Definizione
La remunerazione che il lavoratore ha diritto di percepire durante il periodo di ferie annuali. Deve essere calcolata in modo da essere sostanzialmente equivalente alla retribuzione ordinaria, per non scoraggiare il lavoratore dal prendere le ferie.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 59 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2023–2025). Nel 84% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 16%
- Rigettato 84%
Provvedimenti per anno
2023
2024
2025
Precedenti più richiamati
- Corte cost. 168/1981in 20 provvedimenti
- Cass. 20216/2022in 44 provvedimenti
- Cass. 19991/2024in 10 provvedimenti
- Cass. 19716/2023in 31 provvedimenti
- Cass. 19711/2023in 29 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando il diritto di alcuni macchinisti a includere le indennità di condotta e di riserva nel calcolo della retribuzione delle ferie. I giudici hanno stabilito che la paga durante il riposo annuale deve comprendere tutte le voci abituali collegate alle mansioni ordinarie e allo status del lavoratore. Escludere questi compensi, che incidevano per circa il 25-30% sullo stipendio mensile, creerebbe un effetto dissuasivo, scoraggiando i dipendenti dal fruire del riposo garantito dalla legge. La decisione si allinea ai principi dell'Unione Europea, secondo cui il lavoratore in ferie deve godere di condizioni economiche paragonabili a quelle dei periodi di servizio attivo. L'azienda è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Alcuni dipendenti con qualifica di capo treno hanno chiesto che la loro retribuzione ferie includesse le indennità per le attività di scorta e riserva, svolte regolarmente. L'Azienda si è opposta, ritenendo che la contrattazione collettiva escludesse tali voci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che la retribuzione ferie deve comprendere tutti i compensi ordinari legati alle mansioni del lavoratore. Ridurre lo stipendio durante le ferie, infatti, potrebbe scoraggiare i dipendenti dal godere del riposo annuale, violando le norme europee a tutela della salute.
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Alcuni macchinisti dipendenti di un'azienda di trasporti hanno chiesto che la loro retribuzione delle ferie comprendesse anche le indennità di condotta e di riserva, erogate regolarmente ma escluse dal calcolo feriale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando che lo stipendio durante le ferie deve essere paragonabile a quello ordinario. Escludere voci continuative che incidono significativamente sulla busta paga crea un effetto dissuasivo, scoraggiando il lavoratore dal fruire del riposo garantito dalla Costituzione e dalle direttive europee. Inoltre, la Corte ha chiarito che la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre durante il rapporto di lavoro. L'azienda è stata condannata a pagare le differenze retributive e le spese legali.
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Alcuni macchinisti dipendenti di un'azienda di trasporti hanno chiesto che la loro retribuzione delle ferie includesse l'incentivo per l'attività di condotta e l'indennità di riserva. L'azienda si era opposta, escludendo tali voci in base al contratto aziendale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando che la retribuzione delle ferie deve comprendere tutti i compensi ordinari legati alle mansioni e allo status del lavoratore. Escludere queste indennità avrebbe comportato una riduzione dello stipendio tra il 13,5% e il 19%, creando un effetto dissuasivo rispetto al godimento del riposo annuale, diritto fondamentale e irrinunciabile garantito dalle norme europee e costituzionali.
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La Corte di Cassazione ha stabilito che la **Retribuzione ferie** deve comprendere non solo la paga base, ma anche tutte le indennità variabili percepite abitualmente dal lavoratore. Il caso riguardava alcuni macchinisti di una società di trasporti che rivendicavano l'inclusione di incentivi per attività di condotta e riserva nel calcolo del compenso feriale. La Suprema Corte, confermando la decisione d'appello, ha chiarito che una riduzione della paga durante le ferie agirebbe come deterrente, dissuadendo il dipendente dal fruire del riposo garantito. Inoltre, è stato ribadito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre solo dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dei macchinisti ferroviari a percepire una retribuzione ferie che includa le indennità variabili legate alle mansioni ordinarie. La decisione si basa sul principio europeo secondo cui il compenso durante il riposo deve essere paragonabile a quello ordinario per evitare un effetto dissuasivo. La Corte ha inoltre ribadito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre solo dalla cessazione del rapporto di lavoro, a seguito delle riforme legislative del 2012 e 2015.
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Una società di trasporti ha contestato l'inclusione di indennità variabili nella retribuzione ferie dei suoi dipendenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, in linea con il diritto europeo, la retribuzione durante le ferie deve essere paragonabile a quella ordinaria per non dissuadere i lavoratori dal fruirne. La Corte ha inoltre chiarito che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto.
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La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33779/2023, ha stabilito che la retribuzione durante le ferie deve includere tutte le indennità corrisposte in via continuativa e collegate alle mansioni, come incentivi e compensi per attività di riserva. Questa decisione, basata sull'interpretazione del diritto dell'Unione Europea, mira a garantire che il lavoratore non sia economicamente dissuaso dal fruire del proprio diritto al riposo. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione per tali crediti retributivi decorre solo dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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Un lavoratore ha ottenuto il diritto a includere le indennità perequativa, compensativa e di turno nella sua retribuzione ferie. La Corte di Cassazione, respingendo il ricorso dell'azienda di trasporti, ha confermato che, in linea con il diritto europeo, la retribuzione durante le ferie deve comprendere tutti gli importi legati all'esecuzione delle mansioni per non scoraggiare il lavoratore dal godere del riposo. Qualsiasi voce retributiva intrinsecamente connessa al lavoro svolto deve essere considerata parte della normale retribuzione feriale.
