La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di atti persecutori inflitta a una donna per condotte moleste e aggressive durate quattro anni contro due persone. La ricorrente sosteneva che l'ansia della persona offesa dipendesse dall'assunzione di farmaci e non dalle proprie azioni, contestando inoltre l'attendibilità dei testimoni. I giudici di legittimità hanno respinto le tesi difensive, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha ribadito che le patologie preesistenti o le terapie mediche della vittima non spezzano il legame causale con le molestie reiterate. La donna deve pagare le spese processuali, una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende e duemilacinquecento euro per le spese legali sostenute dalle vittime.
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