La Corte di Cassazione, con la sentenza 38161/2024, ha rigettato i ricorsi contro un'ordinanza di sequestro preventivo "impeditivo" emessa nei confronti di società coinvolte in una presunta frode legata al "superbonus". La Corte ha stabilito che la misura cautelare è legittima anche se il reato di truffa non è procedibile, qualora sussista il 'fumus' per altri reati come l'emissione di fatture false e l'indebita compensazione. Inoltre, ha chiarito che per il sequestro preventivo è sufficiente la 'pertinenza' del bene al reato, non essendo richiesto un più stringente 'collegamento strutturale'.
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