Definizione
L'organo dello Stato che, nel processo penale, rappresenta l'accusa e persegue l'applicazione della legge.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 116 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 42% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 29%
- Rigettato 20%
- Inammissibile 42%
- Altro 9%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 150%
- Penale Sez. 627%
- Penale Sez. 323%
Precedenti più richiamati
- Cass. 53684/2016in 4 provvedimenti
- Cass. 35278/2014in 3 provvedimenti
- Cass. 15563/2013in 3 provvedimenti
- Cass. 15861/2020in 5 provvedimenti
- Cass. 35855/2015in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un condannato ha presentato un'istanza direttamente al Tribunale per ottenere la rideterminazione della propria posizione esecutiva e il calcolo della pena complessiva. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la richiesta. L'interessato ha quindi proposto ricorso per cassazione, sostenendo che il magistrato dovesse procedere autonomamente al ricalcolo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha confermato che il cumulo delle pene spetta in prima battuta al Pubblico Ministero, per assicurare rapidità nell'esecuzione delle sanzioni. Il condannato può rivolgersi al Giudice dell'esecuzione solo dopo l'emissione del provvedimento del Pubblico Ministero, qualora ritenga errato o ingiusto il calcolo effettuato. L'omissione di questo passaggio rende l'istanza inammissibile e comporta la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione economica.
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Due giovani indagati per rapina aggravata hanno contestato la misura cautelare del collocamento in comunità disposta dal Tribunale. I difensori hanno eccepito l'omesso parere del Pubblico Ministero e la presunta inattendibilità del riconoscimento fotografico, a causa di discrepanze tra la prima descrizione fisica e le reali caratteristiche degli accusati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato che l'avviso di interrogatorio non sostituisce la richiesta obbligatoria di parere al Pubblico Ministero. Inoltre, la Corte ha stabilito che lievi difformità tra descrizione somatica ed effettivo aspetto fisico non invalidano il riconoscimento fotografico effettuato dalle vittime con prontezza e certezza subito dopo i fatti contestati.
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Il Pubblico Ministero ha chiesto la correzione dell'errore materiale presente in una decisione giudiziaria riguardo alla data di nascita dell'imputato. I registri del tribunale riportavano date discordanti e inesatte, attribuendo all'accusato anni di nascita incompatibili. I controlli eseguiti presso la banca dati dell'Anagrafe nazionale della popolazione residente hanno accertato la reale identità del soggetto, chiarendo che le generalità indicate nei precedenti gradi di giudizio contenevano una svista anagrafica. La Suprema Corte ha accolto la richiesta della pubblica accusa. I giudici hanno quindi rettificato gli atti ufficiali, confermando le esatte generalità della persona coinvolta senza alterare la sostanza della decisione penale.
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La Procura della Repubblica ha segnalato una divergenza anagrafica negli atti del processo a carico de L'Imputato. I documenti della Corte di Assise di Appello e il registro di udienza della Corte di Cassazione indicavano la nascita del soggetto nell'anno 1972 invece del corretto anno 1962. Questa svista anagrafica non ha compromesso l'identificazione della persona né il rigetto dell'impugnazione. La Suprema Corte ha pertanto disposto una procedura urgente di correzione di errore materiale. I giudici hanno ordinato la rettifica formale della data errata sia nel ruolo d'udienza sia nei fascicoli correlati, ristabilendo l'esatta concordanza anagrafica sull'originale del provvedimento.
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Un Tribunale ha liquidato il compenso spettante a un difensore per l'assistenza prestata a un soggetto ammesso al gratuito patrocinio. La Procura della Repubblica ha presentato tardivamente opposizione a decreto di liquidazione, lamentando l'omessa notifica formale del provvedimento. Il Tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile per decadenza dei termini. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'impugnazione: in assenza di notificazione del provvedimento, trova piena applicazione il termine lungo semestrale di impugnazione a decorrere dalla pubblicazione dell'atto. Di conseguenza, il difensore mantiene integralmente il diritto al pagamento del compenso liquidato.
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Un Tribunale ha liquidato i compensi spettanti a un Avvocato per l'attività difensiva svolta a favore di una persona ammessa al gratuito patrocinio. La Procura della Repubblica ha proposto opposizione a decreto di liquidazione contestando l'importo. Il Tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile perché depositato oltre i trenta giorni di legge. La Procura ha impugnato l'ordinanza dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo di non aver mai ricevuto una regolare comunicazione formale dell'atto. La Suprema Corte ha respinto il ricorso della Procura confermando la tardività dell'impugnazione. In assenza di formale notificazione, si applica comunque il termine lungo decadenziale calcolato dalla pubblicazione del provvedimento originale, rendendo definitiva la liquidazione a favore del difensore.
