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Risoluzione Del Contratto

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Provvedimenti

Vendita aliud pro alio: onere della prova e risoluzione
Un acquirente compra un'auto usata che si rivela impossibile da immatricolare per gravi difformità (motore e telaio non originali). La Cassazione conferma la risoluzione del contratto per vendita aliud pro alio, stabilendo che il veicolo era totalmente inidoneo all'uso. In questi casi, spetta al venditore, e non all'acquirente, l'onere di provare di aver consegnato un bene conforme. La richiesta di manleva del venditore verso un intermediario è stata respinta.
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Qualità promesse: quando il contratto non si risolve
Un acquirente acquista una cavalla, credendo che appartenga a una specifica razza pregiata come garantito verbalmente. Nonostante la mancanza delle qualità promesse, la Cassazione nega la risoluzione del contratto. La decisione si fonda sulla mancata prova da parte dell'acquirente che quella specifica qualità fosse determinante per l'acquisto, conclusione supportata anche dal prezzo di vendita eccezionalmente basso.
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Aliud pro alio: vendita immobile senza agibilità
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto di compravendita immobiliare per la consegna di un bene 'aliud pro alio'. Il caso riguarda un'autorimessa venduta senza certificato di agibilità a causa di difetti insanabili che ne impedivano il rilascio. La Corte ha stabilito che la consegna di un immobile privo dei requisiti essenziali per ottenere l'agibilità integra una grave inadempienza del venditore, giustificando la risoluzione del contratto, anche se l'acquirente era a conoscenza della mancanza del documento al momento dell'acquisto. La semplice promessa di ottenere il certificato non esonera il venditore dalla responsabilità se il bene è intrinsecamente inidoneo all'uso.
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Vendita su campione: guida alla sentenza della Cassazione
Un acquirente di mobili contesta la difformità di una scrivania rispetto al catalogo, chiedendo la risoluzione del contratto. La Cassazione chiarisce che la vendita basata su catalogo fotografico si qualifica come "vendita su tipo di campione" e non come "vendita su campione". Pertanto, la risoluzione è ammessa solo per difformità notevoli, escludendo il diritto di recesso per vizi minimi e confermando la decisione di merito che aveva rigettato la domanda dell'acquirente.
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Risoluzione contratto: serve la firma di entrambi
Un promissario acquirente consegna assegni non firmati. I tribunali di merito ritengono vi sia una risoluzione del contratto per mutuo consenso basata su una nota unilaterale successiva. La Corte di Cassazione chiarisce che la risoluzione del contratto preliminare richiede un accordo scritto e firmato da entrambe le parti, annullando la decisione e rinviando per una nuova valutazione degli inadempimenti reciproci.
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Imposta registro mandato fiduciario: quando è fissa
La Cassazione stabilisce che la sentenza che dichiara la risoluzione di un mandato fiduciario di tipo germanico e condanna alla restituzione delle somme è soggetta a imposta di registro in misura fissa. Tale pronuncia non determina un trasferimento di ricchezza, ma un mero ripristino della situazione patrimoniale preesistente, poiché la proprietà dei beni non era mai stata trasferita al fiduciario.
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Domanda di recesso: limiti e inammissibilità in appello
La Corte di Cassazione conferma che è inammissibile modificare in appello la domanda di risoluzione del contratto in una domanda di recesso con ritenzione della caparra. La pronuncia chiarisce che la qualificazione giuridica della domanda, operata in una precedente sentenza di cassazione, vincola il giudice del rinvio, precludendo ogni successiva riqualificazione. La controversia, nata da un contratto preliminare immobiliare, si conclude con il rigetto definitivo delle pretese della parte venditrice.
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Certificato di agibilità: ritardo e rischi contrattuali
Una società immobiliare ha acquistato un bene consapevole della mancanza del certificato di agibilità, in attesa di un condono. Dopo un ritardo di 12 anni nel rilascio, ha chiesto la risoluzione del contratto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che non vi è inadempimento del venditore se l'acquirente ha accettato contrattualmente il rischio di un ritardo dovuto a lungaggini burocratiche non imputabili alla parte venditrice.
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Risoluzione e caparra: la Cassazione chiarisce
In un caso di contratto preliminare immobiliare, la Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra risoluzione e caparra. La Corte ha stabilito che una parte che chiede la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni non può ottenere anche il doppio della caparra, rimedio previsto per il diverso istituto del recesso. Viene inoltre ribadito che la prova della simulazione del prezzo tra le parti richiede un atto scritto.
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Risoluzione contratto fallimento: la Cassazione attende
Una società immobiliare ha richiesto la risoluzione di un contratto e la restituzione di beni. A seguito del fallimento della controparte, la Corte d'Appello ha dichiarato l'improcedibilità della causa. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sulla corretta interpretazione della legge fallimentare in merito alla risoluzione contratto fallimento, ha sospeso la decisione in attesa di un pronunciamento chiarificatore delle Sezioni Unite.
