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Rapina Impropria

Definizione

Reato commesso da chi usa violenza o minaccia subito dopo la sottrazione della cosa per assicurarsi il possesso o l'impunità.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 781 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 83% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 8%
  • Rigettato 8%
  • Inammissibile 83%
  • Altro 0%

Provvedimenti per anno

2019 2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 753%
  • Penale Sez. 246%
  • Penale Sez. 11%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 11135/2017in 50 provvedimenti
  • Cass. 15584/2021in 70 provvedimenti
  • Cass. 34056/2018in 48 provvedimenti
  • Cass. 43764/2013in 41 provvedimenti
  • Cass. 40421/2012in 19 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Sfoglia per anno

Provvedimenti

Coltello per una e-cig: niente lieve entità nella rapina
Un uomo ha sottratto una sigaretta elettronica puntando un coltello all'addome della vittima. I giudici di merito lo hanno condannato per rapina impropria aggravata e porto ingiustificato di arma a due anni, due mesi e venti giorni di reclusione. Il condannato ha presentato ricorso per cassazione lamentando la mancata traduzione all'udienza d'appello dal centro di accoglienza e il diniego dell'attenuante della lieve entità nella rapina, sostenendo lo scarso valore del bene sottratto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l'imputato alle spese e a tremila euro per la Cassa delle ammende. I giudici hanno chiarito che la sola richiesta del difensore non impone la traduzione e che l'uso dell'arma esclude la lieve entità malgrado il bottino esiguo.
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Rapina impropria: tentato furto con violenza e ricorso bocciato
L'imputato ha sottratto beni e ha usato violenza e minaccia contro la vittima per garantirsi la fuga, commettendo subito dopo un ulteriore tentativo di sottrazione. I giudici di merito hanno qualificato l'episodio come rapina impropria e hanno applicato l'aumento di pena per recidiva qualificata, riscontrando una spiccata pericolosità sociale. L'autore ha proposto ricorso per cassazione contestando sia la definizione giuridica del fatto sia il calcolo della pena, sostenendo l'assenza di adeguata motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'imputato si è limitato a riproporre le medesime censure sui fatti già respinte in appello, senza criticare la logica dei giudici. Il collegio ha confermato la condanna definitiva e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina pluriaggravata o scippo: i limiti del patteggiamento
L'imputato ha concordato una pena di due anni e sei mesi di reclusione per il reato di rapina pluriaggravata dopo aver strappato una collana, sferrato uno schiaffo e lanciato una bottiglia contro la vittima. Successivamente ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il fatto configurasse un mero furto con strappo, riducendo lo schiaffo a un contatto accidentale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Nel patteggiamento la contestazione della qualificazione giuridica è consentita solo per errore manifesto ed evidente. Le violenze contestate per assicurarsi la fuga confermano pienamente la rapina pluriaggravata.
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Rapina impropria: la violenza per fuggire trasforma il furto
Un'imputata sottrae bottiglie di alcolici all'interno di un esercizio commerciale. Al momento del fermo da parte degli addetti alla sicurezza, la donna reagisce con violenza scagliando calci, pugni, sputi e morsi per liberarsi e fuggire prima dell'arrivo delle forze dell'ordine. La difesa contesta sia l'utilizzabilità di un referto medico acquisito prima del giudizio abbreviato, sia la sussistenza della rapina impropria consumata, ritenendo che i colpi a vuoto integrassero solo un delitto tentato. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso e conferma la condanna definitiva per rapina impropria. I giudici stabiliscono che la violenza usata per guadagnare la fuga consuma il reato anche se i colpi non feriscono i custodi.
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Rapina impropria con bottiglia rotta: esclusa la tenuità
L'Imputato ha commesso una rapina impropria minacciando la vittima con il collo di una bottiglia di vetro appositamente spaccata per garantirsi la fuga. La difesa ha richiesto il riconoscimento dell'attenuante della particolare tenuità del reato, invocando una recente decisione della Corte Costituzionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'impiego di una bottiglia rotta e l'aggressione contro la persona denotano una gravità materiale incompatibile con la lieve entità del fatto. Inoltre, la concessione delle attenuanti generiche riguarda parametri soggettivi e non comporta affatto il riconoscimento della tenuità oggettiva dell'azione criminosa. L'autore dell'aggressione deve quindi espiare la sanzione già determinata e rimborsare le spese processuali.
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Furto o rapina impropria aggravata: risponde anche chi fugge
