La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro il diniego di revoca della custodia cautelare in carcere. L'Imputato, condannato in primo grado a oltre otto anni per traffico di stupefacenti ma assolto dal reato associativo, chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari, valorizzando il tempo trascorso in detenzione. La Suprema Corte ha chiarito che il mero decorso del tempo non attenua automaticamente le esigenze cautelari. Nel caso specifico, la spiccata pericolosità sociale del soggetto, desunta da una recidiva specifica e da un'altra condanna per violenza sessuale, giustifica il mantenimento della misura di massimo rigore, escludendo l'adeguatezza del braccialetto elettronico.
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