Definizione
Termine latino che indica i 'pericoli per la libertà', ovvero le esigenze cautelari (pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato) che giustificano l'applicazione di una misura restrittiva della libertà personale prima della condanna definitiva.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 52 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 44% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 10%
- Rigettato 42%
- Inammissibile 44%
- Altro 4%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 252%
- Penale Sez. 627%
- Penale Sez. 120%
Precedenti più richiamati
- Cass. 33280/2021in 3 provvedimenti
- Cass. 10054/2013in 3 provvedimenti
- Corte cost. 191/2020in 3 provvedimenti
- Cass. 23015/2020in 3 provvedimenti
- Cass. 11189/2012in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un imputato condannato in primo grado per truffa aggravata ha richiesto la sostituzione della misura cautelare dal carcere agli arresti domiciliari presso una parente in un comune distante. A supporto dell'istanza ha evidenziato la giovane età, i figli a carico e il risarcimento del danno. I giudici hanno respinto la richiesta a causa della condotta dell'uomo, che aveva già violato precedenti prescrizioni ed era stato trovato con armi e droga durante i domiciliari. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, dichiarando inammissibile il ricorso. La Corte ha stabilito che il mero trasferimento geografico non riduce la pericolosità sociale se la persona mostra una totale incapacità di rispettare i divieti. L'imputato resta in carcere ed è stato condannato alle spese e a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Un uomo condannato in primo grado a quindici anni di reclusione per associazione mafiosa, spaccio ed estorsione ha impugnato l'ordinanza che disponeva la custodia cautelare in carcere. La difesa ha sostenuto che il lungo tempo trascorso dai fatti, lo svolgimento di un lavoro onesto e l'assenza di nuove contestazioni escludessero l'attualità del pericolo di reiterazione. Il Tribunale del Riesame ha rigettato l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per i reati di criminalità organizzata, la sentenza di condanna costituisce fatto nuovo idoneo a giustificare la misura. Inoltre, il decorso del tempo e lo svolgimento di un lavoro lecito non bastano a superare la presunzione di pericolosità, in assenza di un recesso effettivo dal sodalizio o di una concreta collaborazione con la giustizia.
Continua »
L'Indagato, accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ha chiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il Tribunale ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il decorso del tempo tra i reati e la misura cautelare era già stato valutato in precedenza. Senza fatti nuovi, scatta il principio del giudicato cautelare, che blocca ogni nuovo controllo sui medesimi argomenti. Inoltre, il trasferimento a casa della madre nello stesso comune non supera la presunzione di pericolosità sociale. L'indagato resta in carcere ed è condannato a pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
La polizia giudiziaria arresta un cittadino straniero all'aeroporto per eseguire un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità austriache per furti e associazione a delinquere. La Corte di appello convalida l'arresto e dispone la custodia cautelare in carcere per scongiurare il pericolo di fuga. La difesa propone ricorso per cassazione contro la misura cautelare, lamentando la mancata traduzione degli atti dal tedesco e discrepanze sulle accuse. Nel frattempo, però, la Suprema Corte rende definitiva la decisione sulla consegna del ricercato allo Stato estero. Di conseguenza, i giudici di legittimità dichiarano inammissibile il ricorso sulla custodia carceraria per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la fase esecutiva finale prevale su ogni controversia cautelare. Il ricorrente non subisce condanne alle spese processuali per l'esito non imputabile alla sua condotta.
Continua »
L'Indagato, detenuto in carcere, chiedeva la sostituzione della misura cautelare con gli arresti domiciliari muniti di braccialetto elettronico. Il Tribunale del Riesame rigettava la domanda, confermando la pericolosità sociale e il pericolo di reiterazione del reato. L'Indagato proponeva ricorso per Cassazione, lamentando il mancato rilievo della perizia balistica e la possibilità di controllo remoto offerta dal braccialetto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la richiesta di sostituzione non può tradursi in una generica rilettura delle prove di merito già valutate, dovendosi fondare su fatti nuovi e concreti. L'Indagato resta quindi in carcere e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
L'Indagato, accusato di maltrattamenti in famiglia, estorsione e lesioni personali, ha richiesto la revoca o la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico. La difesa ha sostenuto l'incompatibilità carceraria tramite una perizia medica e la buona condotta intramuraria. I giudici di merito hanno respinto l'istanza evidenziando la spiccata pericolosità sociale del soggetto verso l'intera collettività. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando l'Indagato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Un uomo condannato in primo grado per associazione mafiosa ha chiesto gli arresti domiciliari al posto della custodia cautelare in carcere. La difesa ha invocato la tutela della figlia tredicenne affetta da una rara e gravissima patologia, sostenendo la necessità della presenza paterna per le cure quotidiane. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. I giudici hanno chiarito che il divieto di custodia cautelare in carcere per tutelare i figli si applica esclusivamente quando la prole ha un'età inferiore a sei anni. La norma possiede natura eccezionale e non può estendersi a figli con disabilità grave che superano tale limite anagrafico. L'imputato resta dunque detenuto in istituto penitenziario.
