Definizione
Espressione latina che descrive il giudizio d'appello come una revisione del giudizio di primo grado, e non come un procedimento completamente nuovo.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 125 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 60% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 60%
- Rigettato 27%
- Inammissibile 11%
- Altro 2%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 242%
- Civile Sez. 131%
- Civile Sez. 527%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 33986/2022in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 10878/2015in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 31113/2017in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 15745/2019in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 36481/2022in 35 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un inquilino di un alloggio popolare cita in giudizio l'ente proprietario e il condominio. Il cittadino contesta l'obbligo di anticipare le spese condominiali e rifiuta il pagamento di oneri non accessori. Il Tribunale respinge le richieste. La Corte d'Appello dichiara inammissibile l'impugnazione per presunta genericità delle censure e contrasto tra conclusioni iniziali e finali. L'inquilino ricorre in Cassazione per far valere la piena validità del proprio atto. Gli Ermellini accolgono il ricorso dell'inquilino. I giudici supremi stabiliscono che la specificità dei motivi di appello non impone formule solenni o progetti alternativi di sentenza. Risulta sufficiente una critica chiara e puntuale alla pronuncia impugnata. La Cassazione annulla la decisione d'appello e rinvia la causa per una nuova valutazione nel merito.
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Un Ente Comunale colloca quattro persone con disabilità psichica in comunità alloggio protette e anticipa integralmente i costi di degenza. Successivamente, l'ente locale richiede all'Azienda Sanitaria Provinciale la quota di rimborso per le spese sociosanitarie erogate. L'autorità sanitaria rifiuta il pagamento, sostenendo che i ricoveri riguardino mera ospitalità residenziale e non cure mediche. Il Tribunale accoglie la domanda del Comune, accertando che i trattamenti uniscono assistenza e sanità, imponendo all'Azienda Sanitaria di coprire il trenta per cento dei costi. La Corte d'Appello e poi la Corte di Cassazione confermano la condanna. I giudici di legittimità dichiarano inammissibile il ricorso dell'azienda: l'appello non confutava la perizia medica e la giurisdizione appartiene a pieno titolo al giudice ordinario.
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Alcuni condomini ottengono in primo grado la rimozione di un cancello che bloccava una strada. La società immobiliare soccombente propone appello. I condomini non ridepositano il proprio fascicolo cartaceo di primo grado contenente i documenti decisivi. La Corte d'Appello ribalta la sentenza a favore della società per mancanza di prove visibili. I condomini propongono ricorso per Cassazione. La Seconda Sezione affronta la questione del fascicolo di parte in appello e rileva come l'introduzione del processo telematico abbia cambiato il sistema. Nei fascicoli digitali i documenti non si possono ritirare e restano sempre accessibili al giudice. La Corte trasmette gli atti al Primo Presidente per valutare la rimessione della decisione alle Sezioni Unite.
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Un ex direttore dei servizi sociali ha chiesto ad una Azienda Sanitaria il riconoscimento di differenze retributive, sostenendo che il suo stipendio non fosse adeguato a quanto previsto da una clausola di salvaguardia e dal CCNL. Il lavoratore riteneva che la clausola dovesse garantire un adeguamento dinamico della retribuzione. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso. Ha confermato che la Corte d'Appello aveva correttamente valutato la determinazione degli importi dovuti e che la clausola di salvaguardia non aveva carattere dinamico. Il lavoratore ha perso la causa e deve pagare le spese legali.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato a una società un avviso di accertamento per maggiori imposte IVA, IRAP e IRES. Il ricorso della contribuente è stato respinto in primo grado. La corte d'appello ha poi dichiarato inammissibile l'impugnazione per difetto di specificità dei motivi. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, accogliendo il ricorso societario. Gli Ermellini hanno stabilito due principi cruciali: la riproposizione delle proprie difese rende valido l'appello tributario e il raddoppio dei termini di accertamento non opera per l'IRAP, essendo una tassa priva di risvolti penali. La controversia torna ora ai giudici regionali per un nuovo esame.
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Un Acquirente ha chiesto la nullità di un contratto di compravendita immobiliare per prezzo irrisorio e presunta mancanza di "causa" o "animus donandi". Il Tribunale ha dichiarato nullo il contratto ma ha ritenuto valido un assegno collegato. La Corte d'Appello ha poi dichiarato inammissibili gli appelli di entrambe le parti per "disorganizzazione" delle contestazioni. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, affermando che un appello può essere valido anche con motivi diversi e contraddittori, purché ben specificati. Il caso tornerà alla Corte d'Appello per una nuova valutazione nel merito della nullità contratto compravendita.
