Definizione
Responsabilità civile che sorge quando un soggetto arreca un danno ingiusto a un altro al di fuori di un contratto.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 99 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 49% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 37%
- Rigettato 49%
- Inammissibile 8%
- Altro 5%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 357%
- Civile Sez. 128%
- Civile Sez. 215%
Precedenti più richiamati
- Cass. 521/2020in 3 provvedimenti
- Cass. 7677/2020in 3 provvedimenti
- Cass. 18176/2019in 3 provvedimenti
- Cass. 13848/2020in 3 provvedimenti
- Cass. 7969/2020in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un contribuente subiva un'iscrizione ipotecaria illegittima sui propri immobili dall'agente della riscossione, nonostante l'avviso di accertamento fosse stato precedentemente annullato con sentenza tributaria definitiva. L'ente della riscossione manteneva il vincolo e ritardava ingiustificatamente la cancellazione. Il cittadino citava quindi in giudizio l'agente della riscossione e l'amministrazione finanziaria davanti al Tribunale ordinario per ottenere il risarcimento dei danni da illecito civile. La Corte d'Appello dichiarava erroneamente competente il giudice tributario. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, stabilendo che la richiesta di ristoro economico per vincoli patrimoniali mantenuti dopo l'annullamento del debito fiscale appartiene alla giurisdizione del giudice civile ordinario. La causa torna quindi ai giudici di merito per quantificare la responsabilità risarcitoria.
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La Corte d'Appello di Venezia ha riformato una sentenza di primo grado che condannava un produttore di paraffina per i danni subiti da una società agricola. Il caso riguarda la 'moria' di piante di vite a seguito dell'innesto. La Corte ha stabilito che la responsabilità extracontrattuale non sussiste se l'acquirente è negligente nell'acquisto di prodotti generici per scopi specifici e non assolve l'onere della prova sul nesso causale.
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I proprietari di due immobili storici hanno citato in giudizio i costruttori di un nuovo fabbricato condominiale limitrofo, contestando la violazione della servitù di veduta e il mancato rispetto delle distanze legali tra edifici. La Corte d'appello aveva respinto le richieste sulle distanze ritenendo sufficiente la presenza di un piano di ricostruzione post-bellico comunale. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, accogliendo il ricorso dei vicini. La Suprema Corte ha chiarito che il piano locale regolava solo i prospetti interni dello stesso stabile e non i fabbricati frontistanti. Si applicano quindi le norme statali di salvaguardia più severe sulle distanze legali tra edifici. La sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello.
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Un veicolo assicurato è stato rubato da un garage di un hotel. L'Assicuratore ha risarcito il Proprietario del Veicolo e ha poi agito in giudizio contro l'Albergatore e il Gestore del Garage per recuperare la somma, invocando la surrogazione. La controversia principale riguardava la natura del rapporto tra il Proprietario del Veicolo e l'Albergatore: contrattuale (deposito) o extracontrattuale (aquiliana). Questa distinzione era cruciale per stabilire il termine di prescrizione del diritto al risarcimento. La Corte d'Appello aveva ritenuto il diritto prescritto, qualificandolo come aquiliano. La Cassazione ha invece stabilito che il deposito di un bene altrui è un contratto a favore di terzo, rendendo il diritto al risarcimento di natura contrattuale e quindi soggetto alla prescrizione decennale. Di conseguenza, il diritto al risarcimento non era prescritto.
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Un'attività commerciale ha subito ingenti perdite economiche e danni strutturali a causa della costruzione di un parcheggio sotterraneo adiacente durata oltre dieci anni. L'esercente ha citato in giudizio il Comune e le società appaltatrici richiedendo il risarcimento danni per lavori pubblici derivante dall'imperizia nell'esecuzione e dalla mancanza di vigilanza sul cantiere. Il Tribunale civile e la Corte d'Appello hanno dichiarato il difetto di giurisdizione a favore del giudice amministrativo, ma il TAR ha sollevato conflitto negativo davanti alla Corte di Cassazione. Le Sezioni Unite hanno attribuito la giurisdizione al Giudice Ordinario. La domanda risarcitoria non riguarda la legittimità dei provvedimenti urbanistici, ma contestazioni di condotte materiali illecite e ritardi esecutivi contrari alle regole di diligenza.
