Definizione
Il delitto che consiste nell'impossessarsi di una cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, per trarne profitto per sé o per altri.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 34 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 91% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 9%
- Inammissibile 91%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2026
Sezioni
- Penale Sez. 788%
- Penale Sez. 59%
- Penale Sez. 43%
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Una coppia è stata condannata per furto aggravato. La Corte d'Appello ha confermato la loro responsabilità. L'Uomo ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di non aver partecipato consapevolmente al furto commesso dalla Moglie e di non essersene accorto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il ricorso mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La sentenza ha confermato il consapevole concorso di persone nel reato da parte dell'Uomo, condannandolo al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un'imputata condannata per furto. L'imputata aveva già visto il suo appello respinto dalla Corte d'Appello. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso perché l'atto di impugnazione non specificava i motivi in modo chiaro, mancando delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto necessari. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata a pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Questo caso sottolinea l'importanza di motivare adeguatamente ogni ricorso inammissibile.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di furto di un motociclo. L'imputato e un coimputato avevano rubato il mezzo e poco dopo erano stati coinvolti in un incidente stradale con lo stesso, finendo in ospedale con lesioni. La difesa contestava la nullità della notifica del decreto di citazione, l'insufficienza delle prove per la responsabilità e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Cassazione ha ritenuto tutte le doglianze generiche o manifestamente infondate, confermando la condanna e le spese processuali.
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Un Lavoratore, condannato per furto, ha presentato personalmente un ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Questo è accaduto perché il ricorso non era firmato da un avvocato abilitato, come richiesto dalla legge per i ricorsi in Cassazione. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di denaro alla Cassa delle ammende. La forma è essenziale in questi casi.
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Un Lavoratore, condannato per furto in primo e secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte d'Appello aveva confermato la sua colpevolezza. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha rilevato che il termine di prescrizione del reato era scaduto. Per questo motivo, il ricorso del Lavoratore è stato dichiarato inammissibile e la sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio. Il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, portando all'impossibilità di punire il Lavoratore, nonostante la precedente condanna.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo condannato per un reato di furto. L'imputato contestava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che le doglianze erano una mera riproposizione di argomenti già valutati e che la motivazione sulla pena e sul diniego delle attenuanti era congrua. L'individuo condannato per il reato di furto deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una persona condannata per il reato di furto. L'imputata aveva impugnato la sentenza di appello, ma la Suprema Corte ha dichiarato il suo ricorso inammissibile per furto. I motivi addotti erano troppo generici e non specifici. Di conseguenza, la condanna è stata confermata. La ricorrente dovrà pagare le spese processuali e una somma di quattromila euro a favore della Cassa delle ammende, a causa dell'inammissibilità del ricorso.
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Un Lavoratore, condannato per furto, ha visto la sua condanna confermata in appello. Ha presentato un ricorso in Cassazione, ma la Corte lo ha dichiarato **ricorso inammissibile**. Questo è accaduto perché le sue argomentazioni erano troppo generiche e miravano a una nuova valutazione dei fatti già esaminati. La Corte ha quindi respinto il ricorso, condannando il Lavoratore a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da una persona condannata per furto. L'imputata aveva contestato la sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato la sua condanna. La Cassazione ha ritenuto che le contestazioni sulla responsabilità penale non fossero sufficientemente critiche e che quelle sulla pena fossero inammissibili, poiché la decisione del giudice di merito era logica e conforme alla legge. Di conseguenza, la ricorrente deve pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un individuo, condannato per il reato di furto in primo e secondo grado, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il motivo principale è la mancanza di specificità e pertinenza dei motivi addotti, che non indicavano chiaramente le ragioni di diritto o i fatti a supporto della richiesta. Di conseguenza, il Ricorrente deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende. Questa decisione sottolinea l'importanza di formulare un ricorso in modo preciso e dettagliato per evitare un ricorso inammissibile.
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Un Lavoratore ha presentato ricorso contro la sua condanna per il reato di furto, sostenendo che la sentenza non spiegava adeguatamente la pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché la motivazione della pena era stata correttamente esposta dal giudice di merito, facendo riferimento agli elementi previsti dalla legge. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende a causa del suo ricorso inammissibile furto.
