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Riconoscimento Fotografico

Definizione

Attività di indagine con cui si chiede a un testimone o alla vittima di un reato di identificare una persona tra diverse fotografie. La sua idoneità come prova viene valutata dal giudice di merito.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 225 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 86% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 8%
  • Rigettato 6%
  • Inammissibile 86%

Provvedimenti per anno

2019 2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 765%
  • Penale Sez. 222%
  • Penale Sez. 513%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 28391/2017in 16 provvedimenti
  • Cass. 20489/2019in 32 provvedimenti
  • Cass. 23090/2020in 48 provvedimenti
  • Cass. 17103/2018in 16 provvedimenti
  • Cass. 47262/2017in 26 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Riconoscimento fotografico: lecita la prova atipica da video chat
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per spaccio di sostanze stupefacenti, respingendo l'eccezione difensiva sull'invalidità della sua individuazione visiva. La difesa sosteneva che il riconoscimento dell'indagato, immortalato in video di chat con uno pseudonimo, violasse le rigide regole della ricognizione personale formale. I giudici hanno invece ribadito che il riconoscimento fotografico o da filmati operato dalla polizia giudiziaria costituisce una valida prova atipica. La sua affidabilità si fonda sulla certezza espressa dagli investigatori che hanno visionato i filmati, soprattutto nell'ambito del giudizio abbreviato prescelto dall'imputato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Riconoscimento fotografico: le descrizioni vaghe non lo annullano
Due giovani indagati per rapina aggravata hanno contestato la misura cautelare del collocamento in comunità disposta dal Tribunale. I difensori hanno eccepito l'omesso parere del Pubblico Ministero e la presunta inattendibilità del riconoscimento fotografico, a causa di discrepanze tra la prima descrizione fisica e le reali caratteristiche degli accusati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato che l'avviso di interrogatorio non sostituisce la richiesta obbligatoria di parere al Pubblico Ministero. Inoltre, la Corte ha stabilito che lievi difformità tra descrizione somatica ed effettivo aspetto fisico non invalidano il riconoscimento fotografico effettuato dalle vittime con prontezza e certezza subito dopo i fatti contestati.
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Riconoscimento fotografico: la Cassazione conferma la condanna
La vicenda riguarda un imputato condannato per cessione di cocaina. La difesa ha contestato la condanna sostenendo l'inutilizzabilità del verbale di riconoscimento fotografico svolto nelle indagini preliminari, poiché il testimone in udienza ha confermato l'avvenuta individuazione senza però re-identificare fisicamente l'uomo a distanza di tempo. I giudici di merito hanno integrato tale elemento con i filmati delle telecamere di videosorveglianza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. Il riconoscimento fotografico ha pieno valore probatorio se il testimone conferma l'esito positivo delle indagini in aula, rimanendo irrilevante l'omessa ricognizione fisica diretta dovuta al trascorrere del tempo.
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Riconoscimento Fotografico: Valido per la Cautela, Ricorso Inammissibile
Un individuo, accusato di tentato omicidio aggravato, ha visto la sua misura cautelare in carcere sostituita con gli arresti domiciliari. Ha presentato ricorso, contestando la validità del "riconoscimento fotografico" e di altre prove usate per la sua identificazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il riconoscimento fotografico operato dalla polizia è uno strumento investigativo valido e utilizzabile per le misure cautelari, anche senza la presenza del difensore o una preventiva descrizione fisica del soggetto. La decisione ha confermato la solidità delle prove a carico dell'accusato.
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Riconoscimento fotografico: da prova atipica a certezza penale
La vicenda riguarda un'accusa per il delitto di furto con strappo ai danni della vittima. L'imputato ha impugnato la condanna davanti alla Corte di Cassazione, contestando l'attendibilità del riconoscimento fotografico eseguito dalla parte offesa durante le indagini. La difesa sosteneva la necessità di ulteriori riscontri probatori per la presenza di occhiali sul volto dell'indagato. I Giudici di legittimità hanno respinto le doglianze e hanno confermato la piena validità della prova. L'individuazione mediante fotografie costituisce una prova atipica e la sua efficacia dipende dalla credibilità complessiva della deposizione del testimone. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, condannandolo alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Riconoscimento fotografico: Valido ma il reato è prescritto
Due imputati, inizialmente assolti per lesioni personali, sono stati poi condannati in appello basandosi su un riconoscimento fotografico della persona offesa. Hanno contestato la condanna, sostenendo che il riconoscimento fotografico non fosse prova sufficiente senza una ricognizione personale e che la Corte d'Appello avrebbe dovuto rinnovare l'istruttoria. La Corte di Cassazione ha stabilito che il riconoscimento fotografico è una prova valida se confermato in dibattimento. Tuttavia, ha annullato la condanna penale per intervenuta prescrizione del reato, ma ha mantenuto ferme le statuizioni civili, obbligando gli imputati a risarcire i danni alla persona offesa e a coprire le spese legali.
