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Possesso Di Documenti Falsi

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 80 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 82% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 8%
  • Rigettato 9%
  • Inammissibile 82%
  • Altro 1%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 763%
  • Penale Sez. 535%
  • Penale Sez. 13%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 48241/2019in 14 provvedimenti
  • Cass. 25659/2018in 22 provvedimenti
  • Cass. 47613/2019in 8 provvedimenti
  • Cass. 40272/2016in 3 provvedimenti
  • Cass. 18535/2013in 6 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Possesso di documenti falsi: condanna definitiva senza sconti
Due cittadini stranieri subiscono una condanna per il possesso di documenti falsi validi per l'espatrio. I giudici di merito riducono la pena e concedono la sospensione condizionale a uno solo dei due imputati. Entrambi propongono ricorso per Cassazione contestando l'offensività della condotta e invocando la particolare tenuità del fatto. L'altro imputato lamenta inoltre il mancato beneficio della sospensione condizionale. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici rilevano che la falsità non era palese ed è emersa solo dopo accertamenti tecnici degli operanti. Inoltre, la pena minima prevista dalla legge per questa specifica fattispecie supera la soglia di due anni e impedisce il riconoscimento della particolare tenuità. Infine, le precedenti archiviazioni per reati simili giustificano la prognosi negativa per la sospensione della pena. I ricorrenti devono versare le spese di giudizio e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Possesso di documenti falsi: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per il possesso di documenti falsi valido per l'espatrio. Il ricorrente chiedeva il riconoscimento del reato impossibile, la particolare tenuità del fatto e le attenuanti per motivi di particolare valore morale o sociale. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'imputato si è limitato a riproporre le medesime censure già respinte dai giudici di merito, sollecitando un riesame delle prove precluso alla Corte. I magistrati hanno confermato la piena condanna a carico dell'uomo, imponendogli anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Possesso di Documento Falso: Quando non è “Innocuo” per la Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per il **possesso di documento falso** (art. 497-bis c.p.), un documento d'espatrio contraffatto con la sua foto ma intestato a un'altra persona. La falsità era rilevabile solo con luce ultravioletta. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattava di un "falso innocuo" o "grossolano" e lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la falsità non era né innocua né grossolana. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Possesso di documenti falsi con la propria foto: condanna piena
L'Imputata è stata condannata per il possesso di documenti falsi validi per l'espatrio, trovata in possesso di due carte d'identità intestate a terzi ma con la propria fotografia. La donna ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di accedere alla pena meno grave prevista per chi non partecipa alla contraffazione. Nel frattempo, per il coimputato è stata dichiarata l'estinzione del reato a seguito del decesso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputata, stabilendo che la presenza della propria foto sul documento falso dimostra il concorso nella falsificazione e integra la fattispecie più grave. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese e alla cassa delle ammende.
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Possesso di documenti falsi: condanna confermata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per il reato di possesso di documenti falsi validi per l'espatrio. Il ricorrente ha contestato la decisione dei giudici territoriali lamentando una carenza di motivazione sulla propria responsabilità penale e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I Supremi Giudici hanno respinto l'impugnazione dichiarando il ricorso totalmente inammissibile. La Corte ha chiarito che l'imputato si è limitato a riproporre le medesime censure già analizzate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza sollevare effettivi vizi di legittimità. Inoltre, la mancata concessione delle attenuanti risulta legittima se il giudice indica in modo congruo gli elementi decisivi considerati. L'imputato deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Possesso di documenti falsi: foto propria e dati altrui
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un individuo accusato del reato di possesso di documenti falsi. Le forze dell'ordine avevano trovato l'imputato con documenti di identità contraffatti, i quali riportavano la sua fotografia abbinata ai dati anagrafici di terze persone. L'imputato ha presentato ricorso contestando la motivazione della sentenza di secondo grado e lamentando la severità della pena inflitta, oltre alla mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici supremi hanno dichiarato l'impugnazione inammissibile a causa della genericità delle censure sollevate, le quali non hanno dimostrato effettivi vizi logici nella decisione impugnata né introdotto novità argomentative. Di conseguenza, la Corte ha reso definitiva la condanna e ha disposto il pagamento di una sanzione pecuniaria a carico del ricorrente.
