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Pericolosità Sociale

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Provvedimenti

Confisca per pericolosità sociale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un decreto di confisca, confermando la legittimità della misura patrimoniale. La sentenza ribadisce che per la confisca per pericolosità sociale è determinante la condizione del soggetto al momento dell'acquisto dei beni, non la sua pericolosità attuale. La Corte ha sottolineato l'autonomia del procedimento di prevenzione rispetto a quello penale e ha ritenuto la motivazione del provvedimento impugnato completa e non apparente, respingendo le censure del ricorrente.
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Confisca per pericolosità sociale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un decreto di confisca per pericolosità sociale. La sentenza ribadisce che, ai fini delle misure di prevenzione, il giudice può autonomamente valutare fatti emersi in procedimenti penali, anche se conclusi con proscioglimento. La Corte ha ritenuto adeguata la motivazione sulla pericolosità generica e qualificata del soggetto, nonché sulla sproporzione tra il patrimonio accumulato e i redditi leciti, confermando la legittimità della confisca.
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Misure alternative: no se c’è pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di misure alternative alla detenzione per un condannato, sottolineando che la persistente pericolosità sociale e l'assenza di un effettivo percorso rieducativo giustificano la decisione del Tribunale di Sorveglianza. L'appello è stato giudicato inammissibile per genericità dei motivi.
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Permesso premio: negato per pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto, condannato per l'omicidio preterintenzionale della moglie, contro il diniego di un permesso premio. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, desunta dalla mancata avvio di un percorso di revisione critica del proprio crimine, nonostante la regolare condotta carceraria. Per la Corte, la riflessione sul reato commesso è un requisito imprescindibile per valutare il superamento della pericolosità e concedere il beneficio.
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Espulsione straniero: quando è legittima? Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro l'espulsione di uno straniero condannato per spaccio. Nonostante la buona condotta in carcere, la gravità del reato e l'assenza di legami in Italia confermano la sua pericolosità sociale, rendendo legittima la misura dell'espulsione.
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Detenzione domiciliare negata per pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della detenzione domiciliare a un ricorrente, ritenendo il suo ricorso inammissibile. La decisione si basa sulla valutazione della sua persistente pericolosità sociale, desunta da un significativo curriculum criminale, da un comportamento non conforme in carcere e da un contesto familiare problematico, elementi che suggeriscono un alto rischio di recidiva.
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Competenza magistrato sorveglianza e trasferimento
La Cassazione risolve un conflitto di competenza magistrato sorveglianza, stabilendo che la giurisdizione si radica nel luogo di detenzione al momento dell'avvio della procedura. Il successivo trasferimento del detenuto è irrilevante grazie al principio di *perpetuatio iurisdictionis*.
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Pericolosità sociale straniero: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la misura di sicurezza dell'espulsione per un cittadino straniero, valutando la sua attuale pericolosità sociale. Nonostante la buona condotta in carcere, la mancanza di un progetto di reinserimento lavorativo e di una rete familiare è stata ritenuta un indice concreto del rischio di recidiva, giustificando la decisione del Tribunale di Sorveglianza.
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DASPO: ricorso inammissibile se si contesta il fatto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due soggetti destinatari di un provvedimento DASPO. La Corte ribadisce che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per contestare la ricostruzione dei fatti operata dal giudice di merito. Inoltre, l'esclusione della recidiva non inficia la valutazione sulla pericolosità sociale, che resta il fondamento della misura, se adeguatamente motivata.
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Confisca di prevenzione: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati contro un decreto di confisca di prevenzione. La decisione si fonda sul principio che il ricorso in Cassazione per tali misure è limitato alla sola violazione di legge, escludendo una nuova valutazione del merito. La Corte ha ritenuto che i motivi proposti fossero generici e mirassero a una rilettura dei fatti, confermando la legittimità della confisca basata sulla pericolosità sociale e sulla sproporzione patrimoniale.
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Permesso Premio: No senza revisione critica dei reati
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto in espiazione di una pena di 30 anni per reati di estrema gravità. La decisione si fonda sulla mancanza di una sufficiente e approfondita revisione critica del proprio passato criminale. La Corte ha ribadito che, per la concessione del beneficio, la sola condotta regolare in carcere non è sufficiente, essendo necessario un autentico percorso di introspezione e riconoscimento del disvalore dei fatti commessi, in applicazione del principio di gradualità nel reinserimento sociale.