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Una società di servizi aeroportuali ha citato in giudizio il gestore dello scalo lamentando un abuso di posizione dominante. Il gestore aveva applicato canoni di subconcessione per gli uffici operativi notevolmente superiori rispetto alle tariffe regolamentate dall'ente pubblico di settore. L'attrice chiedeva la restituzione delle somme pagate in eccedenza. I giudici di merito hanno riconosciuto l'illecito ma hanno applicato la prescrizione breve di cinque anni, tipica della responsabilità extracontrattuale. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando i ricorsi di entrambe le parti. Il danno antitrust tutela infatti la libertà di concorrenza generale e si prescrive in cinque anni dal momento in cui il danneggiato acquisisce o avrebbe dovuto acquisire, con l'ordinaria diligenza, la ragionevole consapevolezza del danno ingiusto subito.
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Un subagente ha incassato un assegno di 10.000 euro, destinato a una compagnia assicurativa, tramite una falsa girata. L'Agenzia, per coprire il danno, ha citato in giudizio la Banca Negoziatrice che ha pagato l'assegno. La Banca Negoziatrice ha poi chiamato in causa il Subagente. La Corte d'Appello ha ritenuto inammissibile l'estensione automatica della domanda dell'Agenzia anche contro il Subagente. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la domanda dell'attore si estende automaticamente al terzo chiamato in causa se questi è indicato come il vero responsabile del medesimo fatto illecito, anche senza una richiesta formale. Questo principio facilita l'individuazione del responsabile unico nel contesto della estensione automatica della domanda.
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Alcune società di spedizione doganale citano in giudizio il gestore aeroportuale chiedendo la restituzione delle somme pagate per l'affitto di uffici negli scali. Gli operatori lamentano un abuso di posizione dominante e pretendono l'applicazione automatica dei canoni indicati da un atto dell'ente di vigilanza del volo. La Corte di Cassazione accoglie le ragioni del gestore aeroportuale. I giudici stabiliscono che una semplice nota di vigilanza non costituisce norma imperativa idonea a sostituire d'ufficio i prezzi pattuiti nei contratti. La Suprema Corte conferma inoltre che le richieste risarcitorie per illeciti anticoncorrenziali hanno natura extracontrattuale e soggiacciono alla prescrizione breve di cinque anni, decorrente dal momento in cui il danneggiato ha avuto conoscenza dell'ingiustizia del danno.
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Due società, il Fallimento Acquamare e Imperia Sviluppo, hanno citato in giudizio un Comune per ottenere il risarcimento dei danni. Le società sostenevano che un funzionario comunale avesse preteso canoni demaniali eccessivi, portando alla decadenza di una concessione e al loro fallimento. Il Comune contestava la giurisdizione del giudice ordinario, ritenendo competente il giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la controversia rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. La richiesta di risarcimento danni si basava su presunti comportamenti colposi del funzionario, lesivi di diritti soggettivi, non sull'illegittimità di un atto amministrativo. Questo chiarisce i confini della giurisdizione risarcimento danni PA.