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Possesso di documenti falsi: ricorso astratto e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per il reato di possesso di documenti falsi validi per l'espatrio. Il ricorrente aveva impugnato la sentenza di secondo grado lamentando generici vizi di motivazione e una presunta errata valutazione dei fatti. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'impugnazione inammissibile. Il difensore ha formulato censure del tutto astratte, senza spiegare quali prove fossero state travisate dai giudici d'appello e senza collegare le doglianze alle motivazioni della sentenza. L'imputato deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Possesso di documenti falsi: ricorso respinto e sanzione
Un imputato condannato per possesso di documenti falsi ha presentato ricorso per Cassazione contestando la mancata assistenza di un interprete durante la convalida dell'arresto e la severità della pena inflitta. I giudici supremi hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso: la questione dell'interprete riproduceva doglianze già respinte dai giudici di merito, mentre la quantificazione della sanzione risultava logica e conforme alla legge rispetto alla gravità del reato. La Corte ha confermato la condanna, addebitando al ricorrente le spese del processo e una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Possesso di documenti falsi: ricorso inammissibile e condanna
L'imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di possesso di documenti falsi ai sensi dell'articolo 497-bis del codice penale. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la falsificazione del documento fosse del tutto grossolana e contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accertamento sull'idoneità ingannatoria del documento costituisce una valutazione di fatto non riesaminabile in sede di legittimità. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che le attenuanti non spettano automaticamente per la sola assenza di elementi negativi, ma richiedono la presenza di elementi positivi. L'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Possesso di documento falso: foto propria e condanna confermata
L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per reati documentali, essendo stato trovato con una carta d'identità contraffatta riportante i dati di un terzo ma la propria fotografia. La difesa ha contestato la mancanza di prove sulla sua partecipazione alla falsificazione e ha chiesto la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il possesso di documento falso contenente la foto dell'utilizzatore dimostra la sua partecipazione attiva alla contraffazione, avendo fornito l'immagine necessaria. La condanna è stata confermata con sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Possesso di documenti falsi: inammissibile il ricorso dei complici
Il responsabile principale, insieme a diversi complici, ha ottenuto un finanziamento di oltre ventiquattro mila euro presentando un documento d'identità contraffatto. Il documento riportava la foto del promotore della truffa ma i dati personali di un cittadino inconsapevole. L'importo ottenuto è stato accreditato su un conto corrente e poi smistato su varie carte prepagate intestate ai coimputati. I complici hanno prelevato le somme e poi hanno denunciato il falso smarrimento delle carte. La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità penale per i reati rimasti non prescritti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tutti gli imputati. La Suprema Corte ha ribadito che il possesso di documenti falsi e l'incasso del denaro dimostrano la piena complicità di tutti i partecipanti alla frode.
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Possesso di documenti falsi: il cambio nome non evita il carcere
L'Indagato è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere per il possesso di documenti falsi validi per l'espatrio. Il Tribunale del riesame ha confermato il provvedimento restrittivo, giudicando non credibile la versione difensiva secondo cui i dati anagrafici discordanti dipendevano da un cambio di generalità autorizzato all'estero. L'Indagato ha presentato ricorso per cassazione lamentando una motivazione illogica e richiamando la legge straniera che consente la modifica del proprio nome. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, evidenziando come la mera facoltà astratta di cambiare identità non dimostri l'effettivo accoglimento della richiesta da parte dello Stato estero. Senza prove documentali, restano fermi i gravi indizi di colpevolezza legati al possesso di documenti falsi.