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L'ente previdenziale ha iscritto d'ufficio una socia di una società a responsabilità limitata alla gestione IVS commercianti per mancato versamento dei contributi. La contribuente sosteneva di aver operato come semplice lavoratrice subordinata e non come socio lavoratore prevalente. La Corte d'Appello ha invece confermato la debenza dei contributi, accertando che l'attività societaria era a conduzione familiare e mancava la prova concreta del vincolo di subordinazione. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione di secondo grado, rigettando il ricorso della socia e convalidando l'iscrizione gestione commercianti INPS a causa della prestazione lavorativa continuativa e prevalente nell'azienda.
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La proprietaria di un giardino cita in giudizio il vicino per ottenere il ripristino di un'apertura modificata sulla facciata dopo alcuni lavori edilizi. Il Tribunale respinge la domanda possessoria. La proprietaria propone impugnazione, ma la Corte d'Appello dichiara l'atto inammissibile ritenendolo troppo generico. La Suprema Corte accoglie il ricorso della donna. I giudici di legittimità chiariscono che la specificità dei motivi di appello non richiede formule sacramentali o la redazione di una sentenza alternativa. È sufficiente che l'atto indichi i punti contestati e le ragioni di dissenso, come la distinzione tra luci irregolari e vedute. La decisione impugnata viene quindi annullata con rinvio a una nuova sezione della Corte territoriale.
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Due Proprietari avevano commissionato a un Geometra la pratica per cambiare la destinazione d'uso di un immobile. L'istanza fu rigettata. I Proprietari si rifiutarono di pagare il `compenso professionista`, accusando il Geometra di inadempimento. Il Geometra ottenne un decreto ingiuntivo. Il Giudice di Pace diede ragione ai Proprietari, ma il Tribunale ribaltò la decisione, ritenendo che i Proprietari fossero consapevoli delle difficoltà urbanistiche e che il Geometra avesse agito con diligenza. La Corte di Cassazione ha confermato questa visione, stabilendo che il Geometra aveva diritto al suo `compenso professionista` e che i Proprietari dovevano pagare le spese legali.
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Una lavoratrice ottiene in primo grado il ripristino delle condizioni contrattuali precedenti in occasione di un cambio appalto, con conseguente riammissione in servizio e risarcimento del danno. La società subentrante impugna la decisione. La Corte di Appello dichiara inammissibile il reclamo, sostenendo che l'azienda si è limitata a riproporre le tesi difensive iniziali senza sollevare critiche specifiche. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'azienda e annulla la sentenza. I giudici supremi chiariscono che la specificità dei motivi di appello non impone formule sacramentali. L'impugnazione è valida anche se ripropone le argomentazioni originarie, purché individui chiaramente i punti contestati della sentenza. La causa torna quindi alla Corte di Appello per una decisione nel merito.
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Un Lavoratore ha chiesto la conversione del suo contratto da part-time a full-time e il pagamento di differenze retributive. Il Tribunale di primo grado ha respinto la sua richiesta, ritenendola improponibile. Questo perché la stessa domanda era già stata oggetto di un precedente giudizio, concluso con una sentenza passata in giudicato. La Corte d'Appello ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello del Lavoratore. Ha motivato la decisione affermando che l'impugnazione non contestava specificamente il punto cruciale del giudicato. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'appello, ribadendo l'importanza di impugnare adeguatamente le ragioni fondanti della decisione di primo grado, specialmente in presenza di un giudicato.
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Alcune lavoratrici hanno ottenuto dal Tribunale il riconoscimento del diritto all'assunzione dopo il subentro di una nuova azienda in un appalto di pulizie. L'azienda ha proposto appello riproponendo le proprie tesi difensive per contestare i fatti. La Corte d'Appello ha respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile per presunta carenza formale. I giudici di secondo grado hanno ritenuto insufficiente la mera riproposizione degli argomenti del primo giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda. Gli Ermellini hanno chiarito la corretta portata della specifica contestazione nell'impugnazione. La specificità dei motivi di appello non richiede formule sacramentali o progetti alternativi di sentenza, ma solo l'individuazione chiara delle questioni contestate. Il processo deve garantire una decisione sul merito delle domande.
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L'ente previdenziale ha accertato la natura commerciale e continuativa dell'attività svolta da un socio lavoratore all'interno di una società a responsabilità limitata a conduzione familiare. L'Istituto ha quindi preteso la sua iscrizione gestione commercianti e il versamento dei relativi contributi non pagati. Il socio sosteneva invece di aver operato come semplice lavoratore subordinato, contestando la pretesa contributiva. La Corte d'Appello ha ribaltato la prima decisione favorevole al socio, accertando che l'azienda operava con il lavoro abituale e prevalente dei familiari senza prova di una reale subordinazione. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione d'appello, rigettando il ricorso del socio e sancendo la piena legittimità del recupero contributivo.
