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Rapporto di mero fatto

Definizione

Situazione in cui una prestazione lavorativa è eseguita in assenza di un valido contratto di lavoro. La legge tutela il lavoratore garantendogli il diritto alla retribuzione per il lavoro svolto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Stabilizzazione nel pubblico impiego: no al cambio ente
Un militare in congedo ha prestato servizio a termine per oltre tre anni presso la Capitaneria di porto, svolgendo mansioni a favore del Ministero dei Trasporti. Il lavoratore ha quindi fatto domanda per ottenere la stabilizzazione nel pubblico impiego indetta da tale Ministero. L'Amministrazione lo ha escluso perché il suo rapporto formale di arruolamento era intercorso con il Ministero della Difesa. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'esclusione. Le procedure di assunzione a tempo indeterminato senza concorso rappresentano una deroga eccezionale all'art. 97 della Costituzione e richiedono l'esatta coincidenza tra l'ente che ha stipulato il contratto a termine e l'ente che stabilizza.
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Responsabilità solidale cessionaria: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità solidale cessionaria per i crediti del lavoratore, prevista dall'art. 2112 c.c., non si applica se al momento del trasferimento d'azienda il rapporto di lavoro non è giuridicamente valido. Nel caso esaminato, il rapporto del dipendente era solo 'di fatto', in quanto basato su una sentenza di reintegra poi riformata in appello. Pertanto, è onere del lavoratore dimostrare l'esistenza di un valido contratto di lavoro per poter invocare la tutela.
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Danno comunitario: tutela anche senza contratto scritto
Una lavoratrice precaria, impiegata per anni da una pubblica amministrazione regionale tramite rapporti a termine non formalizzati per iscritto, ha richiesto il risarcimento per l'abusiva reiterazione dei contratti. La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha stabilito un principio cruciale: la tutela risarcitoria per il cosiddetto "danno comunitario" spetta al lavoratore anche in assenza di un contratto scritto. La nullità del contratto per vizio di forma, imputabile all'amministrazione, non può vanificare la protezione prevista dalla normativa europea contro l'abuso del lavoro precario. La Corte ha quindi cassato la decisione d'appello che negava il risarcimento, affermando che la mancanza di forma scritta costituisce un'illegittimità aggiuntiva che non esclude, ma anzi rafforza, la necessità di tutela.
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Cessione del contratto: no tutela per licenziamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione del contratto di lavoro dichiarata illegittima con sentenza passata in giudicato, il rapporto di lavoro svolto presso l'azienda cessionaria si qualifica come un rapporto di mero fatto ai sensi dell'art. 2126 c.c. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto alla retribuzione per il periodo lavorato, ma non può beneficiare delle tutele contro il licenziamento illegittimo, né reali né indennitarie, poiché queste presuppongono l'esistenza di un valido contratto di lavoro. La sentenza della Corte d'Appello che aveva concesso un'indennità risarcitoria è stata cassata con rinvio.
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