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Ricettazione Di Assegno

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 85 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 90% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 8%
  • Rigettato 3%
  • Inammissibile 90%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 762%
  • Penale Sez. 238%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 34522/2019in 12 provvedimenti
  • Cass. 22120/2013in 6 provvedimenti
  • Cass. 23768/2021in 4 provvedimenti
  • Cass. 24075/2015in 6 provvedimenti
  • Cass. 4132/2020in 3 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricettazione di assegno: ricorso bocciato e sanzione
L'Imputato ha subito una condanna per i reati di truffa e ricettazione di assegno di provenienza illecita. La difesa e il condannato hanno presentato ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove testimoniali e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. L'impugnazione personale dell'imputato viola le norme procedurali vigenti. Inoltre, il ricorso del difensore ripropone una mera rivalutazione dei fatti già accertati dai giudici territoriali. L'imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla cassa delle ammende.
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Ricettazione di un assegno: la Cassazione conferma la condanna
L'Imputato è stato condannato nei gradi di merito per la ricettazione di un assegno di provenienza illecita. La difesa ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione lamentando vizi di motivazione e violazioni di legge riguardo all'elemento psicologico del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile contestare indistintamente e in modo generico i vizi di motivazione, né richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità. La condanna per il reato di ricettazione di un assegno è diventata così definitiva e l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di assegno: la Cassazione conferma la condanna per truffa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per ricettazione di assegno bancario e truffa. L'imputato aveva contestato la sentenza d'appello, sostenendo che la condanna per ricettazione si basava su prove non utilizzabili e che non era stata valutata l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.). La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che altre prove dimostravano la provenienza illecita dell'assegno e che le condizioni per applicare l'art. 131 bis c.p. non sussistevano, anche a causa dei precedenti penali dell'imputato. La condanna è stata quindi mantenuta.
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Ricettazione di un assegno: la pena resta ferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la ricettazione di un assegno bancario. In secondo grado, i giudici avevano accertato la prescrizione del reato di truffa contestato insieme alla ricettazione. La Corte di Appello aveva quindi eliminato l'aumento di pena legato alla truffa, rideterminando la sanzione finale in un anno e quattro mesi di reclusione oltre a quattrocento euro di multa. La difesa ha lamentato un errore di calcolo nella motivazione della sentenza di merito. La Cassazione ha ribadito che il dispositivo prevale sempre sul testo della motivazione in caso di discrepanza numerica. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di Assegno: Inammissibile il Ricorso del Lavoratore
Un Lavoratore è stato condannato per ricettazione di un assegno di provenienza illecita. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, basandosi sul fatto che il Lavoratore aveva versato l'assegno sul proprio conto senza giustificare la sua provenienza, pur sapendo che apparteneva a un terzo e non era stato ricevuto dall'INPS. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore, ribadendo che la prova dell'elemento soggettivo per la ricettazione può derivare dall'omessa spiegazione della provenienza del bene. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione alla cassa delle ammende.
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Ricettazione di assegni: la depenalizzazione non salva il reo
Un individuo è stato condannato per ricettazione di assegni (nello specifico, sette travel cheque falsificati). L'imputato ha sostenuto che il reato presupposto (falsificazione) fosse stato depenalizzato e che il reato di ricettazione fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna. Ha chiarito che la depenalizzazione del reato presupposto non incide sulla ricettazione di assegni, poiché la legge applicabile è quella in vigore al momento della condotta. Inoltre, i travel cheque non sono equiparabili agli assegni non trasferibili e il reato non era prescritto.
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Ricettazione di Assegni: L’uso illecito di un titolo smarrito
L'Imputato è stato condannato per ricettazione di un libretto di assegni smarrito e per aver pagato merce con un assegno di provenienza illecita e non incassabile. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di aver trovato e appropriato direttamente il libretto, non di averlo ricevuto da terzi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'uso di un assegno con segni identificativi, e la sua spendita per profitto, dimostrano la ricettazione di assegni e la consapevolezza della sua origine illecita, non una semplice appropriazione di cosa smarrita, ora depenalizzata. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e una multa.
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Ricettazione di Assegno: Il Silenzio non Scusa l’Origine Illecita
Un Lavoratore è stato condannato per ricettazione di assegno di provenienza illecita. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di aver fornito una spiegazione plausibile per il possesso dell'assegno e contestando l'applicazione della recidiva. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la mancata giustificazione della detenzione dell'assegno illecito dimostra la consapevolezza della sua provenienza criminosa. Ha inoltre confermato la corretta applicazione della recidiva, basata sui precedenti penali del Lavoratore. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione Assegni: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
Un Lavoratore è stato condannato per ricettazione di assegni. Aveva ricevuto assegni da un Titolare di conto corrente che li aveva denunciati come smarriti, sostenendo che il Titolare non aveva fondi e aveva simulato lo smarrimento per evitare protesti. Il Lavoratore ha chiesto la rinnovazione dell'istruttoria in appello per verificare la disponibilità dei fondi sul conto del Titolare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse correttamente motivato il rifiuto di riaprire l'istruttoria, giudicando irrilevante l'incapienza del conto e insufficienti le spiegazioni del Lavoratore sulla provenienza degli assegni. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di assegno: valore alto e condanna confermata
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di assegno con un valore economico rilevante. Contro la decisione della Corte d'Appello, il soggetto ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e del danno di particolare tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la natura documentale dell'assegno e l'elevata somma riportata escludono la lieve entità del fatto e impediscono la concessione di sconti di pena. L'inammissibilità ha precluso anche il rilievo dell'eventuale prescrizione del reato. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di assegno: possesso irregolare e condanna penale
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione per essere stato trovato in possesso di un assegno di provenienza illecita e per aver tentato di metterlo in circolazione senza fornire spiegazioni convincenti. L'Imputato ha impugnato la sentenza d'appello davanti alla Corte di Cassazione, contestando la mancanza di motivazione sulla sua consapevolezza dell'origine illecita del titolo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna penale e disponendo il versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. La giurisprudenza stabilisce che la ricettazione di assegno si presume provata quando il possessore fa circolare il titolo al di fuori delle regole ordinarie e non dimostra la legittima provenienza del bene.