L'Imputata ha pianificato e realizzato il furto di una partita di dolciumi in un esercizio commerciale insieme a una complice. Subito dopo la sottrazione della merce, mentre l'Imputata fuggiva, la complice ha aggredito con violenza chi cercava di fermarle. La difesa sosteneva la responsabilità per semplice furto e chiedeva la non punibilità per la particolare tenuità del danno. La Corte di Cassazione ha invece confermato la configurazione di rapina impropria aggravata in concorso. I giudici hanno chiarito che l'uso della violenza da parte della complice rappresentava uno sviluppo del tutto prevedibile dell'azione concordata. Inoltre, la condotta non poteva considerarsi di lieve entità o isolata, avendo l'Imputata commesso un altro furto nella stessa giornata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina impropria: da piccolo furto a grave reato violento
Una persona sottrae merci per 274 euro all'interno di un punto vendita. L'addetto alla sicurezza interviene prontamente per bloccarla. Per assicurarsi la fuga, il soggetto aggredisce il vigilante, lo spinge a terra e distrugge un arredo del locale. La difesa chiede di qualificare il gesto come semplice furto tentato e di applicare l'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Corte di Cassazione respinge l'impugnazione. La Suprema Corte qualifica l'azione come rapina impropria consumata: per perfezionare questo reato basta l'impiego della forza fisica subito dopo l'apprensione del bene, senza che serva acquisirne il dominio duraturo. Respinta anche l'attenuante per il valore dei beni e il danneggiamento.
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Da furto a rapina impropria: la fuga folle costa la condanna
L'Imputato, dopo avere sottratto la borsa a un'anziana donna, fuggiva a bordo di un'auto insieme a dei complici per sottrarsi alle forze dell'ordine intervenute. Durante l'inseguimento a folle velocità in pieno giorno, l'auto compiva manovre estremamente rischiose in un centro abitato trafficato, mettendo in pericolo pedoni e altri veicoli e gettando la refurtiva dal finestrino in corsa. La difesa chiedeva di derubricare il fatto in furto, escludendo la fattispecie più grave. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la qualifica di rapina impropria poiché le manovre violente e pericolose erano finalizzate a garantire la fuga e l'impunità. L'Imputato subisce la condanna definitiva al pagamento delle spese di lite e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato tra furto e rapina: la Cassazione
L'Imputato subisce una condanna per il furto con scasso di cosmetici all'interno di un negozio. Pochi mesi prima, l'individuo aveva commesso una rapina impropria avente per oggetto gli stessi beni. Il difensore richiede l'applicazione della disciplina del reato continuato, evidenziando la vicinanza temporale e la natura identica della merce rubata. La Corte di Appello nega il beneficio, sostenendo che una misura cautelare precedente e la diversità dei reati interrompono il piano criminale. L'Imputato propone ricorso per Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso: una misura restrittiva non interrompe automaticamente il disegno delittuoso unitario e i reati patrimoniali su beni identici richiedono un esame concreto. La sentenza viene annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio con rinvio a un nuovo collegio d'appello.
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Rapina impropria e resistenza: la fuga costa doppio
Due imputati hanno sottratto dei beni e sono fuggiti a bordo di un'autovettura. Durante l'inseguimento e al momento del blocco del veicolo, entrambi hanno opposto una decisa violenza contro gli agenti di polizia intervenuti e qualificatisi. I condannati hanno proposto ricorso per Cassazione deducendo il mancato assorbimento del delitto di opposizione ai pubblici ufficiali e contestando la motivazione dei giudici territoriali. La Corte Suprema ha chiarito i confini tra rapina impropria e resistenza, confermando che i due reati concorrono pienamente quando l'azione violenta verso le forze dell'ordine persegue l'impunità. Entrambe le impugnazioni sono state dichiarate inammissibili per assoluta genericità e manifesta infondatezza delle censure, con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese di lite e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Smartphone rubato e pugno: scatta la rapina impropria
L'Imputato si impossessa dello smartphone della Persona Offesa. Alla successiva richiesta di restituzione avanzata dalla vittima, l'uomo reagisce sferrando un pugno al volto e strappando una catenina dal collo del proprietario per poi darsi alla fuga. La difesa propone ricorso chiedendo di derubricare il fatto in truffa o in tentativo di rapina. I giudici confermano invece la sussistenza della rapina impropria consumata. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso manifestamente inammissibile: la violenza adoperata subito dopo la sottrazione per consolidare il possesso e la piena disponibilità dei beni escludono ogni qualificazione minore. La condanna viene confermata con l'aggiunta di una sanzione di tremila euro.
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Furto o Rapina Impropria? La Cassazione Chiarisce la Violenza nella Fuga
Un individuo è stato condannato per rapina impropria dopo aver rubato da un'auto e aver usato violenza contro il proprietario per fuggire. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la qualificazione del fatto come rapina impropria e l'entità della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi erano generici e chiedevano una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La condanna per rapina impropria è quindi diventata definitiva.
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Rapina impropria: ricorso generico e condanna definitiva
