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Reddito Di Cittadinanza

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Provvedimenti

Reddito di cittadinanza: false dichiarazioni e reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8063/2025, ha stabilito che le false dichiarazioni per ottenere il reddito di cittadinanza restano un reato anche dopo l'abrogazione della normativa specifica. Il caso riguardava una ricorrente condannata per aver falsamente attestato l'assenza di condanne penali. La Corte ha rigettato il ricorso, spiegando che non si tratta di 'abolitio criminis', ma di una successione di leggi penali, poiché la condotta è ora punita dalla nuova normativa sull'assegno di inclusione.
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Reddito di cittadinanza: assoluzione senza modulo firmato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro una sentenza di assoluzione per indebita percezione del reddito di cittadinanza. La decisione si fonda sulla mancata produzione in giudizio della dichiarazione originale sottoscritta dal richiedente, contenente le omissioni contestate. Secondo la Corte, questo documento è una prova essenziale della condotta materiale del reato e la sua assenza non può essere colmata dalla presentazione di un modulo generico scaricato dal sito INPS, rendendo così impossibile provare la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.
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Reddito di cittadinanza: reato anche dopo l’abrogazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per aver indebitamente percepito il reddito di cittadinanza, omettendo di dichiarare la presenza di un figlio detenuto nel nucleo familiare. La Corte ha stabilito che l'abrogazione della norma non cancella i reati commessi in precedenza, poiché la legge stessa ha previsto una deroga al principio della retroattività della legge più favorevole. Inoltre, è stato confermato il diniego delle attenuanti generiche, poiché non erano presenti elementi positivi a favore dell'imputato.
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Reddito di cittadinanza: dichiarazione falsa è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per una persona che aveva omesso di dichiarare la condanna definitiva del coniuge per ottenere il reddito di cittadinanza. La sentenza chiarisce che il reato sussiste anche se il richiedente avrebbe avuto diritto a un beneficio di importo inferiore, e che la recente abrogazione della misura non cancella i reati commessi in passato, configurandosi come una successione di leggi e non come abolitio criminis.
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Reddito di cittadinanza: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per l'indebita percezione del reddito di cittadinanza. I motivi sono stati ritenuti in parte riproduttivi di censure già respinte e in parte manifestamente infondati, in particolare riguardo alla richiesta di attenuanti generiche basata sulla mera assenza di precedenti penali.
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Reddito di cittadinanza e patteggiamento: stop al sussidio
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sentenza di patteggiamento, al pari di una condanna definitiva, impedisce l'accesso al reddito di cittadinanza. Sebbene la legge menzioni il patteggiamento solo come causa di revoca, la sua efficacia retroattiva lo configura come un requisito ostativo sin dalla richiesta iniziale, annullando di fatto la concessione.
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