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Ricettazione di assegni: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per il delitto di ricettazione di assegni bancari di provenienza illecita. L'imputato sosteneva che il fatto integrasse una tentata truffa e lamentava la mancata trascrizione analitica del capo di imputazione nella sentenza di appello. I giudici hanno chiarito che il reato si consuma nel momento esatto in cui la persona riceve i titoli illeciti, rendendo irrilevanti i successivi raggiri per incassarli. Inoltre, l'omessa trascrizione formale dell'accusa non invalida la decisione se i fatti contestati emergono chiaramente dalla lettura integrata dei provvedimenti di primo e secondo grado. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese.
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Ricettazione di assegni tra firma falsa e condanna
Un uomo è stato condannato per i reati di truffa e ricettazione di assegni, dopo aver utilizzato titoli bancari denunciati come smarriti anni prima, compilandoli con un nome falso. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo di aver ricevuto i titoli dietro pagamento, di essere vittima di un complotto e invocando la particolare tenuità del danno. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno confermato che la compilazione dell'assegno sotto falsa identità prova la piena consapevolezza della provenienza illecita del mezzo di pagamento, respingendo le scuse difensive e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di assegno: ricorso inammissibile e condanna
La vicenda riguarda un soggetto condannato per truffa e per la ricettazione di assegno di provenienza illecita. L'imputato non ha fornito una spiegazione plausibile sul possesso del titolo bancario provento di reato. L'interessato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contestando la valutazione delle prove e chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità o la prescrizione del reato. I giudici supremi hanno dichiarato l'inammissibilità totale del ricorso poiché conteneva censure di puro fatto già respinte nei precedenti gradi. Di conseguenza, la Corte ha precluso l'applicazione della prescrizione e ha condannato il ricorrente alle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di assegno rubato: confermata la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di assegno bancario, provento di una precedente azione illecita, ceduto con il timbro di emissione della propria attività commerciale anziché mediante una regolare girata. L'uomo ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando la valutazione delle prove e chiedendo un nuovo esame del merito della vicenda. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che la presenza del timbro aziendale sull'assegno illecito costituisce prova solida della colpevolezza e confermando la condanna con pagamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di assegno: la firma costa cara ai complici
Due imputati sono stati condannati per la ricettazione di assegno, utilizzato per acquistare un computer. Uno dei due aveva consegnato il titolo, mentre l'altro lo aveva materialmente compilato. Entrambi hanno proposto ricorso per cassazione, sostenendo la propria buona fede e l'eccessività della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che i ricorrenti si sono limitati a riproporre gli stessi motivi già respinti in appello, senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza impugnata. Inoltre, la compilazione attiva dell'assegno esclude una partecipazione marginale al reato. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di assegno: la scusa del debito non salva dalla condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di assegno di provenienza illecita. La difesa ha sostenuto che il titolo derivasse dal pagamento di un debito da parte di un terzo soggetto. Tuttavia, l'impossibilità di identificare questo presunto debitore e l'incompatibilità della firma sull'assegno hanno reso la versione difensiva del tutto inattendibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di Cassazione. Di conseguenza, la condanna penale è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di assegno: la buona fede non salva dalla condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di assegno per aver accettato come pagamento un titolo di provenienza illecita da un soggetto diverso dal titolare del conto corrente. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la propria buona fede e richiedendo l'applicazione di circostanze attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità. Inoltre, la richiesta di attenuanti è stata respinta a causa del valore non indifferente dell'assegno e dei numerosi precedenti penali dell'uomo, che confermano la sua pericolosità sociale. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di assegno: compilare un titolo non è riciclaggio
L'Imputato era stato condannato per riciclaggio per aver compilato e incassato un assegno bancario rubato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, riqualificando il fatto come ricettazione di assegno. I giudici hanno chiarito che la semplice compilazione di un titolo rubato (con l'aggiunta di data, luogo e beneficiario), senza alterare i codici identificativi stampati, non ostacola la traccia della provenienza illecita. Di conseguenza, non si configura il riciclaggio ma la ricettazione di assegno. Trattandosi di un reato commesso nel 2011, la Suprema Corte ha dichiarato il reato estinto per intervenuta prescrizione, annullando la condanna senza rinvio. L'Imputato ottiene così l'assoluzione definitiva per estinzione del reato.
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Ricettazione di assegno: condanna definitiva senza attenuanti
Un uomo è stato condannato per il reato di ricettazione di assegno con l'aggravante della recidiva reiterata. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la recidiva è giustificata dalla pericolosità sociale del soggetto, mentre la concessione delle attenuanti generiche richiede la presenza di elementi positivi e meritevoli, non riscontrati nel caso di specie. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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