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Possesso Ingiustificato Di Chiavi Alterate

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Chiavi alterate: condanna confermata, ricorso inammissibile
Due individui sono stati condannati per possesso ingiustificato di chiavi alterate, ai sensi dell'Art. 707 c.p. Hanno presentato ricorso in Cassazione, sollevando questioni di costituzionalità sulla norma e contestando la loro responsabilità. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito la piena costituzionalità dell'Art. 707 c.p., qualificandolo come reato di pericolo volto a tutelare il patrimonio. La Corte ha confermato la condanna, ritenendo le argomentazioni difensive infondate e prive di specificità. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Possesso ingiustificato di chiavi alterate e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di concorso in possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli. I giudici di secondo grado avevano confermato la responsabilità penale dell'interessato, rimodulando la pena tenendo conto dei suoi precedenti specifici e della gravità della condotta. Il ricorrente ha impugnato la decisione lamentando vizi di motivazione sulla misura della pena inflitta. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di impugnazione erano generici, meramente ripetitivi e del tutto privi di argomentazioni giuridiche idonee a contrastare la corretta motivazione dell'appello. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno respinto il ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese legali e a versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Possesso ingiustificato di chiavi alterate: scatta la condanna
Le forze dell'ordine hanno fermato un individuo con precedenti penali trovandolo con strumenti da scasso noti come chiavi bulgare. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per la contravvenzione di possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli. L'imputato ha presentato ricorso sostenendo l'assenza di prove sulla reale efficienza e funzionalità degli strumenti sequestrati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha confermato la condanna. I giudici supremi hanno chiarito che il reato punisce il pericolo presunto. L'accusa non deve dimostrare il funzionamento concreto degli arnesi, poiché basta la loro astratta idoneità allo scasso.
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Possesso ingiustificato di chiavi alterate: la pena resta ferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli. L'imputato contestava il calcolo dell'aumento di pena per la continuazione con precedenti reati, sostenendo una presunta mancanza di motivazione da parte dei giudici di merito. I giudici supremi hanno ribadito che la determinazione della pena e la stima degli aumenti rientrano nel potere discrezionale del giudice di merito. Poiché la Corte territoriale ha adeguatamente motivato la sanzione basandosi sulla gravità del fatto e sulla personalità del colpevole, la decisione non è censurabile in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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