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L'Azienda danneggiata ha affidato assegni circolari al Mediatore per un fondo di garanzia, con l'esplicito divieto di consegnarli a terzi. Un Truffatore ha ottenuto indebitamente questi assegni dal Mediatore. L'Amministratore dell'Azienda incassatrice ha poi messo all'incasso i titoli, pur non essendoci un credito legittimo. Ha rifiutato la restituzione, sostenendo che fossero una caparra per una compravendita mai provata. I giudici hanno riconosciuto la **responsabilità dell'amministratore** per fatto illecito, condannandolo a restituire la somma. La Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'Amministratore e ribadendo la sua colpa grave nell'incasso indebito.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa edile e del suo garante, confermando la condanna al risarcimento dei danni per oltre centomila euro in favore di alcuni proprietari. L'edificio presentava gravi difetti dell'immobile, tra cui infiltrazioni di umidità, problemi agli infissi e carenze nell'isolamento acustico. I giudici hanno stabilito che le clausole di un precedente verbale di conciliazione non eliminano la garanzia legale prevista dall'articolo 1669 del codice civile. Tale norma tutela esigenze di ordine pubblico e copre i vizi gravi ed emergenti non prevedibili. La Corte ha inoltre sanzionato l'impresa e il garante per lite temeraria, condannandoli al pagamento di somme aggiuntive a favore della controparte e della cassa delle ammende.
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Due soggetti hanno richiesto un indennizzo per un presunto incidente stradale subito da una terza persona. Il giudice di primo grado ha assolto entrambi gli imputati dal reato contestato. La compagnia assicuratrice ha proposto appello per ottenere il risarcimento del danno. La Corte territoriale ha ribaltato la decisione ai soli fini civili. I giudici hanno accertato la frode assicurativa basandosi su gravi contraddizioni: il veicolo indicato si trovava in officina e i testimoni hanno descritto dinamiche incompatibili. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei danneggianti. I giudici di legittimità hanno confermato la condanna civile al risarcimento, ribadendo che nei giudizi civili si applica il criterio della probabilità prevalente anziché il rigido standard penale.
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Una società concedente ha dato in affitto un'azienda alberghiera a una società poi fallita. A causa dei mancati pagamenti dei canoni, la concedente ha avviato un giudizio di risoluzione per inadempimento. Successivamente, l'affittuaria ha ceduto l'azienda a un terzo ed è fallita. La concedente ha chiesto al giudice fallimentare la risoluzione del contratto, i canoni insoluti e la prededuzione per i canoni maturati dopo il fallimento. La Corte di Cassazione ha stabilito importanti principi sul tema di affitto d'azienda e fallimento. Il giudice concorsuale deve pronunciarsi sulla domanda di risoluzione presentata prima del fallimento, poiché l'eventuale scioglimento retroattivo incide sulla natura dei crediti. Inoltre, la Corte ha chiarito che non si possono addebitare alla procedura fallimentare canoni in prededuzione se il Fallimento non ha mai acquisito la disponibilità materiale dell'azienda, ceduta a terzi prima della dichiarazione d'insolvenza.
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Un ex collaboratore subisce un processo penale per furto, appropriazione indebita e turbativa dell'attività imprenditoriale. L'accusa contesta l'accesso ai sistemi informatici dell'ex datore di lavoro e la copiatura di file aziendali, inclusi progetti tecnici e liste clienti, a favore di una società concorrente. I giudici di merito assolvono l'imputato sul piano penale perché la duplicazione dei dati senza cancellazione non toglie i beni all'azienda. Tuttavia, la Corte d'Appello riconosce comunque una responsabilità civile per infedeltà aziendale e condanna l'ex dipendente a risarcire il danno. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa e annulla la sentenza limitatamente alle statuizioni civili. I giudici di legittimità evidenziano una contraddizione insanabile tra la totale insussistenza del reato e la condanna al risarcimento, rinviando l'intera questione al giudice civile di appello per un nuovo giudizio.