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Un correntista ha citato in giudizio un istituto di credito e un funzionario bancario, lamentando di aver sottoscritto inconsapevolmente una fideiussione inserita a inganno tra i moduli di apertura del conto. Nel corso del giudizio, il correntista ha proposto una querela di falso per smentire l'autenticità del documento di garanzia. Il giudice ha autorizzato il procedimento, ma ha omesso di avvisare il Pubblico Ministero. I giudici di merito hanno successivamente dichiarato inammissibile la querela di falso, ritenendo irrilevante la mancata notifica al magistrato requirente. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che l'intervento del Pubblico Ministero è obbligatorio per legge una volta autorizzata la querela di falso. L'assenza dell'avviso causa la nullità insanabile dell'intero giudizio, a prescindere dal suo esito finale. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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La Procura della Repubblica ha presentato opposizione contro il decreto di liquidazione della parcella spettante all'avvocato difensore di un cittadino ammesso al patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. L'organo pubblico ha quindi proposto ricorso in Cassazione sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica ufficiale del provvedimento. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che l'apposizione del timbro di presa visione nel fascicolo rende il provvedimento legalmente conoscibile. Di conseguenza, il termine di trenta giorni per l'impugnazione decorre da tale momento. I disservizi interni dell'ufficio pubblico non giustificano il ritardo nell'impugnazione.
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Un Tribunale ha liquidato i compensi spettanti a un avvocato per l'attività difensiva svolta nell'ambito del patrocinio a spese dello Stato. Il Pubblico Ministero ha impugnato il provvedimento, lamentando la mancata comunicazione formale e contestando i relativi importi. I giudici di merito hanno dichiarato inammissibile il ricorso per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'impugnazione. I Supremi Giudici hanno chiarito che, anche in assenza di formale notifica o comunicazione di cancelleria, decorre il termine lungo semestrale di impugnazione a partire dalla data di pubblicazione del decreto. Il Ministero e il difensore vedono così confermata la validità definitiva della liquidazione economica originaria.
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Il Pubblico Ministero aveva chiesto l'archiviazione per un reato specifico. Il Giudice di Pace, invece, ha ordinato l'imputazione coatta per un reato diverso, costringendo il Pubblico Ministero a formulare un'accusa non richiesta. La Suprema Corte ha annullato questa decisione. Ha stabilito che l'ordine di imputazione coatta per un reato diverso da quello oggetto della richiesta di archiviazione è un atto "abnorme" (irregolare e illegittimo). Questo tipo di ordine comprime l'autonomia del Pubblico Ministero. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza del Giudice di Pace, ribadendo i limiti del potere giudiziario in fase di archiviazione.
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Un gruppo di persone ha contestato un sequestro preventivo sui propri beni, disposto per presunta violazione delle norme sull'IVA. Hanno presentato ricorso per riesame, sostenendo di aver avuto conoscenza del sequestro solo in un secondo momento, rendendo così il loro ricorso tempestivo. La Cassazione ha però rigettato i ricorsi, confermando che il termine perentorio per l'impugnazione del sequestro preventivo decorre dalla conoscenza effettiva del blocco dei beni, non dalla notifica formale del provvedimento. Poiché i ricorrenti avevano già chiesto la restituzione dei beni in una data precedente, dimostrando di essere a conoscenza del sequestro, il loro ricorso è stato considerato tardivo.
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L'Indagato ha subito un sequestro di somme di denaro nell'ambito di un procedimento penale. Successivamente ha richiesto direttamente al Pubblico Ministero la revoca del sequestro preventivo, a seguito dell'annullamento della misura nei confronti di un coindagato per incompetenza territoriale. Il Pubblico Ministero ha respinto in autonomia l'istanza di dissequestro invece di inoltrarla al Giudice per le indagini preliminari. L'Indagato ha ricorso in Cassazione denunciando l'illegittimità dell'atto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e annullato il provvedimento senza rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che il Pubblico Ministero non ha il potere di rigettare la richiesta di restituzione, dovendo esclusivamente trasmettere gli atti al Giudice terzo con le proprie valutazioni negative.
