Una ricercatrice, assunta a tempo indeterminato da un ente pubblico dopo quasi otto anni di contratti a termine, si è vista negare il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata nel periodo di precariato. L'ente sosteneva che la stabilizzazione creasse una netta separazione con il passato. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice, stabilendo un principio fondamentale: negare il riconoscimento dell'anzianità di servizio è una discriminazione vietata dal diritto europeo. Se le mansioni sono le stesse, tutto il periodo lavorato, anche con contratti a termine, deve essere considerato valido per la progressione di carriera e di stipendio. La modalità di assunzione non può giustificare un trattamento peggiorativo.
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