L'Imputato è stato condannato per il reato di rapina impropria e per lesioni personali aggravate a seguito dell'aggressione commessa per assicurarsi la refurtiva o l'impunità. La difesa ha presentato ricorso per cassazione lamentando violazioni di legge, mancata applicazione di cause di proscioglimento ed eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile perché generico e privo di una specifica critica ai motivi della sentenza d'appello, fondata su prove solide come il verbale di arresto, la querela e le testimonianze. Di conseguenza, la condanna a carico dell'uomo è diventata definitiva, con l'ulteriore sanzione di tremila euro da versare alla Cassa delle Ammende e l'addebito delle spese processuali.
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Conducente autobus pubblico ufficiale: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Individuo per rapina, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. Il caso riguardava l'aggressione a un conducente di autobus, ritenuto pubblico ufficiale. L'Individuo aveva sottratto le chiavi del mezzo e opposto resistenza. La difesa contestava la qualifica di pubblico ufficiale per il conducente di autobus e la configurazione della rapina impropria. La Suprema Corte ha ribadito che il conducente di un autobus di linea, privo di bigliettaio, riveste la qualifica di pubblico ufficiale. Ha inoltre ritenuto corretta l'applicazione della rapina impropria, data la violenza usata per assicurarsi il possesso delle chiavi. Il ricorso dell'Individuo è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Rapina impropria: tentata fuga e condanna definitiva
Tre individui hanno subito la condanna penale per i delitti di furto e rapina impropria. I colpevoli hanno sottratto beni altrui e hanno successivamente usato violenza contro la persona per fuggire e garantirsi l'impunità. La difesa ha impugnato la sentenza di secondo grado dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo la presenza di un difetto di motivazione sulla responsabilità degli imputati. I giudici di legittimità hanno dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. Gli argomenti difensivi riproducevano contestazioni già respinte e richiedevano una nuova analisi dei fatti vietata in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto il pagamento delle spese processuali insieme a una sanzione pecuniaria.
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Rapina Impropria Consumata: Quando la Violenza Rende il Furto Completo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Ricorrente per il reato di rapina impropria consumata. Il Ricorrente aveva sottratto capi di abbigliamento da un negozio e, per assicurarsi la fuga, aveva usato violenza contro un dipendente. La difesa sosteneva si trattasse di rapina tentata, poiché la merce era sotto sorveglianza e il Ricorrente era stato bloccato subito dopo. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribadito che la rapina impropria è consumata quando alla sottrazione segue la violenza, anche se il ladro non ha avuto piena e autonoma disponibilità del bene. La violenza impedisce al proprietario di recuperare il bene, rendendo il reato completo.
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Rapina impropria: furto vigilato ma reato consumato
L'Imputato ha commesso una sottrazione di beni all'interno di un locale commerciale ed è fuggito usando violenza contro i presenti, causando lesioni personali. Il difensore ha impugnato la condanna sostenendo l'esistenza di un semplice tentativo di rapina, poiché la vigilanza controllava i movimenti e impediva il pieno possesso della refurtiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha confermato la rapina impropria consumata. La Suprema Corte ha chiarito che il reato è perfetto con la semplice sottrazione materiale, anche senza un autonomo e indisturbato possesso della merce.
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Rapina Impropria: Violenza Post-Furto Non Scagiona l’Imputato
Un individuo è stato condannato per rapina impropria tentata. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la violenza era avvenuta dopo la sottrazione dei beni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la condotta violenta, anche se successiva al furto, era finalizzata a garantire l'impunità, configurando così la rapina impropria. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentata rapina impropria: da furto in casa a condanna penale
Un individuo si è introdotto clandestinamente nell'appartamento della vittima per compiere un furto. Vistosi sorpreso dal proprietario di casa, l'intruso lo ha colpito con violenza per assicurarsi la fuga e la propria impunità. Il ricorso in Cassazione richiedeva di riqualificare il fatto in semplice violazione di domicilio o tentato furto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per tentata rapina impropria. I giudici hanno chiarito che l'uso della forza subito dopo la scoperta integra la fattispecie più grave. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Rapina Impropria: Attenuanti Negate, Ricorso Inammissibile per Ritardo
Un individuo è stato condannato per rapina impropria e ha proposto ricorso in Cassazione. Il suo difensore contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche da parte dei giudici precedenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'appello iniziale era stato presentato fuori tempo massimo. Inoltre, ha ritenuto che le argomentazioni relative al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche fossero generiche e non sufficientemente specifiche per essere esaminate, confermando la condanna e le spese processuali.
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