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Un Lavoratore è stato accusato di reati legati alla rivelazione di segreti d'ufficio. Durante l'udienza preliminare, il Pubblico Ministero ha modificato l'imputazione, eliminando alcune contestazioni. Il Lavoratore ha presentato ricorso contro questa modifica, sostenendo che fosse illegittima. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la modifica imputazione udienza preliminare da parte del Pubblico Ministero è legittima fino alla chiusura della discussione, specialmente se favorevole all'imputato. Il ricorso era anche inammissibile perché proposto contro un atto non impugnabile.
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Un Giudice per le Indagini Preliminari non ha convalidato l'arresto di un Uomo, accusato di violenza, lesioni e reati legati agli stupefacenti. Il Giudice ha ritenuto insussistente l'Arresto in quasi flagranza. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso, sostenendo che la presenza di ferite fresche, una maglietta strappata e droga sul luogo indicasse chiaramente la quasi flagranza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'Arresto in quasi flagranza richiede una percezione diretta e autonoma delle tracce del reato da parte degli agenti, non basata su informazioni di terzi o indagini successive. La Corte ha confermato l'assenza di tale condizione nel caso specifico.
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Un Pubblico Ministero ha chiesto al GIP di intervenire per l'esecuzione confisca per equivalente, dopo una condanna definitiva. Il GIP ha ritenuto di non dover provvedere, affermando che l'individuazione dei beni spetta al PM e la loro gestione all'Agenzia del Demanio. Il PM ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la decisione del GIP fosse "abnorme" e creasse una stasi procedurale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il potere di individuare i beni da confiscare per equivalente spetta al Pubblico Ministero, non al GIP, a meno di specifiche richieste di verifica del valore.
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Un cittadino era stato assolto dalla Corte d'Appello per reati tributari, con la motivazione che i fatti erano estinti per prescrizione. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso, sostenendo che la Corte d'Appello aveva sbagliato il calcolo della prescrizione. La legge prevede infatti un aumento di un terzo dei termini per i reati tributari. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la prescrizione dei reati tributari non era ancora maturata. Ha quindi annullato l'assoluzione per uno dei reati e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di **arresto in quasi flagranza** per tentato furto. Un soggetto era stato arrestato dalla polizia grazie alle indicazioni di un amico del titolare del cantiere, che aveva visto il reato tramite videosorveglianza e poi inseguito il presunto ladro. Il Tribunale non aveva convalidato l'arresto, ritenendo assente la flagranza o quasi flagranza. La Suprema Corte ha confermato questa decisione. Ha ribadito che la quasi flagranza richiede una percezione diretta e autonoma delle tracce del reato da parte degli agenti o un inseguimento ininterrotto, non bastando le sole informazioni fornite da terzi. Il ricorso del Pubblico Ministero è stato dichiarato inammissibile.
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Un Giudice di Pace ha dichiarato la propria Incompetenza per materia in un processo per minaccia e lesione personale, trasmettendo gli atti al Pubblico Ministero anziché direttamente al Tribunale competente. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che tale procedura fosse "abnorme". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la decisione del Giudice di Pace di dichiarare l'incompetenza e inviare gli atti al PM non è impugnabile in Cassazione e non costituisce un provvedimento abnorme, poiché rispetta i principi stabiliti dalla Corte Costituzionale per garantire il diritto di difesa.
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Un Individuo è stato arrestato per furto in abitazione. Il Tribunale ha convalidato l'arresto e disposto il divieto di dimora. L'Individuo ha contestato la convalida, sostenendo che la presentazione al giudice è avvenuta oltre il termine di 48 ore dall'arresto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che il termine di 48 ore per la convalida dell'arresto si riferisce alla richiesta di convalida da parte del Pubblico Ministero e alla effettiva presenza dell'arrestato in udienza. Non importa se l'udienza inizia più tardi o se il giudice si occupa di altri casi prima, purché l'udienza si svolga senza interruzioni. Nel caso specifico, i Termini convalida arresto sono stati rispettati.
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A seguito di una condanna definitiva per reati fiscali, il tribunale ha ordinato la confisca per equivalente di somme e beni per oltre 285.000 euro senza un previo sequestro preventivo. Il Pubblico Ministero ha rintracciato i beni del condannato e ha trasmesso gli atti al giudice affinché procedesse. Il tribunale ha rifiutato l'attività materiale, restituendo il fascicolo all'accusa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. La Suprema Corte ha chiarito che spetta al Pubblico Ministero eseguire materialmente la misura, procedendo a trascrizioni e pignoramenti. Il giudice dell'esecuzione interviene unicamente se il condannato o terzi sollevano formali contestazioni.
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