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prassi

Definizione

Comportamento ripetuto nel tempo all'interno di un ufficio che, pur non formalizzato, regola l'attività lavorativa effettiva.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Esclusione dell’associato: la prassi batte lo statuto
L'Associazione ha approvato i bilanci escludendo dalla convocazione alcuni membri, ritenendo che avessero perso la qualifica di soci per incompatibilità statutaria, avendo aderito ad altri partiti. Gli Associati hanno impugnato la delibera. La Corte d'Appello ha dichiarato invalida la delibera poiché l'ente aveva tollerato la partecipazione di altri iscritti nella stessa situazione, creando una prassi di deroga che vietava l'applicazione selettiva della regola. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Associazione, confermando che la valutazione sull'esistenza di tale prassi spetta solo ai giudici di merito. Di conseguenza, l'esclusione dell'associato senza una formale e coerente procedura rende nulla la delibera assembleare.
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Guida in stato di ebbrezza: condanna annullata senza avviso legale
Un uomo è stato condannato per guida in stato di ebbrezza dopo un incidente stradale. Le analisi del sangue effettuate in ospedale, su richiesta delle forze dell'ordine, avevano mostrato un tasso alcolemico di 1,50 g/l. Tuttavia, la difesa ha contestato la mancanza di prova riguardo all'avviso obbligatorio della facoltà di farsi assistere da un avvocato. I giudici di merito avevano confermato la condanna basandosi su una generica prassi ospedaliera, nonostante il testimone non ricordasse il caso specifico e non esistesse un verbale scritto. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza, stabilendo che la prova dell'avviso deve essere certa e non presunta. Il processo dovrà essere rifatto per verificare se i diritti del conducente siano stati realmente rispettati durante gli accertamenti medici richiesti dalla polizia.
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Peculato: la disponibilità di fatto del denaro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di **Peculato** a carico di una dipendente comunale che si era appropriata di somme di denaro tramite mandati di pagamento ingiustificati. La difesa sosteneva che la condotta dovesse essere riqualificata come truffa poiché l'imputata non ricopriva più formalmente il ruolo di economo. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la disponibilità del denaro derivava da una prassi consolidata nell'ufficio, rendendo irrilevante l'assenza di un atto formale di nomina aggiornato.
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Tempo tuta: la Cassazione conferma la retribuzione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un infermiere a percepire la retribuzione per il cosiddetto tempo tuta, quantificato in trenta minuti giornalieri per la vestizione e svestizione. La decisione si fonda sull'accertamento di un'eterodirezione implicita: il lavoratore era obbligato da una prassi aziendale consolidata a iniziare il turno già in divisa, effettuando il cambio a vista per garantire la continuità del servizio. Nonostante l'assenza di disposizioni scritte, la natura delle mansioni sanitarie e le esigenze di igiene rendono il tempo di vestizione parte integrante dell'orario di lavoro effettivo.
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