Continua »
Un uomo condannato per associazione mafiosa e violazione della legge sulle armi richiede la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari fuori regione. La difesa sostiene che il clan sia ormai dissolto a seguito della collaborazione del capo storico con la giustizia, valorizzando il tempo silente trascorso e la condotta carceraria regolare. Il Tribunale del riesame respinge l'istanza e la Corte di Cassazione conferma la decisione. I giudici evidenziano che la presunzione di pericolosità per l'affiliato mafioso cede solo a fronte della prova certa del recesso o della totale estinzione dell'attività criminale. Nel caso di specie, la comprovata versatilità delinquenziale dell'uomo e i suoi stretti rapporti con un altro clan ancora attivo sul territorio impongono il mantenimento della misura di massimo rigore.
Continua »
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva applicato misure cautelari interdittive a tre indagati per bancarotta fraudolenta e falso in bilancio. Il Tribunale del Riesame aveva ritenuto sufficiente il mero rivestire cariche in altre società per dimostrare il rischio di recidiva. La Cassazione ha invece stabilito che questa motivazione è insufficiente. Non ha considerato l'attualità delle esigenze cautelari, ignorando le difese degli indagati che dimostravano l'inoperatività di alcune società e il pensionamento di uno di loro. La sentenza sottolinea che la semplice presenza di ruoli sociali non basta a giustificare le **Esigenze Cautelari Bancarotta** senza prove concrete di un rischio attuale di reiterazione del reato. Il caso tornerà al Tribunale del Riesame per una nuova valutazione.
Continua »
Un imputato, già latitante e catturato in Spagna, ha contestato la sua misura cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti ed estorsione. Il Tribunale del Riesame aveva confermato la misura, evidenziando il concreto pericolo di fuga e la reiterazione del reato, dati i precedenti penali (tentato omicidio) e la sua indole violenta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la piena legittimità delle misure cautelari applicate, sottolineando la gravità dei fatti contestati e la pericolosità del soggetto. Le argomentazioni difensive, inclusa la presunta disparità di trattamento, non hanno trovato accoglimento.
Continua »
Un indagato, ultrasettantenne e con un grave passato criminale, ha contestato la decisione del GIP di applicare la custodia cautelare in carcere, sostenendo che la sua età avrebbe dovuto portare a una presunzione di minore pericolosità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha confermato che la custodia cautelare ultrasettantenne è legittima se le esigenze cautelari sono di eccezionale rilevanza. La Cassazione ha ritenuto adeguata la motivazione del GIP, che aveva evidenziato il passato criminale dell'indagato e l'inefficacia deterrente delle precedenti detenzioni, giustificando così la misura nonostante l'età avanzata.
Continua »
L'Indagato ha presentato ricorso contro la conferma della custodia cautelare in carcere per una serie di cessioni di sostanze stupefacenti. La difesa contestava i gravi indizi, eccependo periodi di assenza dall'Italia e una presunta confusione con il fratello, oltre a invocare la lieve entità del fatto e l'eccessiva severità della misura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno ritenuto pienamente attendibili i riconoscimenti fotografici degli acquirenti e concreto il pericolo di reiterazione del reato, data la recidiva, lo stato di tossicodipendenza e l'assenza di redditi leciti. Anche nell'ipotesi di cessioni non occasionali di lieve entità, la carcerazione preventiva resta compatibile e necessaria per contenere il rischio di fuga e di recidiva.
Continua »
Un giovane minorenne subisce un'accusa per diffusione di contenuti violenti online e propaganda discriminatoria. Il giudice per le indagini preliminari dispone la custodia in carcere. Successivamente, il tribunale del riesame sostituisce il carcere con il collocamento in una comunità educativa multiculturale con divieto d'uso di dispositivi informatici. I giudici giustificano la misura con lo scopo di rieducare il ragazzo. La difesa impugna la decisione contestando l'assenza di un pericolo attuale e l'uso improprio della misura. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso sulle esigenze cautelari. La Suprema Corte stabilisce che le misure cautelari minorili servono solo a contenere specifici rischi processuali previsti dalla legge e non possono avere scopi punitivi o rieducativi prima di una sentenza di condanna.