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Possesso di documenti falsi: condanna definitiva in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per possesso di documenti falsi validi per l'espatrio. L'imputato lamentava una scorretta ricostruzione dei fatti e l'eccessiva severità della sanzione inflitta nei gradi precedenti. I giudici supremi hanno ribadito che la Cassazione non può riesaminare le prove già valutate nel merito. Inoltre, la quantificazione della pena risulta legittima quando il giudice motiva la scelta indicando i criteri principali di gravità della condotta, senza dover analizzare ogni singolo parametro di legge. L'imputato perde definitivamente il giudizio e deve pagare le spese del procedimento oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Documento falso con propria foto: niente tenuità
Un viaggiatore ha esibito ai controlli aeroportuali di frontiera una carta di identità falsa. Il documento riportava la sua reale fotografia ma generalità anagrafiche totalmente contraffatte. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per la fattispecie aggravata di possesso di documento falso valido per l'espatrio. Il viaggiatore ha quindi proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. La fornitura della propria fotografia costituisce concorso nella fabbricazione del documento contraffatto. Tale qualificazione comporta una pena edittale più severa che esclude per legge l'applicazione della particolare tenuità del fatto. L'imputato deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Possesso di documenti falsi: ricorso inammissibile e stangata
L'Imputato è stato condannato per il reato di possesso di documenti falsi previsto dall'articolo 497-bis del codice penale. Dopo la conferma della condanna da parte della Corte di Appello, l'uomo ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha contestato la responsabilità penale e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità dei motivi. I giudici hanno chiarito che le contestazioni sulla responsabilità richiedevano una inammissibile rivalutazione dei fatti. Inoltre, il diniego delle attenuanti era stato correttamente motivato dal giudice di merito sulla base dei precedenti penali dell'imputato. La Cassazione ha confermato la condanna, imponendo all'Imputato il pagamento delle spese processuali e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Possesso di documento falso: foto propria conferma la responsabilità
L'Imputato è stato condannato per il reato di possesso di documento falso, dopo che le forze dell'ordine hanno trovato un documento di identità alterato recante la sua fotografia. L'Uomo ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di non aver partecipato alla falsificazione materiale del documento e contestando il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'apposizione della propria immagine sul documento prova in modo logico la partecipazione diretta all'alterazione. Inoltre, il diniego del beneficio della sospensione condizionale risulta corretto, poiché basato su una valutazione negativa circa la futura condotta del condannato. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Possesso di documento falso: condanna per il trucco invisibile
L'Imputato è stato condannato a due anni di reclusione per il reato di possesso di documento falso (art. 497-bis c.p.), dopo essere stato trovato con una carta d'identità francese contraffatta. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando il mancato accoglimento del concordato in appello senza motivazione e sostenendo che la falsificazione fosse un falso grossolano, quindi non punibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il rigetto del concordato in appello non richiede una motivazione espressa, essendo sufficiente la prosecuzione del dibattimento. Inoltre, la falsità del documento non era rilevabile a prima vista, ma ha richiesto accertamenti tecnici specialistici (luce ultravioletta e infrarossi), escludendo l'applicazione del reato impossibile. Di conseguenza, la condanna è stata confermata.
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Possesso di documenti falsi: quando l’uso non prova il reato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un cittadino straniero condannato per spaccio di droga, possesso di un documento d'identità falso valido per l'espatrio e contraffazione di una patente di guida estera. La Suprema Corte ha confermato la condanna per lo spaccio e per il possesso di documenti falsi, chiarendo che avere un documento falso con la propria foto implica la partecipazione alla falsificazione, anche se avvenuta all'estero. Tuttavia, i giudici hanno annullato con rinvio la condanna per la contraffazione della patente di guida straniera. La Corte d'appello aveva infatti erroneamente presunto che l'uso della patente in Italia dimostrasse la sua falsificazione sul territorio nazionale, compiendo un'illegittima inversione dell'onere della prova. Il processo per questo specifico reato dovrà essere rifatto.
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Possesso di documenti falsi: la foto incastra il colpevole
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'Imputato per i reati di falsa attestazione a pubblico ufficiale e possesso di documenti falsi. L'uomo era stato sorpreso con un documento d'identità falso valido per l'espatrio, che riportava la sua foto ma dati anagrafici altrui. Inoltre, in più occasioni, aveva fornito generalità diverse alle forze dell'ordine. La difesa sosteneva che il possesso per uso personale configurasse un reato minore e contestava le domande del giudice durante l'interrogatorio. I giudici hanno rigettato il ricorso, stabilendo che la presenza della foto sul documento falso dimostra la partecipazione alla contraffazione, integrando il reato più grave. Inoltre, il divieto di domande suggestive non si applica al giudice. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Possesso di documenti falsi: il modulo rubato costa la condanna
Il caso riguarda un cittadino condannato per il reato di possesso di documenti falsi. L'imputato era stato trovato in possesso di una carta d'identità realizzata utilizzando un modulo originale in bianco precedentemente rubato presso un comune. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna, ritenendo che qualsiasi dato inserito su un modulo rubato fosse necessariamente falso. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la valutazione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché volto a ridiscutere questioni di fatto non deducibili in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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