Un'azienda importatrice si è vista revocare un'esenzione daziaria dopo che l'Agenzia delle Dogane ha scoperto la falsità del certificato di origine della merce. La Cassazione ha confermato la legittimità del **recupero a posteriori dei dazi**, stabilendo un principio fondamentale: la semplice buona fede dell'importatore non è sufficiente per evitare il pagamento. L'operatore professionale ha un dovere di diligenza qualificata, che impone di verificare l'attendibilità dei documenti. L'assoluzione penale del legale rappresentante non è vincolante nel processo tributario, che resta autonomo. L'azienda ha quindi perso la causa ed è stata condannata a versare i dazi non pagati.
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