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Reato Di Atti Persecutori

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato di atti persecutori: scuse sanitarie e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di atti persecutori inflitta a una donna per condotte moleste e aggressive durate quattro anni contro due persone. La ricorrente sosteneva che l'ansia della persona offesa dipendesse dall'assunzione di farmaci e non dalle proprie azioni, contestando inoltre l'attendibilità dei testimoni. I giudici di legittimità hanno respinto le tesi difensive, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha ribadito che le patologie preesistenti o le terapie mediche della vittima non spezzano il legame causale con le molestie reiterate. La donna deve pagare le spese processuali, una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende e duemilacinquecento euro per le spese legali sostenute dalle vittime.
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Reato di atti persecutori: no a ricorsi vaghi e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un imputato per il reato di atti persecutori aggravato. I giudici di merito avevano accertato la responsabilità dell'uomo e applicato una riduzione della pena grazie al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. L'imputato ha presentato ricorso lamentando vizi di motivazione sulla prova del reato, sull'elemento psicologico e sul calcolo della pena. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'imputato ha tentato di ottenere una nuova ricostruzione dei fatti storici, operazione vietata nel giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha inoltre respinto le richieste su prove già ritenute superflue e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di atti persecutori: chiarimento o stalking dopo l’addio
Un uomo non accetta la fine della relazione sentimentale e perseguita l'ex compagna con telefonate continue, appostamenti, lanci di sassi contro la casa e aggressioni fisiche estese ai familiari. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'imputato e conferma la condanna a tre anni e sei mesi di reclusione per il reato di atti persecutori, tentata rapina e minaccia aggravata. I giudici ribadiscono che integra il reato di atti persecutori anche la condotta molesta rivolta indirettamente verso persone vicine alla vittima quando mira a condizionarne la vita quotidiana. L'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di atti persecutori: ricorso generico e condanna definitiva
L'Imputata è stata condannata dalla Corte d'Appello a due anni e sei mesi di reclusione per il reato di atti persecutori. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena e il mancato riconoscimento della continuazione tra i reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano del tutto generici e privi di un reale confronto con le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, L'Imputata perde il ricorso e viene condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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