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Riconoscimento fotografico: incertezza in aula non salva dal furto
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati, un Uomo e una Donna, condannati per tentato furto in abitazione aggravato. La difesa contestava l'attendibilità del riconoscimento fotografico avvenuto durante le indagini preliminari, poiché il testimone aveva mostrato incertezza in dibattimento e la testimonianza di un agente di polizia giudiziaria era stata ritenuta inammissibile. La Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che il riconoscimento fotografico iniziale è valido anche se il testimone è incerto in aula, specialmente se confermato da chi ha assistito. La Corte ha così confermato le condanne per il tentato furto.
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Uccisione di animali: la Cassazione valida la prova fotografica del testimone
Un uomo è stato condannato per l'uccisione di animali, avendo sparato a un cane. La sua difesa ha contestato la validità del riconoscimento fotografico da parte di una testimone e l'applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ritenendo che il riconoscimento fotografico fosse attendibile, nonostante alcune iniziali incertezze della testimone, giustificate dal timore. La Corte ha anche validato l'applicazione della recidiva e il risarcimento del danno alla proprietaria dell'animale, respingendo il ricorso dell'imputato. Il caso sottolinea l'importanza della prova fotografica nel processo penale.
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Furto in abitazione: foto e targa confermano la condanna penale
Un uomo è stato condannato per furto in abitazione dopo essersi impossessato di gioielli e orologi per un valore di circa diecimila euro. La vittima, dopo un breve inseguimento, aveva annotato la targa dell'auto usata per la fuga, risultata intestata alla compagna dell'imputato, e lo aveva riconosciuto tramite album fotografico. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'irregolarità dell'individuazione fotografica e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: le contestazioni riproducevano gli stessi argomenti già respinte in appello e richiedevano una nuova valutazione delle prove preclusa in sede di legittimità. Inoltre, la testimonianza della vittima era priva di incertezze e confermata dai riscontri sulla vettura. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Truffa e riconoscimento fotografico: la Cassazione convalida la prova
Due soggetti condannati per truffa hanno presentato ricorso per cassazione contestando la validità dell'individuazione visiva. Secondo la difesa, l'album mostrato al testimone conteneva foto di persone con età anagrafica differente rispetto al presunto autore. La Suprema Corte ha confermato la validità della prova e la condanna degli imputati. I giudici hanno chiarito che il riconoscimento fotografico non deve sottostare alle rigide formalità della ricognizione personale. Il giudice valuta liberamente la dichiarazione testimoniale assieme agli altri elementi probatori raccolti nel processo. Ritenuti i motivi manifestamente infondati e tardivi, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Furti agli Anziani: Il Riconoscimento Fotografico Resiste al Ricorso
Due donne sono state condannate per una serie di furti pluriaggravati ai danni di anziani, perpetrati con inganno. La condanna si basava principalmente sulle dichiarazioni delle vittime e sul riconoscimento fotografico avvenuto durante le indagini preliminari. Le imputate hanno contestato la validità di tale riconoscimento fotografico, sostenendo vizi procedurali e la sua inutilizzabilità a causa della precedente pubblicazione delle loro immagini sui giornali. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ribadendo che il riconoscimento fotografico è una prova atipica, la cui efficacia probatoria dipende dalla credibilità del dichiarante e non da rigide formalità.
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Ricorso Penale Inammissibile: Riconoscimento Valido, Condanna Confermata
Due individui, Il Ricorrente A e Il Ricorrente B, sono stati condannati per rapina e ricettazione. Hanno presentato ricorso in Cassazione contestando la credibilità del riconoscimento fotografico della vittima e la determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che le argomentazioni fossero una mera riproposizione di quelle già avanzate in appello, senza specifici motivi di diritto o di fatto. La Corte ha ribadito l'importanza della specificità del motivo di ricorso penale e ha confermato la validità del riconoscimento e la corretta applicazione dei criteri per la pena. L'inammissibilità del ricorso penale ha comportato la conferma delle condanne e il pagamento delle spese.