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Inadempimento grave e risoluzione del contratto
Una sentenza del Tribunale di Venezia ha dichiarato la risoluzione di un contratto d'appalto per inadempimento grave da parte dell'impresa esecutrice. A seguito della posa di una pavimentazione risultata doppiamente difettosa, prima in magnesite e poi in resina, il giudice ha condannato l'appaltatore a risarcire integralmente i committenti, coprendo i costi per il rifacimento dell'opera, le spese peritali e quelle legali.
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Risoluzione contratto appalto pubblico: quando è lecita
Una società fornitrice impugna la decisione di un ente pubblico di terminare un contratto di fornitura, adducendo come cause di forza maggiore la pandemia e il conflitto bellico. Il Tribunale ha confermato la legittimità della risoluzione contratto appalto pubblico, riscontrando un grave e sistematico inadempimento da parte della società. Quest'ultima è stata condannata al risarcimento dei danni per i maggiori costi sostenuti dall'ente per approvvigionarsi altrove.
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Aliud pro alio: vendita immobile abusivo e risoluzione
La Corte di Cassazione dichiara estinto un giudizio relativo a una compravendita immobiliare. Il caso di merito, deciso dalla Corte d'Appello, aveva qualificato la vendita di un immobile con rilevanti abusi edilizi come una fattispecie di 'aliud pro alio', ovvero la consegna di una cosa per un'altra, portando alla risoluzione del contratto e alla restituzione del prezzo. L'estinzione del giudizio in Cassazione è avvenuta per reciproca rinuncia delle parti all'impugnazione.
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Morosità locazione Covid: quando è inadempimento grave?
Un inquilino non paga l'affitto per mesi invocando la pandemia. La Corte di Cassazione ha stabilito che la morosità locazione Covid non è sempre giustificata. La crisi economica generale post-lockdown non basta a escludere la gravità dell'inadempimento senza una prova specifica del nesso causale tra pandemia e difficoltà economiche dell'inquilino. La valutazione deve considerare primariamente l'interesse del proprietario.
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Efficacia riflessa del giudicato: i limiti verso terzi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20271/2025, ha stabilito che l'efficacia riflessa del giudicato non può estendersi al terzo cessionario di un credito se questi non ha partecipato al processo. Nel caso specifico, una società aveva acquisito dei crediti derivanti da un contratto di consulenza. Successivamente, una sentenza, emessa in un giudizio a cui la società cessionaria era estranea, ha dichiarato la risoluzione del contratto originario. La Cassazione ha chiarito che tale sentenza non può pregiudicare i diritti del cessionario, il cui diritto di credito era sorto autonomamente prima dell'instaurazione del giudizio di risoluzione. La Corte ha quindi cassato la decisione d'appello, affermando che estendere gli effetti della sentenza violerebbe il diritto di difesa del terzo.
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Risoluzione contratto preliminare per inadempimento
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare immobiliare a causa del grave inadempimento del promissario acquirente, che non aveva saldato il prezzo pattuito. La sentenza chiarisce che il certificato di agibilità è necessario solo al momento del rogito definitivo e non per la consegna anticipata del bene.
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Opera d’arte non autentica: il risarcimento del danno
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una vendita di un'opera d'arte non autentica. La sentenza conferma che l'acquirente ha diritto non solo alla restituzione del prezzo, ma anche al risarcimento del danno per il mancato apprezzamento di valore dell'opera (lucro cessante). Tale danno è stato ritenuto prevedibile per un venditore professionista del settore, che ha l'onere di garantire l'autenticità promessa.
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Inadempimento noleggio: cosa fare se il bene è rotto
Una società noleggia un veicolo industriale che si rivela difettoso fin dalla consegna. A fronte dell'inerzia della società fornitrice, il cliente agisce in giudizio. Il Tribunale dichiara la risoluzione del contratto per inadempimento contrattuale del noleggio, condannando la società convenuta, rimasta contumace, a restituire la cauzione e il canone già versato. La decisione si fonda sull'obbligo del noleggiatore di consegnare un bene idoneo all'uso e sul principio dell'onere della prova, che grava su chi deve dimostrare di aver adempiuto correttamente.
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Risoluzione contratto auto: che fare se non la consegnano
Un'acquirente ha ordinato un'auto nuova, pagando caparra e saldo, ma la consegna è stata ritardata di mesi. Dopo aver tentato il recesso, si è rivolta al Tribunale, che ha dichiarato la risoluzione del contratto per grave inadempimento della concessionaria. Quest'ultima è stata condannata a restituire tutte le somme versate e a farsi carico della voltura del veicolo, che aveva illegittimamente intestato all'acquirente.
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Rilascio cantiere: ordine urgente ex art. 700 c.p.c.
Il Tribunale di Milano ha emesso un'ordinanza d'urgenza ex art. 700 c.p.c., ordinando il rilascio immediato di un cantiere. Il caso vedeva contrapposti il proprietario di un immobile e l'impresa appaltatrice, la quale si rifiutava di liberare l'area dopo la risoluzione del contratto per grave inadempimento. Il giudice ha accolto la richiesta del proprietario, ravvisando sia la fondatezza del diritto (fumus boni iuris) sia il pericolo di un danno imminente e irreparabile (periculum in mora), legato al deterioramento dell'immobile e a rischi strutturali.
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