L'Imputato, condannato per tentato furto e ricettazione, ha proposto ricorso in Cassazione per contestare il calcolo della condanna. La difesa ha sostenuto che il giudice di rinvio avesse ridotto in modo insufficiente l'aumento della pena per continuazione e aumentato indebitamente la multa da 666,67 a 667,00 euro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il dimezzamento dell'aumento rispetta i criteri di gravità del reato. Inoltre, l'eliminazione dei decimali della multa è una corretta applicazione delle norme sull'arrotondamento e non costituisce un peggioramento della pena. L'Imputato deve quindi pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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