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Ricettazione Di Carta Di Pagamento

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricettazione di carta di pagamento: confermata la colpevolezza
Un automobilista ha subito una condanna per il possesso e l'uso indebito di una tessera per pedaggi autostradali provento di furto. La difesa ha contestato la sussistenza del reato originario alla base dell'accusa. La Corte di Cassazione ha confermato la ricettazione di carta di pagamento, stabilendo che la natura delittuosa del bene si può desumere anche da elementi logici senza una preventiva condanna per il furto. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno dichiarato prescritto il reato di indebito utilizzo dello strumento di pagamento, rideterminando al ribasso la pena finale per l'imputato a tre mesi e sedici giorni di reclusione oltre alla multa.
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Ricettazione di carta di pagamento: condanna anche senza PIN
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione di carta di pagamento a carico di un soggetto sorpreso in possesso di una tessera bancomat rubata. La difesa sosteneva l'inesistenza del reato poiché l'imputato non conosceva il codice PIN e la carta era stata bloccata dal proprietario, configurando un reato impossibile. I giudici hanno respinto la tesi, stabilendo che la ricettazione di carta di pagamento si consuma con la semplice ricezione consapevole del supporto rubato, spinta dal fine di trarne profitto. Non rileva il fatto che il colpevole non sia poi riuscito a prelevare denaro. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di carta di pagamento: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per i reati di ricettazione di carta di pagamento e indebito utilizzo. La difesa sosteneva l'esistenza di un accordo fraudolento con il titolare della carta prepagata, giustificando il ritardo nella denuncia di smarrimento. I giudici di merito hanno invece accertato l'assenza di prove su tale accordo, ritenendo il ritardo compatibile con un uso occasionale della carta. La Cassazione ha confermato che il giudizio di legittimità non può rivalutare i fatti già logicamente ricostruiti nei gradi precedenti, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione carta di pagamento: non basta dire ‘l’ho rubata io’
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per ricettazione di carta di pagamento a carico di un'imputata. La donna aveva presentato ricorso sostenendo di essere l'autrice del furto e non una semplice ricettatrice, chiedendo così una pena più lieve. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché l'imputata non ha fornito alcuna prova a sostegno della sua versione. In assenza di elementi concreti che dimostrino il furto, il possesso di un bene di provenienza illecita configura il reato di ricettazione. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per la ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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