritto di veduta da un lastrico solare, ostacolato da una nuova costruzione dei vicini. La Cassazione ha stabilito che i giudici di merito non avevano adeguatamente motivato la loro decisione, limitandosi a richiami generici alla consulenza tecnica senza analizzare le caratteristiche specifiche del lastrico solare. La sentenza è stata cassata con rinvio, sottolineando che per la servitù di veduta è sufficiente la presenza di opere permanenti (come un parapetto), non la prova del suo esercizio continuo.
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Servitù di veduta: quando un balcone è illegale
Un proprietario ha ampliato il proprio balcone fino al muro di confine, trasformandolo in un parapetto per affacciarsi sulla proprietà vicina. Il vicino ha contestato la creazione di una servitù di veduta illegale. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dell'opera, ordinandone la rimozione. La Corte ha stabilito che la trasformazione di un muro divisorio in un parapetto che consente un affaccio comodo e sicuro sulla proprietà altrui costituisce una violazione delle norme sulle distanze e crea una servitù di veduta non consentita.
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Servitù di veduta: quando la convenzione non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una proprietaria che lamentava la lesione della sua servitù di veduta a causa di un muro di confine. La Corte ha stabilito che, per l'esistenza di una servitù di veduta, non è sufficiente una generica previsione in una convenzione di lottizzazione (che indicava siepi e non muri), ma è necessario che sia garantito il requisito del 'comodo affaccio', ovvero la possibilità di affacciarsi e guardare agevolmente sul fondo vicino. Poiché il regolamento edilizio locale permetteva muri alti 1,50 metri, altezza che impedisce tale affaccio, la Corte ha escluso la costituzione della servitù.
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Nuova costruzione: quando la ristrutturazione viola le distanze
La Corte d'Appello di Roma conferma la condanna di una società ad arretrare un edificio realizzato in violazione delle distanze legali. La sentenza chiarisce che un intervento edilizio, anche se definito ristrutturazione, si qualifica come nuova costruzione se comporta un aumento della volumetria preesistente. In tal caso, l'opera deve rispettare le normative sulle distanze tra edifici. Viene invece respinta la domanda relativa alla servitù di veduta per mancanza di prova del titolo di acquisto del diritto.
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