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Riconoscimento fotografico: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto pluriaggravato a carico di un imputato, ribadendo la piena validità del riconoscimento fotografico eseguito durante le indagini preliminari. L'imputato sosteneva che l'individuazione da foto fosse inattendibile e priva delle rigide garanzie previste dalla legge per la ricognizione personale. I giudici supremi hanno chiarito che l'individuazione fotografica costituisce una tipica dichiarazione testimoniale e una valida manifestazione visiva. La sua efficacia probatoria non dipende da rigide formalità procedurali, ma dalla credibilità e dalla coerenza complessiva degli elementi accertati. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di truffa: la condanna resiste al ricorso
La vicenda origina da una trattativa per la compravendita di un veicolo, conclusasi con un raggiro ai danni dell'acquirente. La vittima ha individuato l'autore dei fatti mediante un album fotografico mostrato dalle forze dell'ordine. I giudici di merito hanno condannato l'imputato a dieci mesi di reclusione e cinquecento euro di multa per il reato di truffa. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione contestando per la prima volta l'attendibilità del riconoscimento fotografico e la quantificazione della pena economica, invocando il proprio stato di disoccupazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile: le nuove contestazioni non possono essere introdotte per la prima volta in sede di legittimità. L'imputato deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Riconoscimento fotografico congiunto: la Cassazione decide sulla validità
Un individuo è stato condannato per rapina aggravata. La prova chiave era un riconoscimento fotografico effettuato congiuntamente dalle vittime. La Suprema Corte aveva inizialmente annullato la condanna, sollevando dubbi sulla validità di un riconoscimento congiunto a causa di possibili condizionamenti reciproci. Nel successivo giudizio di rinvio, la Corte d'Appello ha riesaminato la prova, ritenendo il riconoscimento fotografico affidabile, soprattutto per la dettagliata descrizione fornita da una delle vittime. La Suprema Corte ha infine dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna e la piena validità del riconoscimento fotografico come prova.
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Rapina: Attenuanti Generiche Negate, Condanna Confermata in Cassazione
Due imputati condannati per rapina e altri reati hanno presentato ricorso in Cassazione. Il Primo Imputato contestava l'affermazione di responsabilità e il mancato riconoscimento del reato continuato. Il Secondo Imputato lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche nella loro massima estensione. La Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto giustificato il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche per il Secondo Imputato, data la sua condotta processuale ambigua e i precedenti. Per il Primo Imputato, ha confermato la responsabilità basata sul riconoscimento fotografico e ha escluso il reato continuato per la distanza temporale tra i fatti. Entrambi dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e rapina confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per i reati di rapina aggravata e sequestro di persona in concorso. Il ricorrente contestava l'attendibilità del riconoscimento fotografico eseguito dalle persone offese, la mancata rinnovazione dell'istruzione nel processo di secondo grado e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici supremi hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della genericità delle censure, le quali riproducevano pedissequamente doglianze già analizzate e respinte con logica dalla corte territoriale. La reiterazione dei motivi e la presenza di numerosi precedenti penali hanno impedito ogni riduzione di pena, comportando anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
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Furto aggravato in ospedale: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una Lavoratrice per **furto aggravato** e indebito utilizzo di una carta bancomat. La Lavoratrice aveva sottratto la carta da una borsa in una stanza di degenza ospedaliera, effettuando prelievi e spese per quasi 4.000 euro. La difesa contestava la riqualificazione del reato da ricettazione a furto aggravato senza contraddittorio, l'applicazione dell'aggravante di furto in luogo pubblico e l'irregolarità dei riconoscimenti fotografici. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la riqualificazione non ha modificato il fatto essenziale, che l'ospedale è considerato luogo pubblico ai fini dell'aggravante e che i riconoscimenti fotografici erano validi.
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Riconoscimento fotografico: dal dubbio alla condanna penale
Due individui hanno aggredito violentemente un commerciante all'interno del suo negozio per futili motivi legati a un diverbio precedente. L'aggressione ha causato lesioni personali guaribili in trenta giorni. I responsabili hanno contestato la loro identificazione, ritenendo invalido il riconoscimento fotografico effettuato dai testimoni durante le indagini preliminari e non ripetuto in aula. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati. I giudici hanno confermato che il riconoscimento fotografico eseguito durante le indagini costituisce una prova atipica pienamente utilizzabile, specie se avvalorata dai filmati di videosorveglianza e dai tratti distintivi degli aggressori. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Riconoscimento fotografico: la Cassazione conferma la validità della prova
Un'imputata è stata condannata per concorso in rapina impropria. La difesa ha contestato la condanna, basata principalmente su un riconoscimento fotografico avvenuto durante le indagini preliminari, ritenuto più affidabile di quello meno certo in dibattimento. Ha anche sollevato dubbi sulla corretta qualificazione del reato e sulla revoca dell'indulto. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il riconoscimento fotografico delle indagini, se confermato in dibattimento, ha pieno valore probatorio. Ha inoltre confermato la corretta qualificazione della rapina impropria e la legittima revoca dell'indulto.
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