Una coppia, madre giapponese e padre italiano, si trasferisce dal Giappone in Italia con la figlia minore. In seguito, la madre accusa il padre di trattenimento illecito di minore e chiede il rimpatrio della bambina. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che non vi fu alcun illecito. La decisione si basa su prove concrete, come un'autorizzazione scritta a tempo indeterminato e la richiesta di carta d'identità italiana, entrambe firmate dalla madre. Questi atti dimostravano un accordo comune per stabilire la residenza permanente della figlia in Italia, rendendo legittima la sua permanenza con il padre. Il ripensamento della madre non può trasformare un accordo iniziale in un illecito.
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