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Un cittadino contestava un'ingiunzione di pagamento emessa per sanzioni stradali. Il Giudice di Pace accoglieva l'opposizione e annullava l'atto. La Società di Riscossione e il Comune proponevano appello, ma il Tribunale dichiarava l'impugnazione inammissibile per presunta mancanza di specificità nei motivi. La Società di Riscossione ricorreva quindi in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarificando i principi chiave per l'Ammissibilità dell'atto di appello. I giudici hanno stabilito che non servono formule fisse o schemi rigidi, ma è sufficiente contrapporre argomentazioni chiare alle ragioni del primo giudice. Poiché la società aveva criticato punto per punto la prima decisione, il Tribunale ha sbagliato a bloccare il processo. La causa torna ora al Tribunale per il riesame del merito.
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Un'Impresa agisce in giudizio contro il Ministero per ottenere il risarcimento dei danni causati dall'esondazione di un fiume, imputata all'errata progettazione degli argini. Il giudice di primo grado rigetta la domanda ritenendo prescritto il diritto. L'Impresa impugna la decisione contestando la decorrenza del termine prescrizionale, ma il giudice di appello dichiara inammissibile l'impugnazione per presunta genericità. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite accoglie il ricorso dell'Impresa. La Suprema Corte stabilisce che la corretta specificità dei motivi di appello non impone formule sacramentali o progetti alternativi di sentenza, ma richiede unicamente una chiara confutazione argomentata delle ragioni della prima decisione. La causa viene quindi rinviata per un nuovo esame del merito.
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Un'impresa danneggiata dall'esondazione di un fiume ha agito in giudizio contro il Ministero competente per ottenere il risarcimento dei danni subiti. Il tribunale di prime cure ha respinto la richiesta dichiarando prescritto il diritto. La società ha impugnato la decisione, ma il giudice di secondo grado ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di chiarezza. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno ribaltato la decisione, stabilendo che la specificità dei motivi di appello non richiede formule sacramentali o progetti alternativi di sentenza, ma unicamente l'esposizione chiara dei punti contestati e delle relative ragioni. La Suprema Corte ha quindi cassato la pronuncia impugnata con rinvio della causa.
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Un'impresa ha chiesto il risarcimento dei danni provocati dall'esondazione di un fiume. Il giudice di primo grado ha dichiarato prescritto il diritto al risarcimento. L'impresa ha impugnato la decisione, ma il giudice d'appello ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendolo generico. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha annullato questa decisione, accogliendo il ricorso dell'impresa. La Suprema Corte ha ribadito il principio sulla corretta specificità dei motivi di appello. L'atto di impugnazione non esige formule sacramentali o progetti alternativi di sentenza, ma solo una chiara esposizione delle contestazioni e delle relative argomentazioni contro la decisione impugnata.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'associazione sportiva e al suo presidente il mancato rispetto dei requisiti per usufruire del regime fiscale agevolato, richiedendo maggiori imposte e sanzioni. I giudici di primo grado hanno respinto il ricorso del contribuente. Successivamente, la Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato inammissibile l'appello per presunta mancanza di specificità dei motivi. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, accogliendo il ricorso dell'associazione. La Suprema Corte ha chiarito che l'appello tributario è valido quando contrappone con chiarezza le proprie argomentazioni alla sentenza impugnata, anche riproponendo le tesi difensive iniziali senza formule sacramentali.
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L'Agente della Riscossione ha avviato un pignoramento presso terzi nei confronti del Debitore per il mancato pagamento di 61 cartelle esattoriali. Il Debitore ha contestato l'azione sostenendo la mancata notifica degli atti e l'avvenuta prescrizione dei crediti. Il Tribunale ha accolto l'opposizione per difetto di prova sulle notifiche. La Corte d'Appello ha poi dichiarato inammissibile il ricorso dell'esattore per la presunta genericità dell'impugnazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, precisando che l'ammissibilità dell'atto di appello non richiede formule rigide o sacramentali. Chi impugna può limitarsi a chiedere un nuovo esame delle prove e a richiamare i documenti già prodotti nel primo grado. I giudici hanno inoltre dichiarato la chiusura della causa per le cartelle annullate per legge di valore inferiore a mille euro.
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Il Condominio ha proposto appello contro la decisione del Giudice di Pace che aveva ridotto il debito di due condomine. Il Tribunale ha dichiarato l'appello inammissibile per difetto di specificità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condominio, chiarendo che la specificità dei motivi di appello non richiede formule sacramentali o la redazione di un progetto alternativo di sentenza. È sufficiente che l'atto individui chiaramente i punti contestati e le ragioni di critica, confutando le argomentazioni del primo giudice. Nel caso in esame, il Condominio aveva contestato puntualmente aspetti cruciali come la mancata comunicazione del trasferimento di proprietà e la violazione del regolamento condominiale. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza impugnata, rinviando la causa al Tribunale per l'esame nel merito.
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