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Un'azienda acquista un immobile in asta giudiziaria sapendo della presenza di rifiuti. Il bando stabilisce una soglia massima di spesa per lo smaltimento a carico della procedura concorsuale. La cifra riflette un prezzo d'acquisto scontato per il compratore. L'acquirente esegue la bonifica ambientale area fallimentare sostenendo costi molto superiori rispetto a quelli stimati. Successivamente chiede il rimborso integrale al fallimento insinuandosi al passivo. La Corte di Cassazione respinge la richiesta. La Corte chiarisce che l'acquirente ha accettato i rischi e le condizioni dell'asta. Chi compra un bene inquinato conoscendo il problema non può rivalersi sul fallimento oltre i limiti stabiliti nel bando di vendita.
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Una società in nome collettivo e il suo socio amministratore hanno citato in giudizio l'ex socio e la società mandante, chiedendo il risarcimento per presunti atti di concorrenza sleale. Gli attori sostenevano che la cessione delle quote, la revoca del mandato commerciale e il passaggio di personale costituissero una manovra fraudolenta per sviare la clientela. I giudici hanno respinto integralmente la domanda: la cessione delle quote era avvenuta con il consenso unanime per superare contrasti interni e motivi fiscali. L'interruzione dei rapporti commerciali non integrava alcun illecito preordinato. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, condannando i ricorrenti alle spese legali per difetto di prova circa il presunto piano corruttivo.
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Una società committente pubblica affidava lavori di manutenzione ferroviaria a una società appaltatrice. Quest'ultima subappaltava le opere di pulitura a un'impresa esecutrice. Successivamente, la committente esprimeva perplessità tecniche sulle metodologie utilizzate. L'appaltatrice comunicava quindi la risoluzione del subappalto, motivandola con il dissenso della committente. L'impresa subappaltatrice citava entrambe le società davanti al tribunale civile per ottenere i danni da mancato guadagno. La committente pubblica eccepiva la competenza del giudice amministrativo, ritenendo pubblicistica la natura dell'autorizzazione. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha stabilito la piena competenza del giudice ordinario. La vicenda riguarda diritti soggettivi patrimoniali e comportamenti tenuti nella fase esecutiva del contratto, ben oltre le procedure pubbliche di aggiudicazione.
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Il gestore di uno stabilimento balneare ha citato in giudizio l'Ente Regionale e l'Impresa Appaltatrice. Il richiedente ha preteso il risarcimento del danno provocato da violente mareggiate. Secondo la tesi difensiva, le barriere frangiflutti avevano alterato il moto ondoso a causa di un posizionamento errato. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per mancata prova del nesso causale e per la mancata specificazione della condotta colposa nell'atto introduttivo. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto integrale della pretesa risarcitoria. Il danneggiato non ha descritto tempestivamente la condotta illecita e non può sanare le lacune iniziali con memorie successive. La Suprema Corte ha condannato il gestore al pagamento delle spese legali.
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Un Cittadino ha chiesto il risarcimento dei danni per diffamazione a mezzo stampa dopo la pubblicazione di un articolo che lo descriveva come un "bulletto" intento a compiere atti osceni e ad aggredire le forze dell'ordine. I giudici di merito hanno respinto la domanda, sostenendo che spettasse al Cittadino dimostrare la falsità della notizia. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici supremi hanno stabilito che spetta al Giornalista dimostrare la verità o la verità putativa dei fatti narrati per avvalersi del diritto di cronaca. La Corte ha quindi accolto il ricorso del Cittadino, annullando la sentenza precedente e rinviando la causa per un nuovo esame.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione a mezzo stampa nei confronti di una giornalista e della direttrice di un quotidiano. Gli articoli pubblicati suggerivano uno scambio di favori tra un giudice costituzionale e un ministro, ipotizzando che la nomina del figlio del magistrato fosse una contropartita per influenzare un processo. I giudici hanno stabilito che il diritto di critica politica non esime dall'obbligo di verificare la verità dei fatti presupposti. Poiché la giornalista non aveva controllato le notizie — il magistrato si era persino astenuto dal processo in questione — la condotta integra la diffamazione a mezzo stampa. Il ricorso delle giornaliste è stato rigettato, confermando l'obbligo di risarcire i danni.
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