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Quinto d'obbligo

Definizione

Facoltà dell'amministrazione di imporre all'appaltatore variazioni fino a un quinto del valore del contratto alle stesse condizioni pattuite.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Interpretazione del contratto di appalto: clausole e contrasti
Un Raggruppamento Temporaneo di Imprese ottiene un appalto pubblico per servizi di assistenza tecnica a un Ministero. Nel corso degli anni, l'Amministrazione richiede un potenziamento delle attività e sottoscrive tre distinti atti aggiuntivi per aumentare risorse e compensi. A fronte del mancato pagamento delle fatture emesse per le prestazioni svolte, la società mandataria ottiene decreti ingiuntivi per milioni di euro. Il Ministero contesta i titoli ingiuntivi eccependo la nullità degli accordi modificativi per violazione delle norme sulle gare pubbliche. I giudici di secondo grado accolgono la tesi ministeriale, revocando le ingiunzioni. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso dell'impresa, chiarendo che l'interpretazione del contratto di appalto impone una valutazione coordinata e complessiva di tutte le clausole pattuite, senza fermarsi a una lettura atomistica dei singoli articoli. La Suprema Corte annulla la decisione con rinvio.
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Penale per ritardo: l’appaltatore perde contro l’ente
Un imprenditore edile (L'Appaltatore) ha stipulato un contratto con un ente pubblico (La Stazione Appaltante) per la costruzione di alloggi popolari. A causa di ritardi nella consegna delle opere, la Stazione Appaltante ha applicato una penale per ritardo. L'Appaltatore ha impugnato la sanzione, sostenendo che i rallentamenti fossero dovuti a varianti progettuali e ad atti vandalici qualificabili come forza maggiore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Appaltatore, confermando la legittimità della penale per ritardo. I giudici hanno chiarito che le varianti non azzerano i termini contrattuali e che la contestazione sulla forza maggiore era generica e priva di prove concrete sul nesso causale.
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Varianti in corso d’opera: lo stallo pubblico costa il risarcimento
Una Stazione Appaltante ha risolto un contratto di appalto per la ristrutturazione di un ospedale, rifiutando di approvare le varianti in corso d'opera necessarie a superare imprevisti geologici e archeologici. L'Appaltatore e gli eredi del Progettista hanno contestato la legittimità della risoluzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Stazione Appaltante, confermando che il committente ha un preciso dovere di cooperazione e buona fede oggettiva. Le varianti necessarie dovute a fattori imprevisti non sono soggette ai limiti degli errori progettuali. La Corte ha inoltre accolto il ricorso degli eredi del Progettista, riconoscendo la validità del suo incarico e rinviando la causa per la valutazione della domanda risarcitoria.
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