Continua »
L'Indagato, un uomo di oltre settanta anni accusato di estorsioni aggravate dal metodo mafioso protrattesi per quasi un decennio, ha proposto ricorso contro la decisione che ne confermava la misura detentiva. La difesa sosteneva la prevalenza del divieto di carcerazione legato all'età anagrafica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la custodia in carcere per ultrasettantenni in presenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. I giudici hanno riscontrato la certezza del pericolo di reiterazione dei reati e di condizionamento dei testimoni. Misure meno afflittive, come gli arresti domiciliari anche con controllo elettronico, non offrono adeguate garanzie per interrompere i contatti con la criminalità organizzata. L'Indagato rimane quindi in carcere ed è stato condannato alle spese processuali.
Continua »
Un giovane indagato per porto abusivo di armi con aggravante mafiosa chiedeva la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il richiedente adduceva una confessione scritta, il dichiarato pentimento, la disponibilità di un domicilio lontano dal luogo di origine e il tempo trascorso in detenzione. I giudici hanno respinto l'istanza. Le intercettazioni ambientali smentivano il reale ravvedimento, evidenziando invece propositi di ritorsione violenta verso i rivali. La Suprema Corte ha confermato la decisione, ribadendo che per i reati aggravati da matrice mafiosa vige la presunzione di adeguatezza della massima misura restrittiva, non superata da dichiarazioni tardive o meramente strumentali.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina contro la custodia in carcere. La difesa sosteneva l'assenza di pericolo di reiterazione del reato a causa del tempo trascorso dai fatti. La Suprema Corte ha invece confermato la validità della doppia presunzione relativa prevista per i reati associativi gravi. Questa regola inverte l'onere della prova: spetta all'indagato dimostrare elementi concreti che superino la presunzione di pericolosità, e il semplice decorso del tempo senza nuove condotte non è sufficiente a escludere le esigenze cautelari. L'indagato perde il ricorso ed è condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
Continua »
Un gruppo di persone ha organizzato una spedizione punitiva in un bar. Uno dei partecipanti portava una pistola ben visibile sulla cintura, usata per minacciare i presenti e per sparare tre colpi in aria all'esterno. Il Partecipe, giunto sul posto con un'auto diversa, ha contestato la custodia in carcere sostenendo di non sapere dell'arma. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. La Corte ha stabilito che si configura il concorso in porto illegale di armi per chi partecipa a un'azione criminosa programmata che prevede l'uso di un'arma, anche se questa è nell'esclusiva disponibilità materiale di un altro complice.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Indagato contro l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa lamentava la mancanza di attualità del pericolo di reiterazione, evidenziando che i fatti risalivano a due anni prima. I giudici hanno chiarito che per i reati associativi gravi opera una presunzione di pericolosità prevista dalla legge, superabile solo da una prova contraria fornita dalla difesa. Poiché L'Indagato non ha offerto elementi idonei a smentire tale presunzione, e considerando la gravità delle condotte e la mancanza di un lavoro stabile, la Suprema Corte ha confermato la misura restrittiva, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Il Tribunale del Riesame confermava la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato per reati di narcotraffico, porto d'armi e associazione mafiosa. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione lamentando la mancata riunione dei procedimenti penali a suo carico e contestando la proporzionalità della misura, evidenziando una disparità di trattamento rispetto ad altri coindagati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i provvedimenti sulla riunione dei processi non sono impugnabili e che opera una doppia presunzione relativa di adeguatezza della custodia in carcere per tali gravi reati. Non essendo stati presentati elementi concreti idonei a superare tale presunzione, la misura estrema è stata confermata, con condanna del ricorrente alle spese e alla sanzione pecuniaria.
Continua »
Il Pubblico Ministero ha impugnato l'annullamento della custodia in carcere disposto dal Tribunale del Riesame nei confronti di un indagato per estorsione e reati in materia di armi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura. I giudici hanno stabilito che, quando si impugna la revoca di misure cautelari personali, l'accusa deve dimostrare non solo la gravità degli indizi, ma anche l'attualità e la concretezza delle esigenze cautelari (il pericolo di fuga, inquinamento delle prove o reiterazione del reato). Poiché la Procura ha totalmente omesso di motivare su questo punto specifico, il ricorso è stato respinto. Di conseguenza, l'indagato rimane libero e l'annullamento della misura restrittiva viene confermato definitivamente.
Continua »