Una praticante avvocato è stata condannata nei precedenti gradi di giudizio per il reato di abusivo esercizio della professione. L'imputata sosteneva di aver svolto solo una generica attività di consulenza legale e che il vero titolare della pratica fosse un altro avvocato. Tuttavia, i giudici hanno accertato lo svolgimento di atti tipici della professione forense, come la richiesta di compensi per prestazioni difensive e la gestione di un fascicolo clientela. La Corte di Cassazione, pur rilevando la fondatezza degli elementi d'accusa, ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna poiché il reato è andato in prescrizione, essendo decorso il termine massimo di sette anni e sei mesi dalla consumazione dei fatti.
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