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Sanzione Amministrativa Pecuniaria

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Provvedimenti

Sanzione amministrativa personale: cosa succede se muori?
Un ex amministratore di un istituto bancario, sanzionato dall'autorità di vigilanza per carenze gestionali, ha impugnato la sanzione. Durante il giudizio in Cassazione, l'amministratore è deceduto. La Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, stabilendo che la sanzione amministrativa personale non si trasmette agli eredi, estinguendosi con la morte del responsabile. Di conseguenza, non si applicano le regole sulla soccombenza per le spese legali.
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Termine decadenziale Consob: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un esponente di una SGR sanzionato dall'Autorità di vigilanza finanziaria. Il caso verteva sul momento di decorrenza del termine decadenziale Consob per la contestazione degli illeciti. La Corte ha stabilito che, in presenza di indagini complesse e del coinvolgimento di altre autorità, il termine non decorre dalla prima acquisizione di informazioni, ma dal momento in cui l'Autorità acquisisce un quadro fattuale e giuridico completo, sufficiente a formulare una contestazione. È stata quindi ritenuta legittima l'attesa degli esiti degli accertamenti condotti da un'altra autorità prima di procedere.
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Sanzione amministrativa Consob: i doveri dei sindaci
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione amministrativa Consob a carico di un membro del collegio sindacale di una banca per omessa vigilanza sulla correttezza dei prospetti informativi. La decisione chiarisce che la responsabilità del sindaco sussiste anche a titolo di colpa e che le sanzioni amministrative in materia finanziaria, in questo specifico caso, non hanno natura sostanzialmente penale. Viene inoltre ribadita la giurisdizione del giudice ordinario e la legittimità della procedura sanzionatoria seguita dall'Autorità di vigilanza.
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Responsabilità esponenti: basta il rischio per la sanzione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7139 del 2025, ha chiarito i presupposti per la responsabilità degli esponenti aziendali nel settore finanziario. Il caso riguardava sanzioni irrogate dall'autorità di vigilanza a una banca e ai suoi dirigenti per violazioni del Testo Unico della Finanza. La Suprema Corte ha stabilito che per configurare il "grave pregiudizio per la tutela degli investitori", non è necessario un danno effettivo e già verificatosi, essendo sufficiente una condotta potenzialmente idonea a ledere gli interessi protetti. La Corte ha inoltre confermato la responsabilità diretta della banca per le dichiarazioni non veritiere rese dai suoi funzionari durante l'attività ispettiva, accogliendo il ricorso dell'autorità di vigilanza e cassando con rinvio la sentenza d'appello.
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