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Revisione Critica

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Provvedimenti

Affidamento in prova: valutazione della personalità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava l'affidamento in prova al servizio sociale. La decisione si basa sulla mancata revisione critica del passato criminale del condannato e sull'assenza di elementi positivi per una prognosi favorevole, confermando la valutazione di pericolosità sociale e l'inadeguato livello di maturità raggiunto.
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Affidamento in prova: condotta non basta senza pentimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego dell'affidamento in prova. Nonostante la buona condotta carceraria, la Corte ha ritenuto insufficiente il percorso di revisione critica del condannato, evidenziando la negazione del reato e la mancanza di iniziative risarcitorie verso la vittima. La decisione sottolinea che per l'affidamento in prova non basta un comportamento formalmente corretto, ma è necessaria una profonda e sincera riconsiderazione del proprio passato criminale.
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Permesso Premio: quando la Cassazione lo nega
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto, condannato per gravi reati legati alla criminalità organizzata, confermando il diniego del permesso premio. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del soggetto e sull'assenza di una reale e profonda revisione critica del proprio passato criminale. Secondo i giudici, la partecipazione formale ai programmi di trattamento e le dichiarazioni di dissociazione non sono sufficienti se contraddette da comportamenti manipolatori, contatti con l'ambiente criminale e una mancata interiorizzazione del percorso rieducativo.
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Semilibertà: la revisione critica del condannato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego della semilibertà. La Corte ha sottolineato che un requisito essenziale per accedere al beneficio è una profonda e autentica revisione critica delle proprie scelte di vita devianti. Poiché il percorso di riflessione del ricorrente è stato ritenuto insufficiente dal tribunale di sorveglianza, e il ricorso si limitava a contestazioni di fatto non ammesse in sede di legittimità, la decisione è stata confermata.
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