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Un individuo, condannato per furto, ha presentato personalmente un ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo è avvenuto perché il ricorso non era stato firmato da un avvocato abilitato per la Cassazione, come richiesto dalla legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di 4.000 euro alla Cassa delle ammende. La sentenza sottolinea l'importanza della rappresentanza legale qualificata per un ricorso in Cassazione inammissibile.
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Un individuo è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere per rapina, lesioni aggravate e furto in abitazione. Ha impugnato la decisione, sostenendo che i fatti dovessero essere qualificati solo come lesioni e furto, mancando un legame diretto tra la violenza e l'impossessamento dei beni. Ha anche contestato l'attendibilità della vittima. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la Qualificazione reato di rapina non richiede che la violenza sia finalizzata all'impossessamento fin dal primo atto, ma può derivare da un contesto complessivo di sopraffazione. Le dichiarazioni della vittima, pur con lievi imprecisioni, sono state ritenute credibili.
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Un imputato ha sottratto bottiglie di vino, whisky e parte di un impianto DVR da un bar. Inizialmente, il reato era stato qualificato come furto aggravato (Art. 624-bis c.p.). La Corte di Cassazione ha poi stabilito che un bar non rientra nella definizione di 'privata dimora', riqualificando il fatto come semplice furto (Art. 624 c.p.). Questa riqualificazione ha comportato la Prescrizione reato di furto, poiché il tempo massimo per perseguire il reato era scaduto. La Corte ha annullato la sentenza per il reato di furto, dichiarandolo estinto, e ha rinviato il caso per la rideterminazione della pena per gli altri reati residui.
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La Corte d'Appello ha confermato la condanna di un'imputata per il reato di furto. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione contestando la tenuta logica della motivazione a base della decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'atto difensivo non conteneva critiche puntuali e analitiche contro le specifiche argomentazioni della sentenza impugnata. I giudici hanno chiarito che una contestazione generica non è consentita davanti alla Cassazione. L'imputata ha perso il ricorso ed è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Due soggetti condannati nei primi due gradi di giudizio per il reato di furto hanno presentato ricorso in Cassazione. I ricorrenti contestavano la valutazione della loro responsabilità e lamentavano l'eccessiva severità della pena inflitta, senza però specificare i passaggi errati della decisione d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili a causa della loro genericità e astrattezza. I giudici hanno chiarito che il magistrato non deve elencare tutti i parametri di quantificazione della sanzione, ma solo quelli ritenuti prevalenti. La decisione ha comportato la conferma integrale della condanna per il reato di furto e il pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per furto e uso indebito di carte di credito. L'imputato aveva precedentemente accettato un concordato sulla pena in appello, rinunciando a contestare i criteri di determinazione della sanzione. La Suprema Corte ha stabilito che non è possibile ricorrere su questioni già oggetto di rinuncia nell'ambito di un accordo sulla pena. Il ricorso è stato quindi respinto, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Tre persone sono state condannate per il reato di furto. Hanno presentato ricorso, contestando il mancato riconoscimento di un'attenuante. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendo le argomentazioni generiche e ripetitive di quanto già esaminato. La decisione ha confermato la condanna e ha imposto alle ricorrenti il pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Un Lavoratore è stato condannato per furto di energia elettrica dopo aver occupato un immobile con un allaccio abusivo. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, ritenendo irrilevante chi avesse materialmente realizzato l'allaccio, dato che il Lavoratore beneficiava dell'energia sottratta. La Cassazione ha ribadito che la manomissione del contatore per alterare i consumi configura il reato di furto, non di truffa, poiché si tratta di un'azione diretta a impossessarsi dell'energia contro la volontà del fornitore, senza indurre quest'ultimo in errore. Il ricorso del Lavoratore è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese e a una sanzione di 3.000 euro.
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L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che lo ha condannato per il reato di furto. Il ricorso contestava unicamente il diniego del beneficio relativo alle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. I giudici di secondo grado hanno motivato adeguatamente la propria decisione basandosi su precisi indici personali e fattuali. Il giudice di merito non deve esaminare ogni singolo elemento favorevole o contrario, ma può limitarsi a quelli decisivi. Di conseguenza, L'Imputato deve pagare le spese del processo e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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