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Confisca di prevenzione: i limiti per il terzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro un provvedimento di sorveglianza speciale e confisca di prevenzione. La sentenza ribadisce i criteri per accertare la pericolosità sociale del proposto e sottolinea che il terzo intestatario di beni non può giustificarne l'acquisto con proventi da evasione fiscale, confermando la legittimità della misura ablativa quando manca la prova di una lecita provenienza del tutto estranea alle attività del proposto.
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Pericolosità sociale: quando si valuta dopo il carcere?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante una misura di sorveglianza speciale, chiarendo un punto cruciale sulla valutazione della pericolosità sociale. La Corte ha stabilito che, per giudicare la persistenza della pericolosità sociale di un soggetto dopo un lungo periodo di detenzione, il giudice può considerare anche episodi avvenuti in carcere più di due anni prima della scarcerazione. Tale valutazione deve essere attuale, ma si basa sull'intera evoluzione della personalità del soggetto, senza preclusioni temporali sugli elementi da considerare.
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Pericolosità sociale: sì alla sorveglianza speciale
Un soggetto, ritenuto socialmente pericoloso per una serie di reati contro il patrimonio, ha impugnato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale, sostenendo la sua inapplicabilità in quanto già detenuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la pericolosità sociale attuale può essere valutata anche considerando la condotta in carcere. La Corte ha inoltre confermato che la misura può essere deliberata durante la detenzione, con l'esecuzione che inizierà solo dopo la scarcerazione.
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Confisca di prevenzione: la sproporzione e la prova
La Corte di Cassazione ha confermato una confisca di prevenzione su beni formalmente intestati all'ex coniuge di una persona ritenuta socialmente pericolosa. La decisione si fonda sulla sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio, e sul collegamento tra le attività illecite della donna e i flussi finanziari dell'ex marito. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili perché miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Pericolosità Sociale: Cassazione sul vincolo mafioso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per la sua passata appartenenza a un clan mafioso. La sentenza ribadisce che, in questi casi, la pericolosità sociale si presume persistente anche dopo una lunga detenzione, a meno che non vi sia una prova positiva e inequivocabile del recesso dal vincolo criminale. La buona condotta carceraria, da sola, non è considerata sufficiente a dimostrare tale distacco.
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Progressione trattamentale: no a benefici senza prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un collaboratore di giustizia contro il diniego della detenzione domiciliare. Nonostante la collaborazione e la buona condotta in carcere, la Corte ha confermato la valutazione di pericolosità sociale basata su gravi comportamenti passati, come la commissione di nuovi reati e l'insofferenza alle regole. La decisione ribadisce l'importanza del principio di progressione trattamentale, secondo cui i benefici penitenziari richiedono un percorso di rieducazione consolidato e non solo un inizio di riflessione critica.
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Pericolosità sociale: quando non basta la buona volontà
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per associazione mafiosa che chiedeva la revoca anticipata della libertà vigilata. Secondo la Corte, una mera dichiarazione di voler prendere in futuro le distanze dal proprio passato criminale non è sufficiente a superare la valutazione di attuale pericolosità sociale, specialmente in presenza di informative di polizia che indicano un inserimento ancora attivo nel contesto malavitoso.
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Affidamento in prova: no se c’è pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna contro il diniego dell'affidamento in prova. La decisione si fonda sulla manifesta pericolosità sociale della ricorrente, dimostrata dalla commissione di nuovi e gravi reati di traffico di droga e armi mentre era in libertà, che prevale su qualsiasi richiesta di misura alternativa.
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Confisca di prevenzione: ok senza condanna penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una coppia contro un decreto di confisca patrimoniale. La sentenza ribadisce che la confisca di prevenzione è legittima se basata sulla pericolosità sociale del soggetto, dimostrabile anche attraverso una significativa e ingiustificata sproporzione tra il patrimonio posseduto e i redditi dichiarati, a prescindere da una condanna penale definitiva per i reati presupposto.
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