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Una società di trasporti ha contestato la decisione di includere alcune indennità accessorie nella retribuzione feriale di un dipendente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la retribuzione ferie deve comprendere ogni compenso legato alle mansioni, in accordo con il diritto dell'Unione Europea, per non scoraggiare il godimento del riposo.
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La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di due macchinisti a includere l'indennità di utilizzazione professionale e quella di assenza dalla residenza nel calcolo della loro retribuzione ferie. La Corte ha stabilito che qualsiasi voce retributiva legata alla mansione deve essere computata per non scoraggiare la fruizione del riposo, in linea con il diritto europeo. Rigettato il ricorso dell'azienda di trasporti.
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La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità variabili corrisposte in modo continuativo, come quelle per attività di scorta e riserva. Confermando la decisione dei giudici di merito, la Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, affermando il principio derivato dal diritto europeo secondo cui la paga durante le ferie deve essere comparabile a quella ordinaria per non dissuadere il lavoratore dal godere del suo diritto al riposo.
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Una società di trasporti ha impugnato una sentenza che la obbligava a includere diverse indennità variabili nella retribuzione feriale dei suoi macchinisti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il concetto di retribuzione ferie, secondo il diritto dell'Unione Europea, deve comprendere qualsiasi importo pecuniario intrinsecamente legato alla mansione, per evitare di dissuadere i dipendenti dal godere del loro diritto al riposo.
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Una società di trasporti ha contestato la decisione di includere alcune indennità variabili nella busta paga dei dipendenti durante le vacanze. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la retribuzione ferie deve comprendere tutte le componenti retributive continuative e legate alle mansioni, per evitare di scoraggiare i lavoratori dal prendere le ferie. La Corte ha anche precisato che il termine di prescrizione per queste richieste economiche decorre solo dalla fine del rapporto di lavoro.
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La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8664/2024, ha stabilito che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità variabili connesse alla mansione, come quelle per attività di scorta e riserva. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando che una diminuzione sensibile dello stipendio durante le vacanze ha un effetto dissuasivo, contrario al diritto dell'Unione Europea. La decisione rafforza il principio secondo cui la retribuzione durante il riposo deve essere equiparabile a quella dei periodi lavorativi.
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Con l'ordinanza n. 5198/2024, la Corte di Cassazione ha confermato che nel calcolo della retribuzione ferie devono essere incluse anche le indennità variabili, ma erogate in modo continuativo e collegate alla mansione. Escluderle, infatti, creerebbe un disincentivo economico per il lavoratore a godere delle ferie, violando così il diritto europeo. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti contro i suoi dipendenti, allineandosi alla consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando che nella retribuzione ferie devono essere incluse anche le indennità variabili, come quelle per attività di scorta e riserva. La decisione si fonda sull'interpretazione della direttiva europea 2003/88/CE, che mira a garantire al lavoratore una retribuzione durante le ferie paragonabile a quella ordinaria, per non disincentivare il godimento del riposo. La Corte ha stabilito che qualsiasi importo pecuniario collegato all'esecuzione delle mansioni e allo status del lavoratore rientra in questa nozione onnicomprensiva di retribuzione.
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La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione ferie deve comprendere anche le indennità variabili, come quelle per attività di scorta e riserva, se intrinsecamente connesse alla prestazione lavorativa. La decisione, basata sulla direttiva UE 2003/88/CE, mira a garantire che la paga durante le vacanze sia paragonabile a quella ordinaria, per non scoraggiare i lavoratori dal godere del loro diritto al riposo. Un'azienda di trasporti che escludeva tali voci è stata condannata a pagarle.
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La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità pecuniarie intrinsecamente connesse alle mansioni svolte, anche se di natura variabile. Nel caso esaminato, alcuni macchinisti di un'azienda di trasporti avevano richiesto l'inclusione di specifici incentivi nel calcolo della loro paga feriale. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando che un'interpretazione restrittiva, pur prevista da un contratto aziendale, è contraria al diritto dell'Unione Europea, poiché una diminuzione sensibile dello stipendio durante le ferie può dissuadere il lavoratore dal goderne. È stato inoltre confermato che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto.
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Un dipendente di una società di trasporti, con mansioni di capo treno, ha richiesto l'inclusione di varie indennità (di permanenza a bordo, di riserva, di efficientamento) nel calcolo della sua retribuzione per ferie. La Corte di Cassazione ha accolto la sua tesi, stabilendo che qualsiasi emolumento intrinsecamente legato alla prestazione lavorativa deve essere considerato nella base di calcolo, per non scoraggiare il lavoratore dal godere del suo diritto al riposo, in linea con la direttiva europea. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre solo dalla cessazione del rapporto.
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